BLOG CHIUSO! |
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| "Il cristianesimo ci ha defraudato del raccolto della civiltà antica" F. Nietzsche, L'ANTICRISTO (60). | |
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IN RILIEVO.LA CRIMINALITÀ DELLE PAROLE DI GESÙ CRISTO: CLICCATE QUA!
**************** PLAUSIBILITÀ DEL PAGANESIMO: LEGGETE I COMMENTI AL POST DEL 21 NOVEMBRE 2006. ******************** Visitate la pagina www.federazionepagana.it/boscosacro.html ******************** ECCO PERCHÉ È IMPOSSIBILE DISCUTERE CON UN CRISTIANO: CLICCATE QUA! UN CRISTIANO È INCAPACE DI DISCUTERE!
SE NON PENSO COME I CRISTIANI ALLORA I CRISTIANI DICONO CHE NON VEDO, NON SONO AFFINATO, OBBIETTIVO E DISTACCATO, HO UNA VISIONE MENO AMPIA, SONO DISINFORMATO, IGNORANTE, FANATICO, PROVOCATORE, DIFFAMATORE, DENIGRATORE E SONO INDIETRO CON L'EVOLUZIONE!LEGGETE I COMMENTI AL POST DEL 21 DICEMBRE 2006: CONSTATATE COI VOSTRI OCCHI QUANTO INTOLLERANTE SIA QUESTA CRISTIANA NEI MIEI CONFRONTI!
RADIO PAGANA. Claudio Simeoni conduce la trasmissione Magia, Stregoneria, Paganesimo.Conduttori di "Magia, Stregoneria, Paganesimo": Claudio Simeoni e Francesco Scanagatta.Un'altra cristiana si arrampica sugli specchi pur di difendere Gesù!Questa cristiana mi ha scritto un hermes Domenica 21 Gennaio 2007, questa partecipa alla sfida "Il blog che fa più riflettere" ed anche questa è magiorenne. Questa cristiana fa riferimento al file mp3 che si apre quando entrate nel mio blog. Questa parla di Gesù Cristo che si è fatto uccidere per l'umanità! Ma chi gli ha chiesto qualcosa a questo Gesù Cristo, io no di certo! Questo è un buon modo di farti sentire in debito, un debito che non sarai mai in grado di sdebitarti: davanti ad un dio che sacrifica il proprio unico figlio per te, tu come farai a sdebitarti? Io a questo gioco perverso non ci sto: se questa cristiana vuole sentirsi in debito sono affari suoi ma non può certo pretendere che mi senta in debito pure io.
LEI DICE: Il massacro dei primogeniti d'Egitto... Utilizzato così superficialmente, pare che inneggi al massacro. Dimentico del fatto che Cristo è morto (e non ha macellato proprio nessuno, anzi, l'esattamente il contrario), il dj parla di diritto dei cristiani di macellare gli indifesi. Questo è sconcertante. "Odio, terrore che i cristiani manifestano nei confronti del mondo": questa accusa è talmente ridicola! Cristo porta un messaggio nuovo di perdono e bontà: il Dio dell'antico testamento, vendicativo, che il dj cita tanto veementemente, è rinnovato in un'ottica di divina bontà da quel Cristo che si lascia mettere in croce, pur di no nlimitare la libertà umana. La Pasqua cristiana celebra la morte e resurrezione di Cristo.semplicemente. un saluto ps. se il tuo dj non crede nell'esistenza di Cristo, non capisco perchè si infervori tanto, anzichè esserne indifferente. IO RISPONDO: Non sò a che Gesù Cristo tu ti riferisca, certo non a quello dei vangeli ufficiali, probabilmente a quello delle tue fantasie. > Il massacro dei primogeniti > d'Egitto... > Utilizzato così superficialmente, > pare che inneggi al massacro. Pare? Superficilmente? Lui ha letto nero su bianco cosa c'è scritto nell'antico testamento. Mi sembra superficiale invece tentare di smentire tutto ciò con una frasetta come fai tu. Allora tu dimmi come leggi il fatto che questo dio ammazza gente che non centra niente perché non accetta la politica del Faraone. AMMAZZA TUTTI I PRIMOGENITI ANCHE QUELLI DEI SERVI E DEGLI ANIMALI! E questo non ti disgusta? Visto che "utilizzato" così è superficiale, dimmi come utilizzeresti tu il racconto della decima piaga d'Egitto se non per rivendicare il diritto del dio biblico di massacrare tutti (anche quelli che non centrano) pur di difendere il suo popolo eletto! Fai affermazioni che non giustifichi, se non è questa superficialità. > Dimentico del fatto che Cristo è > morto (e non ha macellato proprio > nessuno, anzi, l'esattamente il > contrario), Questo lo chiami "esattamente il contrario"? Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». > il dj parla di diritto > dei cristiani di macellare gli > indifesi. Questo è sconcertante. Sì, è sconcertante che i cristiani abbiano certe pretese. > "Odio, terrore che i cristiani > manifestano nei confronti del > mondo": > questa accusa è talmente > ridicola! Dimostralo, smettila di affermare senza dimostrare, sii meno superficiale! Io l'ho già dimostrata nel post del 16 Dicembre 2006 la criminalità del messaggio di Gesù Cristo. > Cristo porta un messaggio nuovo di > perdono e bontà: il Dio dell'antico > testamento, vendicativo, che il dj > cita tanto veementemente, è > rinnovato in un'ottica di divina > bontà da quel Cristo che si lascia > mettere in croce, pur di no > nlimitare la libertà umana. Sì? Il tuo concetto di bontà è totalmente diverso dal mio. In Matteo (da 10-34 a 10-37) Gesù Cristo dice: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» > La Pasqua cristiana celebra la > morte e resurrezione di > Cristo.semplicemente. La morte e la resurrezione di Cristo è nata scopiazzando e rubacchiando dalle antiche religioni (come ho già spiegato nel post che ti ho già accennato), il ché lo ritengo offensivo. > un saluto > ps. se il tuo dj non crede > nell'esistenza di Cristo, non > capisco perchè si infervori tanto, > anzichè esserne indifferente. Come puoi essere indifferente quando i cristiani hanno una pesante influenza nella nostra società? Se i cristiani fossero una minoranza e avessero meno potere si potrebbero quasi ignorare. Il problema è che si cerca di imporre Cristo alla società civile, e questo fa sì che c'è gente che soffre tremendamente perché l'eutanasia per i cristiani è un omicidio! Mettono quelli di "movimento per la vita" all'interno degli ospedali per impedire alle ragazze di abortire, ragazze che si trovano già in una difficile situazione e come se questo non bastasse cercano di instillare in loro enormi sensi di colpa. Il guaio è che prima ti dicono di non usare il preservativo (contribuendo alla diffusione dell'aids) e poi non puoi neppure sciegliere di abortire e neanche di prendere la pillola del giorno dopo. E tutto questo perché la sofferenza rende simili a Cristo, più soffri è più ne godrai nell'aldilà. Che schifo! LEI NON RISPONDE. Quando la pianteranno di proteggere una figura così dannosa come quella di Gesù Cristo? Amo1. le belle ragazze, le persone intelligenti, le persone coraggiose, le persone coerenti con la realtà, chi si incazza e si schifa davanti alle ingiustizie
2. paganesimo Paganesimo PAGANESIMO 3. politeismo Politeismo POLITEISMO 4. pagani politeisti Pagani Politeisti PAGANI POLITEISTI 5. LA VITA Non mi piace1. imposizioni, umiliazioni, rassegnazione, la domanda: "CHI CREDI DI ESSERE?", ignoranza e miseria
2. monoteismo Monoteismo MONOTEISMO 3. cristianesimo Cristianesimo CRISTIANESIMO 4. cattolicesimo Cattolicesimo CATTOLICESIMO 5. gesù gesu gesu' cristo Gesù Gesu' Gesu Cristo GESù GESU' GESU GESÙ CRISTO e il dio Dio DIO DELLA BIBBIA Bibbia bibbia IL MIO VECCHIO SITO
L'ANTICRISTO - MALEDIZIONE DEL CRISTIANESIMO (18) di Friedrich NietzscheIl concetto cristiano di Dio – Dio come divinità degli infermi, Dio come ragno, Dio come spirito – è uno dei più corrotti concetti di Dio, che siano mai stati raggiunti sulla terra, esso rappresenta forse, nello sviluppo discendente dei tipi di divinità, addirittura il grado dell’infimo livello. Dio degenerato fino a contraddire la vita, invece di esserne la trasfigurazione e l’eterno sì! In Dio è dichiarata inimicizia alla vita, alla natura, alla volontà di vivere! Dio, la formula di ogni calunnia dell’«al di qua», di ogni menzogna dell’«al di là»! In Dio è divinizzato il nulla, è consacrata la volontà del nulla!...
"Iliade" di Omero, libro primo.Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all'Orco generose travolse alme d'eroi, e di cani e d'augelli orrido pasto lor salme abbandonò (così di Giove l'alto consiglio s'adempìa), da quando primamente disgiunse aspra contesa il re de' prodi Atride e il divo Achille. E qual de' numi inimicolli? Il figlio di Latona e di Giove. Irato al Sire destò quel Dio nel campo un feral morbo, e la gente perìa: colpa d'Atride che fece a Crise sacerdote oltraggio. Degli Achivi era Crise alle veloci prore venuto a riscattar la figlia con molto prezzo. In man le bende avea, e l'aureo scettro dell'arciero Apollo: e agli Achei tutti supplicando, e in prima ai due supremi condottieri Atridi: O Atridi, ei disse, o coturnati Achei, gl'immortali del cielo abitatori concedanvi espugnar la Prïameia cittade, e salvi al patrio suol tornarvi. Deh mi sciogliete la diletta figlia, ricevetene il prezzo, e il saettante figlio di Giove rispettate. - Al prego tutti acclamâr: doversi il sacerdote riverire, e accettar le ricche offerte. Ma la proposta al cor d'Agamennóne non talentando, in guise aspre il superbo accommiatollo, e minaccioso aggiunse: Vecchio, non far che presso a queste navi ned or né poscia più ti colga io mai; ché forse nulla ti varrà lo scettro né l'infula del Dio. Franca non fia costei, se lungi dalla patria, in Argo, nella nostra magion pria non la sfiori vecchiezza, all'opra delle spole intenta, e a parte assunta del regal mio letto. Or va, né m'irritar, se salvo ir brami. Impaurissi il vecchio, ed al comando obbedì. Taciturno incamminossi del risonante mar lungo la riva; e in disparte venuto, al santo Apollo di Latona figliuol, fe' questo prego: Dio dall'arco d'argento, o tu che Crisa proteggi e l'alma Cilla, e sei di Tènedo possente imperador, Smintèo, deh m'odi. Se di serti devoti unqua il leggiadro tuo delubro adornai, se di giovenchi e di caprette io t'arsi i fianchi opimi, questo voto m'adempi; il pianto mio paghino i Greci per le tue saette. Sì disse orando. L'udì Febo, e scese dalle cime d'Olimpo in gran disdegno coll'arco su le spalle, e la faretra tutta chiusa. Mettean le frecce orrendo su gli omeri all'irato un tintinnìo al mutar de' gran passi; ed ei simìle a fosca notte giù venìa. Piantossi delle navi al cospetto: indi uno strale liberò dalla corda, ed un ronzìo terribile mandò l'arco d'argento. Prima i giumenti e i presti veltri assalse, poi le schiere a ferir prese, vibrando le mortifere punte; onde per tutto degli esanimi corpi ardean le pire. Nove giorni volâr pel campo acheo le divine quadrella. A parlamento nel decimo chiamò le turbe Achille; ché gli pose nel cor questo consiglio Giuno la diva dalle bianche braccia, de' moribondi Achei fatta pietosa. Come fur giunti e in un raccolti, in mezzo levossi Achille piè-veloce, e disse: Atride, or sì cred'io volta daremo nuovamente errabondi al patrio lido, se pur morte fuggir ne fia concesso; ché guerra e peste ad un medesmo tempo ne struggono. Ma via; qualche indovino interroghiamo, o sacerdote, o pure interprete di sogni (ché da Giove anche il sogno procede), onde ne dica perché tanta con noi d'Apollo è l'ira: se di preci o di vittime neglette il Dio n'incolpa, e se d'agnelli e scelte capre accettando l'odoroso fumo, il crudel morbo allontanar gli piaccia. Così detto, s'assise. In piedi allora di Testore il figliuol Calcante alzossi, de' veggenti il più saggio, a cui le cose eran conte che fur, sono e saranno; e per quella, che dono era d'Apollo, profetica virtù, de' Greci a Troia avea scorte le navi. Ei dunque in mezzo pien di senno parlò queste parole: Amor di Giove, generoso Achille, vuoi tu che dell'arcier sovrano Apollo ti riveli lo sdegno? Io t'obbedisco. Ma del braccio l'aita e della voce a me tu pria, signor, prometti e giura: perché tal che qui grande ha su gli Argivi tutti possanza, e a cui l'Acheo s'inchina, n'andrà, per mio pensar, molto sdegnoso. Quando il potente col minor s'adira, reprime ei sì del suo rancor la vampa per alcun tempo, ma nel cor la cova, finché prorompa alla vendetta. Or dinne se salvo mi farai. - Parla securo, rispose Achille, e del tuo cor l'arcano, qual ch'ei si sia, di' franco. Per Apollo che pregato da te ti squarcia il velo de' fati, e aperto tu li mostri a noi, per questo Apollo a Giove caro io giuro: nessun, finch'io m'avrò spirto e pupilla, con empia mano innanzi a queste navi oserà vïolar la tua persona, nessuno degli Achei; no, s'anco parli d'Agamennón che sé medesmo or vanta dell'esercito tutto il più possente. Allor fe' core il buon profeta, e disse: né d'obblïati sacrifici il Dio né di voti si duol, ma dell'oltraggio che al sacerdote fe' poc'anzi Atride, che francargli la figlia ed accettarne il riscatto negò. La colpa è questa onde cotante ne diè strette, ed altre l'arcier divino ne darà; né pria ritrarrà dal castigo la man grave, che si rimandi la fatal donzella non redenta né compra al padre amato, e si spedisca un'ecatombe a Crisa. Così forse avverrà che il Dio si plachi. Tacque, e s'assise. Allor l'Atride eroe il re supremo Agamennón levossi corruccioso. Offuscavagli la grande ira il cor gonfio, e come bragia rossi fiammeggiavano gli occhi. E tale ei prima squadrò torvo Calcante, indi proruppe: Profeta di sciagure, unqua un accento non uscì di tua bocca a me gradito. Al maligno tuo cor sempre fu dolce predir disastri, e d'onor vote e nude son l'opre tue del par che le parole. E fra gli Argivi profetando or cianci che delle frecce sue Febo gl'impiaga, sol perch'io ricusai della fanciulla Crisëide il riscatto. Ed io bramava certo tenerla in signoria, tal sendo che a Clitennestra pur, da me condutta vergine sposa, io la prepongo, a cui di persona costei punto non cede, né di care sembianze, né d'ingegno ne' bei lavori di Minerva istrutto. Ma libera sia pur, se questo è il meglio; ché la salvezza io cerco, e non la morte del popol mio. Ma voi mi preparate tosto il compenso, ché de' Greci io solo restarmi senza guiderdon non deggio; ed ingiusto ciò fôra, or che una tanta preda, il vedete, dalle man mi fugge. O d'avarizia al par che di grandezza famoso Atride, gli rispose Achille, qual premio ti daranno, e per che modo i magnanimi Achei? Che molta in serbo vi sia ricchezza non partita, ignoro: delle vinte città tutte divise ne fur le spoglie, né diritto or torna a nuove parti congregarle in una. Ma tu la prigioniera al Dio rimanda, ché più larga n'avrai tre volte e quattro ricompensa da noi, se Giove un giorno l'eccelsa Troia saccheggiar ne dia. E a lui l'Atride: Non tentar, quantunque ne' detti accorto, d'ingannarmi: in questo né gabbo tu mi fai, divino Achille, né persuaso al tuo voler mi rechi. Dunque terrai tu la tua preda, ed io della mia privo rimarrommi? E imponi che costei sia renduta? Il sia. Ma giusti concedanmi gli Achivi altra captiva che questa adegui e al mio desir risponda. Se non daranla, rapirolla io stesso, sia d'Aiace la schiava, o sia d'Ulisse, o ben anco la tua: e quegli indarno fremerà d'ira alle cui tende io vegna. Ma di ciò poscia parlerem. D'esperti rematori fornita or si sospinga nel pelago una nave, e vi s'imbarchi coll'ecatombe la rosata guancia della figlia di Crise, e ne sia duce alcun de' primi, o Aiace, o Idomenèo, o il divo Ulisse, o tu medesmo pure, tremendissimo Achille, onde di tanto sacrificante il grato ministero il Dio ne plachi che da lunge impiaga. Lo guatò bieco Achille, e gli rispose: Anima invereconda, anima avara, chi fia tra i figli degli Achei sì vile che obbedisca al tuo cenno, o trar la spada in agguati convegna o in ria battaglia? Per odio de' Troiani io qua non venni a portar l'armi, io no; ché meco ei sono d'ogni colpa innocenti. Essi né mandre né destrier mi rapiro; essi le biade della feconda popolosa Ftia non saccheggiâr; ché molti gioghi ombrosi ne son frapposti e il pelago sonoro. Ma sol per tuo profitto, o svergognato, e per l'onor di Menelao, pel tuo, pel tuo medesmo, o brutal ceffo, a Troia ti seguitammo alla vendetta. Ed oggi tu ne disprezzi ingrato, e ne calpesti, e a me medesmo di rapir minacci de' miei sudori bellicosi il frutto, l'unico premio che l'Acheo mi diede. Né pari al tuo d'averlo io già mi spero quel dì che i Greci l'opulenta Troia conquisteran; ché mio dell'aspra guerra certo è il carco maggior; ma quando in mezzo si dividon le spoglie, è tua la prima, ed ultima la mia, di cui m'è forza tornar contento alla mia nave, e stanco di battaglia e di sangue. Or dunque a Ftia, a Ftia si rieda; ché d'assai fia meglio al paterno terren volger la prora, che vilipeso adunator qui starmi di ricchezze e d'onori a chi m'offende. Fuggi dunque, riprese Agamennóne, fuggi pur, se t'aggrada. Io non ti prego di rimanerti. Al fianco mio si stanno ben altri eroi, che a mia regal persona onor daranno, e il giusto Giove in prima. Di quanti ei nudre regnatori abborro te più ch'altri; sì, te che le contese sempre agogni e le zuffe e le battaglie. Se fortissimo sei, d'un Dio fu dono la tua fortezza. Or va, sciogli le navi, fa co' tuoi prodi al patrio suol ritorno, ai Mirmìdoni impera; io non ti curo, e l'ire tue derido; anzi m'ascolta. Poiché Apollo Crisëide mi toglie, parta. D'un mio naviglio, e da' miei fidi io la rimando accompagnata, e cedo. Ma nel tuo padiglione ad involarti verrò la figlia di Brisèo, la bella tua prigioniera, io stesso; onde t'avvegga quant'io t'avanzo di possanza, e quindi altri meco uguagliarsi e cozzar tema. Di furore infiammâr l'alma d'Achille queste parole. Due pensier gli fêro terribile tenzon nell'irto petto, se dal fianco tirando il ferro acuto la via s'aprisse tra la calca, e in seno l'immergesse all'Atride; o se domasse l'ira, e chetasse il tempestoso core. Fra lo sdegno ondeggiando e la ragione l'agitato pensier, corse la mano sovra la spada, e dalla gran vagina traendo la venìa; quando veloce dal ciel Minerva accorse, a lui spedita dalla diva Giunon, che d'ambo i duci egual cura ed amor nudrìa nel petto. Gli venne a tergo, e per la bionda chioma prese il fiero Pelìde, a tutti occulta, a lui sol manifesta. Stupefatto si scosse Achille, si rivolse, e tosto riconobbe la Diva a cui dagli occhi uscìan due fiamme di terribil luce, e la chiamò per nome, e in ratti accenti, Figlia, disse, di Giove, a che ne vieni? Forse d'Atride a veder l'onte? Aperto io tel protesto, e avran miei detti effetto: ei col suo superbir cerca la morte, e la morte si avrà. - Frena lo sdegno, la Dea rispose dalle luci azzurre: io qui dal ciel discesi ad acchetarti, se obbedirmi vorrai. Giuno spedimmi, Giuno ch'entrambi vi difende ed ama. Or via, ti calma, né trar brando, e solo di parole contendi. Io tel predìco, e andrà pieno il mio detto: verrà tempo che tre volte maggior, per doni eletti, avrai riparo dell'ingiusta offesa. Tu reprimi la furia, ed obbedisci. E Achille a lei: Seguir m'è forza, o Diva, benché d'ira il cor arda, il tuo consiglio. Questo fia lo miglior. Ai numi è caro chi de' numi al voler piega la fronte. Disse; e rattenne su l'argenteo pomo la poderosa mano, e il grande acciaro nel fodero respinse, alle parole docile di Minerva. Ed ella intanto all'auree sedi dell'Egìoco padre sul cielo risalì fra gli altri Eterni. Achille allora con acerbi detti rinfrescando la lite, assalse Atride: Ebbro! cane agli sguardi e cervo al core! Tu non osi giammai nelle battaglie dar dentro colla turba; o negli agguati perigliarti co' primi infra gli Achei, ché ogni rischio t'è morte. Assai per certo meglio ti torna di ciascun che franco nella grand'oste achea contro ti dica, gli avuti doni in securtà rapire. Ma se questa non fosse, a cui comandi, spregiata gente e vil, tu non saresti del popol tuo divorator tiranno, e l'ultimo de' torti avresti or fatto. Ma ben t'annunzio, ed altamente il giuro per questo scettro (che diviso un giorno dal montano suo tronco unqua né ramo né fronda metterà, né mai virgulto germoglierà, poiché gli tolse il ferro con la scorza le chiome, ed ora in pugno sel portano gli Achei che posti sono del giusto a guardia e delle sante leggi ricevute dal ciel), per questo io giuro, e invïolato sacramento il tieni: stagion verrà che negli Achei si svegli desiderio d'Achille, e tu salvarli misero! non potrai, quando la spada dell'omicida Ettòr farà vermigli di larga strage i campi: e allor di rabbia il cor ti roderai, ché sì villana al più forte de' Greci onta facesti. Disse; e gittò lo scettro a terra, adorno d'aurei chiovi, e s'assise. Ardea l'Atride di novello furor, quando nel mezzo surse de' Pilii l'orator, Nestorre facondo sì, che di sua bocca uscièno più che mel dolci d'eloquenza i rivi. Di parlanti con lui nati e cresciuti nell'alma Pilo ei già trascorse avea due vite, e nella terza allor regnava. Con prudenti parole il santo veglio così loro a dir prese: Eterni Dei! Quanto lutto alla Grecia, e quanta a Prìamo gioia s'appresta ed a' suoi figli e a tutta la dardania città, quando fra loro di voi s'intenda la fatal contesa, di voi che tutti di valor vincete e di senno gli Achei! Deh m'ascoltate, ché minor d'anni di me siete entrambi; ed io pur con eroi son visso un tempo di voi più prodi, e non fui loro a vile: ned altri tali io vidi unqua, né spero di riveder più mai, quale un Drïante moderator di genti, e Piritòo, Cèneo ed Essadio e Polifemo uom divo, e l'Egìde Teseo pari ad un nume. Alme più forti non nudrìa la terra, e forti essendo combattean co' forti, co' montani Centauri, e strage orrenda ne fean. Con questi, a lor preghiera, io spesso partendomi da Pilo e dal lontano Apio confine, a conversar venìa, e secondo mie forze anch'io pugnava. Ma di quanti mortali or crea la terra niun potrìa pareggiarli. E nondimeno da quei prestanti orecchio il mio consiglio ed il mio detto obbedïenza ottenne. E voi pur anco m'obbedite adunque, ché l'obbedirmi or giova. Inclito Atride, deh non voler, sebben sì grande, a questi tor la fanciulla; ma ch'ei s'abbia in pace da' Greci il dato guiderdon consenti: né tu cozzar con inimico petto contra il rege, o Pelìde. Un re supremo, cui d'alta maestà Giove circonda, uguaglianza d'onore unqua non soffre. Se generato d'una diva madre tu lui vinci di forza, ei vince, o figlio, te di poter, perché a più genti impera. Deh pon giù l'ira, Atride, e placherassi pure Achille al mio prego, ei che de' Greci in sì ria guerra è principal sostegno. Tu rettissimo parli, o saggio antico, pronto riprese il regnatore Atride; ma costui tutti soverchiar presume, tutti a schiavi tener, dar legge a tutti, tutti gravar del suo comando. Ed io potrei patirlo? Io no. Se il fêro i numi un invitto guerrier, forse pur anco di tanto insolentir gli diero il dritto? Tagliò quel dire Achille, e gli rispose: Un pauroso, un vil certo sarei se d'ogni cenno tuo ligio foss'io. Altrui comanda, a me non già; ch'io teco sciolto di tutta obbedienza or sono. Questo solo vo' dirti, e tu nel mezzo lo rinserra del cor. Per la fanciulla un dì donata, ingiustamente or tolta, né con te né con altri il brando mio combatterà. Ma di quant'altre spoglie nella nave mi serbo, né pur una, s'io la niego, t'avrai. Vien, se nol credi, vieni alla prova; e il sangue tuo scorrente dalla mia lancia farà saggio altrui. Con questa di parole aspra tenzone levârsi, e sciolto fu l'acheo consesso. Con Patroclo il Pelìde e co' suoi prodi riede a sue navi nelle tende; e Atride varar fa tosto a venti remi eletti una celere prora colla sacra ecatombe. Di Crise egli medesmo vi guida e posa l'avvenente figlia; duce v'ascende il saggio Ulisse, e tutti già montati correan l'umide vie. Ciò fatto, indisse al campo Agamennóne una sacra lavanda: e ognun devoto purificarsi, e via gittar nell'onde le sozzure, e del mar lungo la riva offrir di capri e di torelli intere ecatombi ad Apollo. Al ciel salìa volubile col fumo il pingue odore. Seguìan nel campo questi riti. E fermo nel suo dispetto e nella dianzi fatta ria minaccia ad Achille, intanto Atride Euribate e Taltibio a sé chiamando, fidi araldi e sergenti, Ite, lor disse, del Pelìde alla tenda, e m'adducete la bella figlia di Brisèo. Se il niega, io ne verrò con molta mano, io stesso, a gliela tôrre: e ciò gli fia più duro. Disse; e il cenno aggravando in via li pose. Del mar lunghesso l'infecondo lido givan quelli a mal cuore, e pervenuti de' Mirmidóni alla campal marina trovâr l'eroe seduto appo le navi davanti al padiglion: né del vederli certo Achille fu lieto. Ambo al cospetto regal fermârsi trepidanti e chini, né far motto fur osi né dimando. Ma tutto ei vide in suo pensiero, e disse: Messaggeri di Giove e delle genti, salvete, araldi, e v'appressate. In voi niuna è colpa con meco. Il solo Atride, ei solo è reo, che voi per la fanciulla Brisëide qui manda. Or va, fuor mena, generoso Patròclo, la donzella, e in man di questi guidator l'affida. Ma voi medesmi innanzi ai santi numi ed innanzi ai mortali e al re crudele siatemi testimon, quando il dì splenda che a scampar gli altri di rovina il mio braccio abbisogni. Perocché delira in suo danno costui, ned il presente vede, né il poi, né il come a sua difesa salvi alle navi pugneran gli Achei. Disse; e Patròclo del diletto amico al comando obbedì. Fuor della tenda Brisëide menò, guancia gentile, ed agli araldi condottier la cesse. Mentre ei fanno alle navi achee ritorno, e ritrosa con lor partìa la donna, proruppe Achille in un subito pianto, e da' suoi scompagnato in su la riva del grigio mar s'assise, e il mar guardando le man stese, e dolente alla diletta madre pregando, Oh madre! è questo, disse, questo è l'onor che darmi il gran Tonante a conforto dovea del viver breve a cui mi partoristi? Ecco, ei mi lascia spregiato in tutto: il re superbo Atride Agamennón mi disonora; il meglio de' miei premi rapisce, e sel possiede. Sì piangendo dicea. La veneranda genitrice l'udì, che ne' profondi gorghi del mare si sedea dappresso al vecchio padre; udillo, e tosto emerse, come nebbia, dall'onda: accanto al figlio, che lagrime spargea, dolce s'assise, e colla mano accarezzollo, e disse: Figlio, a che piangi? e qual t'opprime affanno? Di', non celarlo in cor, meco il dividi. Madre, tu il sai, rispose alto gemendo il piè-veloce eroe. Ridir che giova tutto il già conto? Nella sacra sede d'Eezïon ne gimmo; la cittade ponemmo a sacco, e tutta a questo campo fu condotta la preda. In giuste parti la diviser gli Achivi, e la leggiadra Crisëide fu scelta al primo Atride. Crise d'Apollo sacerdote allora con l'infula del nume e l'aureo scettro venne alle navi a riscattar la figlia. Molti doni offerì, molte agli Achivi porse preghiere, ed agli Atridi in prima. Invan; ché preghi e doni e sacerdote e degli Achei l'assenso ebbe in dispregio Agamennón, che minaccioso e duro quel misero cacciò dal suo cospetto. Partì sdegnato il veglio; e Apollo, a cui diletto capo egli era, il suo lamento esaudì dall'Olimpo, e contra i Greci pestiferi vibrò dardi mortali. Perìa la gente a torme, e d'ogni parte sibilanti del Dio pel campo tutto volavano gli strali. Alfine un saggio indovin ne fe' chiaro in assemblea l'oracolo d'Apollo. Io tosto il primo esortai di placar l'ire divine. Sdegnossene l'Atride, e in piè levato una minaccia mi fe' tal che pieno compimento sortì. Gli Achivi a Crisa sovr'agil nave già la schiava adducono non senza doni a Febo; e dalla tenda a me pur dianzi tolsero gli araldi, e menâr seco di Brisèo la figlia, la fanciulla da' Greci a me donata. Ma tu che il puoi, tu al figlio tuo soccorri, vanne all'Olimpo, e porgi preghi a Giove, s'unqua Giove per te fu nel bisogno o d'opera aitato o di parole. Nel patrio tetto, io ben lo mi ricordo, spesso t'intesi glorïarti, e dire che sola fra gli Dei da ria sciagura Giove campasti adunator di nembi, il giorno che tentâr Giuno e Nettunno e Pallade Minerva in un con gli altri congiurati del ciel porlo in catene; ma tu nell'uopo sopraggiunta, o Dea, l'involasti al periglio, all'alto Olimpo prestamente chiamando il gran Centìmano, che dagli Dei nomato è Brïarèo, da' mortali Egeóne, e di fortezza lo stesso genitor vincea d'assai. Fiero di tanto onore alto ei s'assise di Giove al fianco, e n'ebber tema i numi, che poser di legarlo ogni pensiero. Or tu questo rammentagli, e al suo lato siedi, e gli abbraccia le ginocchia, e il prega di dar soccorso ai Teucri, e far che tutte fino alle navi le falangi achee sien spinte e rotte e trucidate. Ognuno lo si goda così questo tiranno; senta egli stesso il gran regnante Atride qual commise follìa quando superbo fe' de' Greci al più forte un tanto oltraggio. E lagrimando a lui Teti rispose: Ahi figlio mio! se con sì reo destino ti partorii, perché allevarti, ahi lassa! Oh potessi ozioso a questa riva senza pianto restarti e senza offese, ingannando la Parca che t'incalza, ed omai t'ha raggiunto! Ora i tuoi giorni brevi sono ad un tempo ed infelici, ché iniqua stella il dì ch'io ti produssi i talami paterni illuminava. E nondimen d'Olimpo alle nevose vette n'andrò, ragionerò con Giove del fulmine signore, e al tuo desire piegarlo tenterò. Tu statti intanto alle navi; e nell'ozio del tuo brando senta l'Achivo de' tuoi sdegni il peso. Perocché ieri in grembo all'Oceàno fra gl'innocenti Etïopi discese Giove a convito, e il seguîr tutti i numi. Dopo la luce dodicesma al cielo tornerà. Recherommi allor di Giove agli eterni palagi; al suo ginocchio mi gitterò, supplicherò, né vana d'espugnarne il voler speranza io porto. Partì, ciò detto; e lui quivi di bile macerato lasciò per la fanciulla suo mal grado rapita. Intanto a Crisa colla sacra ecatombe Ulisse approda. Nel seno entrati del profondo porto, le vele ammaïnâr, le collocaro dentro il bruno naviglio, e prestamente dechinâr colle gomone l'antenna, e l'adagiâr nella corsìa. Co' remi il naviglio accostâr quindi alla riva; e l'ancore gittate, e della poppa annodati i ritegni, ecco sul lido tutta smontar la gente, ecco schierarsi l'ecatombe d'Apollo, e dalla nave dell'onde vïatrice ultima uscire Crisëide. All'altar l'accompagnava l'accorto Ulisse, ed alla man del caro genitor la ponea con questi accenti: Crise, il re sommo Agamennón mi manda a ti render la figlia, e offrir solenne un'ecatombe a Febo, onde gli sdegni placar del nume che gli Achei percosse d'acerbissima piaga. - In questo dire l'amata figlia in man gli cesse; e il vecchio la si raccolse giubilando al petto. Tosto dintorno al ben costrutto altare in ordinanza statuîr la bella ecatombe del Dio; lavâr le palme, presero il sacro farro, e Crise alzando colla voce la man, fe' questo prego: Dio che godi trattar l'arco d'argento, tu che Crisa proteggi e la divina Cilla, signor di Tènedo possente, m'odi: se dianzi a mia preghiera il campo acheo gravasti di gran danno, e onore mi desti, or fammi di quest'altro voto contento appieno. La terribil lue, che i Dànai strugge, allontanar ti piaccia. Sì disse orando, ed esaudillo il nume. Quindi fin posto alle preghiere, e sparso il salso farro, alzar fêr suso in prima alle vittime il collo, e le sgozzaro. tratto il cuoio, fasciâr le incise cosce di doppio omento, e le coprîr di crudi brani. Il buon vecchio su l'accese schegge le abbrustolava, e di purpureo vino spruzzando le venìa. Scelti garzoni al suo fianco tenean gli spiedi in pugno di cinque punte armati: e come fûro rosolate le coste, e fatto il saggio delle viscere sacre, il resto in pezzi negli schidoni infissero, con molto avvedimento l'arrostiro, e poscia tolser tutto alle fiamme. Al fin dell'opra, poste le mense, a banchettar si diero, e del cibo egualmente ripartito sbramârsi tutti. Del cibarsi estinto e del bere il desìo, d'almo lïeo coronando il cratere, a tutti in giro ne porsero i donzelli, e fe' ciascuno, libagion colle tazze. E così tutto cantando il dì la gioventude argiva, e un allegro peàna alto intonando, laudi a Febo dicean, che nell'udirle sentìasi tocco di dolcezza il core. Fugato il sole dalla notte, ei diersi presso i poppesi della nave al sonno. Poi come il cielo colle rosee dita la bella figlia del mattino aperse, conversero la prora al campo argivo, e mandò loro in poppa il vento Apollo. Rizzâr l'antenna, e delle bianche vele il seno dispiegâr. L'aura seconda le gonfiava per mezzo, e strepitoso, nel passar della nave, il flutto azzurro mormorava dintorno alla carena. Giunti agli argivi accampamenti, in secco trasser la nave su la colma arena, e lunghe vi spiegâr travi di sotto acconciamente. Per le tende poi si dispersero tutti e pe' navili. Appo i suoi legni intanto il generoso Pelìde Achille nel segreto petto di sdegno si pascea, né al parlamento, scuola illustre d'eroi, né alle battaglie più comparìa; ma il cor struggea di doglia lungi dall'armi, e sol dell'armi il suono e delle pugne il grido egli sospira. Rifulse alfin la dodicesma aurora, e tutti di conserva al ciel gli Eterni fean ritorno, ed avanti iva il re Giove. Memore allor del figlio e del suo prego, Teti emerse dal mare, e mattutina in cielo al sommo dell'Olimpo alzossi. Sul più sublime de' suoi molti gioghi in disparte trovò seduto e solo l'onniveggente Giove. Innanzi a lui la Dea s'assise, colla manca strinse le divine ginocchia, e colla destra molcendo il mento, e supplicando disse: Giove padre, se d'opre e di parole giovevole fra' numi unqua ti fui, un mio voto adempisci. Il figlio mio, cui volge il fato la più corta vita, deh, m'onora il mio figlio a torto offeso dal re supremo Agamennón, che a forza gli rapì la sua donna, e la si tiene. Onoralo, ti prego, olimpio Giove, sapientissimo Iddio; fa che vittrici sien le spade troiane, infin che tutto e doppio ancora dagli Achei pentiti al mio figlio si renda il tolto onore. Disse; e nessuna le facea risposta il procelloso Iddio; ma lunga pezza muto stette, e sedea. Teti il ginocchio teneagli stretto tuttavolta, e i preghi iterando venìa: Deh, parla alfine; dimmi aperto se nieghi, o se concedi; nulla hai tu che temer; fa ch'io mi sappia se fra le Dee son io la più spregiata. Profondamente allora sospirando l'adunator de' nembi le rispose: Opra chiedi odiosa che nemico farammi a Giuno, e degli ontosi suoi motti bersaglio. Ardita ella mai sempre pur dinanzi agli Dei vien meco a lite, e de' Troiani aiutator m'accusa. Ma tu sgombra di qua, ché non ti vegga la sospettosa. Mio pensier fia poscia che il desir tuo si cómpia, e a tuo conforto abbine il cenno del mio capo in pegno. Questo fra' numi è il massimo mio giuro, né revocarsi, né fallir, né vana esser può cosa che il mio capo accenna. Disse; e il gran figlio di Saturno i neri sopraccigli inchinò. Su l'immortale capo del sire le divine chiome ondeggiaro, e tremonne il vasto Olimpo. Così fermo l'affar si dipartiro. Teti dal ciel spiccò nel mare un salto; Giove alla reggia s'avviò. Rizzârsi tutti ad un tempo da' lor troni i numi verso il gran padre, né veruno ardissi aspettarne il venir fermo al suo seggio, ma mosser tutti ad incontrarlo. Ei grave si compose sul trono. E già sapea Giuno il fatto del Dio; ch'ella veduto in segreti consigli avea con esso la figlia di Nerèo, Teti la diva dal bianco piede. Con parole acerbe così dunque l'assalse: E qual de' numi tenne or teco consulta, o ingannatore? Sempre t'è caro da me scevro ordire tenebrosi disegni, né ti piacque mai farmi manifesto un tuo pensiero. E degli uomini il padre e degli Dei le rispose: Giunon, tutto che penso non sperar di saperlo. Ardua ten fôra l'intelligenza, benché moglie a Giove. Ben qualunque dir cosa si convegna, nullo, prima di te, mortale o Dio la si saprà. Ma quel che lungi io voglio dai Celesti ordinar nel mio segreto, non dimandarlo né scrutarlo, e cessa. Acerbissimo Giove, e che dicesti? Riprese allor la maestosa il guardo veneranda Giunon: gran tempo è pure che da te nulla cerco e nulla chieggo, e tu tranquillo adempi ogni tuo senno. Or grave un dubbio mi molesta il core, che Teti, del marin vecchio la figlia, non ti seduca; ch'io la vidi, io stessa, sul mattino arrivar, sederti accanto, abbracciarti i ginocchi; e certo a lei di molti Achivi tu giurasti il danno appo le navi, per onor d'Achille. E a rincontro il signor delle tempeste: Sempre sospetti, né celarmi io posso, spirto maligno, agli occhi tuoi. Ma indarno la tua cura uscirà, ch'anzi più sempre tu mi costringi a disamarti, e questo a peggio ti verrà. S'al ver t'apponi, che al ver t'apponga ho caro. Or siedi, e taci, e m'obbedisci; ché giovarti invano potrìan quanti in Olimpo a tua difesa accorresser Celesti, allor che poste le invitte mani nelle chiome io t'abbia. Disse; e chinò la veneranda Giuno i suoi grand'occhi paurosa e muta, e in cor premendo il suo livor s'assise. Di Giove in tutta la magion le fronti si contristâr de' numi, e in mezzo a loro gratificando alla diletta madre Vulcan l'inclito fabbro a dir sì prese: Una malvagia intolleranda cosa questa al certo sarà, se voi cotanto, de' mortali a cagion, piato movete, e suscitate fra gli Dei tumulto. De' banchetti la gioia ecco sbandita, se la vince il peggior. Madre, t'esorto, benché saggia per te; vinci di Giove, vinci del padre coll'ossequio l'ira, onde a lite non torni, e del convito ne conturbi il piacer; ch'egli ne puote, del fulmine signore e dell'Olimpo, dai nostri seggi rovesciar, se il voglia; perocché sua possanza a tutte è sopra. Or tu con care parolette il molci, e tosto il placherai. - Surse, ciò detto, ed all'amata genitrice un tondo gemino nappo fra le mani ei pose, bisbigliando all'orecchio: O madre mia, benché mesta a ragion, sopporta in pace, onde te con quest'occhi io qui non vegga, te, che cara mi sei, forte battuta; ché allor nessuna con dolor mio sommo darti aìta io potrei. Duro egli è troppo cozzar con Giove. Altra fiata, il sai, volli in tuo scampo venturarmi. Il crudo afferrommi d'un piede, e mi scagliò dalle soglie celesti. Un giorno intero rovinai per l'immenso, e rifinito in Lenno caddi col cader del sole, dalli Sinzii raccolto a me pietosi. Disse; e la Diva dalle bianche braccia rise, e in quel riso dalla man del figlio prese il nappo. Ed ei poscia agli altri Eterni, incominciando a destra, e dal cratere il nèttare attignendo, a tutti in giro lo mescea. Suscitossi infra' Beati immenso riso nel veder Vulcano per la sala aggirarsi affaccendato in quell'opra. Così, fino al tramonto, tutto il dì convitossi, ed egualmente del banchetto ogni Dio partecipava. Né l'aurata mancò lira d'Apollo, né il dolce delle Muse alterno canto. Ratto, poi che del Sol la luminosa lampa si spense, a' suoi riposi ognuno ne' palagi n'andò, che fabbricati a ciascheduno avea con ammirando artifizio Vulcan l'inclito zoppo. E a' suoi talami anch'esso, ove qual volta soave l'assalìa forza di sonno, corcar solea le membra, il fulminante Olimpio s'avvïò. Quivi salito addormentossi il nume, ed al suo fianco giacque l'alma Giunon che d'oro ha il trono. "Iliade" di Omero, inizio del libro secondo.Tutti ancora dormìan per l'alta notte
i guerrieri e gli Dei; ma il dolce sonno già le pupille abbandonato avea di Giove che pensoso in suo segreto divisando venìa come d'Achille, con molta strage delle vite argive, illustrar la vendetta. Alla divina mente alfin parve lo miglior consiglio invïar all'Atride Agamennóne il malefico Sogno. A sé lo chiama, e con presto parlar, Scendi, gli dice, scendi, Sogno fallace, alle veloci prore de' Greci, e nella tenda entrato d'Agamennón, quant'io t'impongo, esponi esatto ambasciator. Digli che tutte in armi ei ponga degli Achei le squadre, che dell'iliaco muro oggi è decreta su nel ciel la caduta; che discordi degli eterni d'Olimpo abitatori più non sono le menti; che di Giuno cessero tutti al supplicar; che in somma l'estremo giorno de' Troiani è giunto. Disse; ed il Sogno, il divin cenno udito, avvïossi e calossi in un baleno su l'argoliche navi. Entra d'Atride nel queto padiglione, e immerso il trova nella dolcezza di nettareo sonno. Di Nestore Nelìde il volto assume, di Nestore, cui sovra ogni altro duce Agamennóne riveriva, e in queste forme sul capo del gran re sospesa, così la diva visïon gli disse: Tu dormi, o figlio del guerriero Atrèo? Tutta dormir la notte ad uom sconviensi di supremo consiglio, a cui son tante genti commesse e tante cure. Attento dunque m'ascolta. A te vengh'io celeste nunzio di Giove, che lontano ancora su te veglia pietoso. Egli precetto ti fa di porre tutti quanti in arme prontamente gli Achei. Tempo è venuto che l'ampia Troia in tua man cada: i numi scesero tutti, intercedente Giuno, in un solo volere, e alla troiana gente sovrasta l'infortunio estremo preparato da Giove. Or tu ben figgi questo avviso nell'alma, e fa che seco non lo si porti, col partirsi, il sonno. Sparve ciò detto; e delle udite cose, di che contrario uscir dovea l'effetto, pensoso lo lasciò. Prender di Troia quel dì stesso le mura egli sperossi, né di Giove sapea, stolto! i disegni, né qual aspro pugnar, né quanta il Dio di lagrime cagione e di sospiri ai Troiani e agli Achivi apparecchiava. Si riscuote dal sonno, e la divina voce dintorno gli susurra ancora. Sorge, e del letto su la sponda assiso una molle s'avvolge alla persona tunica intatta, immacolata; gittasi il regal manto indosso; il piè costringe ne' bei calzari; il brando aspro e lucente d'argentee borchie all'omero sospende, l'invïolato avito scettro impugna, ed alle navi degli Achei cammina. Già sul balzo d'Olimpo alta ascendea di Titon la consorte, annunziatrice dell'alma luce a Giove e agli altri Eterni; quando con chiara voce i banditori per comando d'Atride a parlamento convocaro gli Achei, che frettolosi accorsero e frequenti. Ma raccolse de' magnanimi duci Agamennóne prima il senato alla nestorea nave, e raccolti che fûro, in questi accenti il suo prudente consultar propose: M'udite, amici. Nella queta notte una divina visïon m'apparve, che te, Nestore padre, alla statura, agli atti, al volto somigliava in tutto. Sul mio capo librossi, e così disse: Figlio d'Atrèo, tu dormi? A sommo duce cui di tanti guerrieri e tante cure commesso è il pondo, non s'addice il sonno. M'odi adunque: mandato a te son io da Giove che dal ciel di te pensiero prende e pietate. Ei tutte ti comanda armar le truppe de' chiomati Achei, ché di Troia il conquisto oggi è maturo; poiché di Giuno il supplicar compose la discordia de' numi, e grave ai Teucri danno sovrasta per voler di Giove. Tu di Giove il comando in cor riponi. Sparve, ciò detto, e quel mio dolce sonno m'abbandonò. La guisa or noi di porre gli Achivi in arme esaminiam. Ma pria giovi con finto favellar tentarne, fin dove lice, i sentimenti. Io dunque comanderò che su le navi ognuno si disponga alla fuga, e sparsi ad arte voi l'impedite con opposti accenti. Così detto s'assise. In piè rizzossi dell'arenosa Pilo il regnatore Nestore, e saggio ragionando disse: O amici, o degli Achei principi e duci, s'altro qualunque Argivo un cotal sogno detto n'avesse, un menzogner l'avremmo, e spregeremmo: ma lo vide il sommo capo del campo. A risvegliar si corra dunque l'acheo valore. - E sì dicendo usciva il vecchio dal consiglio, e tutti surti in piè lo seguìan gli altri scettrati del re supremo ossequiosi. Intanto il popolo accorrea. Quale dai fori di cava pietra numeroso sbuca lo sciame delle pecchie, e succedendo sempre alle prime le seconde, volano sui fior di aprile a gara, e vi fan grappolo altre di qua affollate, altre di là; così fuor delle navi e delle tende correan per l'ampio lido a parlamento affollate le turbe, e le spronava l'ignea Fama, di Giove ambasciatrice. Si congregaro alfin. Tumultuoso brulicava il consesso, ed al sedersi di tante genti il suol gemea di sotto. Ben nove araldi d'acchetar fean prova quell'immenso frastuono, alto gridando: Date fine ai clamori, udite i regi, udite, Achivi, del gran Dio gli alunni. Sostârsi alfine: ne' suoi seggi ognuno si compose, e cessò l'alto fragore. Allor rizzossi Agamennón stringendo lo scettro, esimia di Vulcan fatica. Diè pria Vulcano quello scettro a Giove, e Giove all'uccisor d'Argo Mercurio; questi a Pelope auriga, esso ad Atrèo; Atrèo morendo al possessor di pingui greggi Tieste, e da Tieste alfine nella destra passò d'Agamennóne, che poi sovr'Argo lo distese, e sopra isole molte. A questo il grande Atride appoggiato, sì disse: Amici eroi, Dànai, di Marte bellicosi figli, in una dura e perigliosa impresa Giove m'avvolse, Iddio crudel, che prima mi promise e giurò delle superbe iliache mura la conquista, e in Argo glorioso il ritorno. Or mi delude indegnamente, e dopo tante in guerra vite perdute, di tornar m'impone inonorato alle paterne rive. Del prepotente Iddio questo è il talento, di lui che nell'immensa sua possanza già di molte città l'eccelse rocche distrusse, e molte struggeranne ancora. Ma qual onta per noi appo i futuri che contra minor oste un tale e tanto esercito di forti una sì lunga guerra guerreggi; e non la cómpia ancora? Certo se tutti convocati insieme salda pace a giurar Teucri ed Achivi, e di questi e di quei levato il conto, ad ogni dieci Achivi un Teucro solo mescer dovesse di lïeo la spuma, molte decurie si vedrìan chiedenti con labbro asciutto il mescitor: cotanto maggior de' Teucri cittadini estimo il numero de' nostri. Ma li molti da diverse città raccolti e scesi in lor sussidio bellicosi amici duro intoppo mi fanno, e a mio dispetto mi vietano espugnar d'Ilio le mura. Già del gran Giove il nono anno si volge da che giungemmo, e già marciti i fianchi son delle navi, e logore le sarte; e le nostre consorti e i cari figli desïando ne stanno e richiamando nelle vedove case. E noi l'impresa che a queste sponde ne condusse, ancora consumar non sapemmo. Al vento adunque, diamo al vento le vele, io vel consiglio, alla dolce fuggiam terra natìa di concorde voler, ché disperata delle mura troiane è la conquista. Mosse quel dire delle turbe i petti, e fremea l'adunanza, a quella guisa che dell'icario mare i vasti flutti si confondono allor che Noto ed Euro della nube di Giove il fianco aprendo a sollevar li vanno impetuosi. E come quando di Favonio il soffio denso campo di biade urta, e passando il capo inchina delle bionde spiche; tal si commosse il parlamento, e tutti alle navi correan precipitosi con fremito guerrier. Sotto i lor piedi s'alza la polve, e al ciel si volve oscura. I navigli allestir, lanciarli in mare, espurgarne le fosse, ed i puntelli sottrarre alle carene era di tutti la faccenda e la gara. Arde ogni petto del sacro amore delle patrie mura, e tutto di clamori il cielo eccheggia. E degli Achei quel dì sarìa seguìto, contro il voler de' fati, il dipartire, se con questo parlar non si volgea Giuno a Minerva: O dell'Egìoco Padre invincibile figlia, così dunque, il mar coprendo di fuggenti vele, al patrio lido rediran gli Achivi? Ed a Priamo l'onore, ai Teucri il vanto lasceran tutto dell'argiva Elèna dopo tante per lei, lungi dal caro nido natìo, qui spente anime greche? Deh scendi al campo acheo, scendi, ed adopra lusinghiero parlar, molci i soldati, frena la fuga, né patir che un solo de' remiganti pini in mar sia tratto. Obbediente la cerulea Diva dalle cime d'Olimpo dispiccossi velocissima, e tosto fu sul lido. Ivi Ulisse trovò, senno di Giove, occupato non già del suo naviglio, ma del dolor che il preme, e immoto in piedi. Gli si fece davanti la divina Glaucopide dicendo: O di Laerte generoso figliuol, prudente Ulisse, così dunque n'andrete? E al patrio suolo navigherete, e lascerete a Priamo di vostra fuga il vanto, ed ai Troiani d'Argo la donna, e invendicato il sangue di tanti, che per lei qui lo versaro, bellicosi compagni? A che ti stai? T'appresenta agli Achei, rompi gl'indugi, dolci adopra parole e li trattieni, né consentir che antenna in mar si spinga. Così disse la Dea. Ne riconobbe l'eroe la voce, e via gittato il manto, che dopo lui raccolse il banditore Eurìbate itacense, a correr diessi; e incontrato l'Atride Agamennóne, ratto ne prende il regal scettro, e vola con questo in pugno tra le navi achee; e quanti ei trova o duci o re, li ferma con parlar lusinghiero; e, Che fai, dice, valoroso campione? A te de' vili disconvien la paura. Or via, ti resta, pregoti, e gli altri fa restar. La mente ben palese non t'è d'Agamennóne; egli tenta gli Achei, pronto a punirli. Non tutti han chiaro ciò che dianzi in chiuso consesso ei disse. Deh badiam, che irato non ne percuota d'improvvisa offesa. Di re supremo acerba è l'ira, e Giove, che al trono l'educò, l'onora ed ama. S'uom poi vedea del vulgo, e lo cogliea vociferante, collo scettro il dosso batteagli; e, Taci, gli garrìa severo, taci tu tristo, e i più prestanti ascolta tu codardo, tu imbelle, e nei consigli nullo e nell'armi. La vogliam noi forse far qui tutti da re? Pazzo fu sempre de' molti il regno. Un sol comandi, e quegli cui scettro e leggi affida il Dio, quei solo ne sia di tutti correttor supremo. Così l'impero adoperando Ulisse frena le turbe, e queste a parlamento dalle navi di nuovo e dalle tende con fragore accorrean, pari a marina onda che mugge e sferza il lido, ed alto ne rimbomba l'Egeo. Queto s'asside ciascheduno al suo posto: il sol Tersite di gracchiar non si resta, e fa tumulto parlator petulante. Avea costui di scurrili indigeste dicerìe pieno il cerèbro, e fuor di tempo, e senza o ritegno o pudor le vomitava contro i re tutti; e quanto a destar riso infra gli Achivi gli venìa sul labbro, tanto il protervo beffator dicea. Non venne a Troia di costui più brutto ceffo; era guercio e zoppo, e di contratta gran gobba al petto; aguzzo il capo, e sparso di raro pelo. Capital nemico del Pelìde e d'Ulisse, ei li solea morder rabbioso: e schiamazzando allora colla stridula voce lacerava anche il duce supremo Agamennóne, sì che tutti di sdegno e di corruccio fremean; ma il tristo ognor più forti alzava le rampogne e gridava: E di che dunque ti lagni, Atride? che ti manca? Hai pieni di bronzo i padiglioni e di donzelle, delle vinte città spoglie prescelte e da noi date a te primiero. O forse pur d'auro hai fame, e qualche Teucro aspetti che d'Ilio uscito lo ti rechi al piede, prezzo del figlio da me preso in guerra, da me medesmo, o da qualch'altro Acheo? O cerchi schiava giovinetta a cui mescolarti in amore alla spartita? Eh via, che a sommo imperador non lice scandalo farsi de' minori. Oh vili, oh infami, oh Achive, non Achei! Facciamo vela una volta; e qui costui si lasci qui lui solo a smaltir la sua ricchezza, onde a prova conosca se l'aita gli è buona o no delle nostr'armi. E dianzi nol vedemmo pur noi questo superbo ad Achille, a un guerrier che sì l'avanza di fortezza, for onta? E dell'offeso non si tien egli la rapita schiava? Ma se d'Achille il cor di generosa bile avvampasse, e un indolente vile non si fosse egli pur, questo sarìa stato l'estremo de' tuoi torti, Atride. Così contra il supremo Agamennóne impazzava Tersite. Gli fu sopra repente il figlio di Laerte, e torvo guatandolo gridò: Fine alle tue faconde ingiurie, ciarlator Tersite. E tu sendo il peggior di quanti a Troia con gli Atridi passâr, tu audace e solo non dar di cozzo ai re, né rimenarli su quella lingua con villane aringhe, né del ritorno t'impacciar, ché il fine di queste cose al nostro sguardo è oscuro, né sappiam se felice o sventurato questo ritorno riuscir ne debba. Ma di tue contumelie al sommo Atride so ben io lo perché: donato il vedi di molti doni dagli achivi eroi, per ciò ti sbracci a maledirlo. Or io cosa dirotti che vedrai compiuta. Se com'oggi insanir più ti ritrovo, caschimi il capo dalle spalle, e detto di Telemaco il padre io più non sia, mai più, se non t'afferro, e delle vesti tutto nudo, da questo almo consesso non ti caccio malconcio e piangoloso. Sì dicendo, le terga gli percuote con lo scettro e le spalle. Si contorce e lagrima dirotto il manigoldo dell'aureo scettro al tempestar, che tutta gli fa la schiena rubiconda; ond'egli di dolor macerato e di paura s'assise, e obbliquo riguardando intorno col dosso della man si terse il pianto. Rallegrò quella vista i mesti Achivi, e surse in mezzo alla tristezza il riso; e fu chi vòlto al suo vicin dicea: Molte in vero d'Ulisse opre vedemmo eccellenti e di guerra e di consiglio, ma questa volta fra gli Achei, per dio! fe' la più bella delle belle imprese, frenando l'abbaiar di questo cane dileggiator. Che sì, che all'arrogante passò la frega di dar morso ai regi! Mentre questo dicean, levossi in piedi e collo scettro di parlar fe' cenno l'espugnatore di cittadi Ulisse. In sembianza d'araldo accanto a lui la fiera Diva dalle luci azzurre silenzio a tutti impose, onde gli estremi del par che i primi udirne le parole potessero, ed in cor pesarne il senno. Allora il saggio diè principio: Atride, questi Achivi di te vonno far oggi il più infamato de' mortali. Han posto le promesse in obblìo fatte al partirsi d'Argo alla volta d'Ilïon, giurando di non tornarsi che Ilïon caduto. Guardali: a guisa di fanciulli, a guisa di vedovelle sospirar li senti, e a vicenda plorar per lo desìo di riveder le patrie mura. E in vero tal qui si pate traversìa, che scusa il desiderio de' paterni tetti. Se a navigante da vernal procella impedito e sbattuto in mar che freme, pur di un mese è crudel la lontananza dalla consorte, che pensar di noi che già vedemmo del nono anno il giro su questo lido? Compatir m'è forza dunque agli Achivi, se a mal cor qui stanno. Ma dopo tanta dimoranza è turpe vôti di gloria ritornar. Deh voi, deh ancor per poco tollerate, amici, tanto indugiate almen, che si conosca se vero o falso profetò Calcante. In cuor riposte ne teniam noi tutti le divine parole, e voi ne foste testimoni, voi sì quanti la Parca non aveste crudel. Parmi ancor ieri quando le navi achee di lutto a Troia apportatrici in Aulide raccolte, noi ci stavamo in cerchio ad una fonte sagrificando sui devoti altari vittime elette ai Sempiterni, all'ombra d'un platano al cui piè nascea di pure linfe il zampillo. Un gran prodigio apparve subitamente. Un drago di sanguigne macchie spruzzato le cerulee terga, orribile a vedersi, e dallo stesso re d'Olimpo spedito, ecco repente sbucar dall'imo altare, e tortuoso al platano avvinghiarsi. Avean lor nido in cima a quello i nati tenerelli di passera feconda, latitanti sotto le foglie: otto eran elli, e nona la madre. Colassù l'angue salito gl'implumi divorò, miseramente pigolanti. Plorava i dolci figli la madre intanto, e svolazzava intorno pietosamente; finché ratto il serpe vibrandosi afferrò la meschinella all'estremo dell'ala, e lei che l'aure empiea di stridi, nella strozza ascose. Divorata co' figli anco la madre, del vorator fe' il Dio che lo mandava nuovo prodigio; e lo converse in sasso. Stupidi e muti ne lasciò del fatto la meraviglia, e a noi, che dell'orrendo portento fra gli altari intervenuto incerti ci stavamo e paventosi, Calcante profetò: Chiomati Achivi, perché muti così? Giove ne manda nel veduto prodigio un tardo segno di tardo evento, ma d'eterno onore. Nove augelli ingoiò l'angue divino, nov'anni a Troia ingoierà la guerra, e la città nel decimo cadrà. Così disse il profeta, ed ecco omai tutto adempirsi il vaticinio. Or dunque perseverate, generosi Achei, restatevi di Troia al giorno estremo. Levossi a questo dire un alto grido, a cui le navi con orribil eco rispondean, grido lodator del saggio parlamento d'Ulisse. Ed incalzando quei detti il vecchio cavalier Nestorre, Oh vergogna, dicea; sul vostro labbro parole intesi di fanciulli a cui nulla cal della guerra. Ove n'andranno i giuramenti, le promesse e i tanti consigli de' più saggi e i tanti affanni, le libagioni degli Dei, la fede delle congiunte destre? Dissipati n'andran col fumo dell'altare? Achei, noi contendiamo di parole indarno, e in vane induge il tempo si consuma, che dar si debbe a salutar riparo. Tien fermo, Atride, il tuo coraggio, e fermo su gli Achei nelle pugne alza lo scettro: ed in proposte, che d'effetto vote cadran mai sempre, marcir lascia i pochi che in disparte consultano se in Argo redir si debba, pria che falsa o vera si conosca di Giove la promessa. Io ti fo certo che il saturnio figlio, il giorno che di Troia alla ruïna sciolser gli Achivi le veloci antenne, non dubbio cenno di favor ne fece balenando a diritta. Alcun non sia dunque che parli del tornarsi in Argo, se prima in braccio di troiana sposa non vendica d'Elèna il ratto e i pianti. Se taluno pur v'ha che voglia a forza di qua partirsi, di toccar si provi il suo naviglio, e troverà primiero la meritata morte. Tu frattanto pria ti consiglia con te stesso, o sire, indi cogli altri, né sprezzar l'avviso ch'io ti porgo. Dividi i tuoi guerrieri per curie e per tribù, sì che a vicenda si porga aita una tribù con l'altra, l'una con l'altra curia. A questa guisa, obbedendo agli Achei, ti fia palese de' capitani a un tempo e de' soldati qual siasi il prode e quale il vil; ché ognuno con emula virtù pel suo fratello combatterà. Conoscerai pur anco se nume avverso, o codardìa de' tuoi, o poca d'armi maestrìa ti tolga delle dardanie mura la conquista. Saggio vegliardo, gli rispose Atride, in tutti della guerra i parlamenti nanzi a tutti tu vai. Piacesse a Giove, a Minerva piacesse e al santo Apollo, ch'altri dieci io m'avessi infra gli Achei a te pari in consiglio; ed atterrata cadrìa ben tosto la città troiana. Ma me l'Egìoco Giove in alti affanni sommerse, e incauto mi sospinse in vane gare e contese. Di parole avemmo gran lite Achille ed io d'una fanciulla, ed io fui primo all'ira. Ma se fia che in amistà si torni, un sol momento non tarderà di Troia il danno estremo. Or via, di cibo a ristorar le forze itene tutti per la pugna. Ognuno l'asta raffili, ognun lo scudo assetti, di copioso alimento ognun governi i corridor veloci, e diligente visiti il cocchio, e mediti il conflitto; onde questo sia giorno di battaglia tutto e di sangue, e senza posa alcuna, finché la notte non estingua l'ire de' combattenti. Di guerrier sudore bagnerassi la soga dello scudo sui caldi petti, verrà manco il pugno sovra il calce dell'asta, e destrier molli trarranno il cocchio con infranta lena. Qualunque io poscia scorgerò che lungi dalla pugna si resti appo le navi neghittoso, non fia chi salvo il mandi dalla fame de' cani e degli augelli. Così disse, e al finir di sue parole mandâr gli Achivi un altissimo grido somigliante al muggir d'onda spezzata all'alto lido ove il soffiar la caccia di furioso Noto incontro ai fianchi di prominente scoglio, flagellato da tutti i venti e da perpetue spume. Si levâr frettolosi, si dispersero per le navi, destâr per tutto il lido globi di fumo, ed imbandîr le mense. Chi a questo dio sacrifica, chi a quello, al suo ciascun si raccomanda, e il prega di camparlo da morte nella pugna. Ma il re de' prodi Agamennóne un pingue toro quinquenne al più possente nume sagrifica, e convita i più prestanti: Nestore primamente e Idomenèo, quindi entrambi gli Aiaci, e di Tidèo l'inclito figlio, e sesto il divo Ulisse. Spontaneo venne Menelao, cui noto era il travaglio del fratello. E questi fêr di sé stessi una corona intorno alla vittima, e preso il salso farro nel mezzo Agamennóne orando disse: Glorioso de' nembi adunatore Massimo Giove abitator dell'etra, pria che il sole tramonti e l'aria imbruni, fa che fumanti al suol di Priamo io getti gli alti palagi, e d'ostil fiamma avvampi le regie porte; fa che la mia lancia squarci l'usbergo dell'ettòreo petto, e che dintorno a lui molti suoi fidi boccon distesi mordano la polve. Disse; ed il nume l'olocausto accolse, ma non il voto, e a lui più lutto ancora preparando venìa. Finito il prego e sparso il farro, ed incurvato all'ara della vittima il collo, la scannaro, la discuoiaro, ne squartâr le cosce, le rivestîr di doppio zirbo, e sopra poservi i crudi brani. Indi la fiamma d'aride schegge alimentando, a quella cocean gli entragni nello spiedo infissi. Adusti i fianchi, e fatto delle sacre viscere il saggio, lo restante in pezzi negli schidon confissero, ed acconcia- -mente arrostito ne levaro il tutto. Finita l'opra, apparecchiâr le mense, e a suo talento vivandò ciascuno. Di cibo sazi e di bevanda, prese a così dire il cavalier Nestorre: Re delle genti glorioso Atride Agamennón, si tolga ogni dimora all'impresa che in pugno il Dio ne pone. Degli araldi la voce alla rassegna chiami sul lido i loricati Achei, e noi scorriamo le raccolte squadre, e di Marte destiam l'ira e il desìo. Assentì pronto il sire, ed al suo cenno l'acuto grido degli araldi diede della pugna agli Achivi il fiero invito. Corsero quelli frettolosi; e i regi di Giove alunni, che seguìan l'Atride, li ponean ratti in ordinanza. Errava Minerva in mezzo, e le splendea sul petto incorrotta, immortal la prezïosa Egida da cui cento eran sospese frange conteste di finissim'oro, e valea cento tauri ogni gherone. In quest'arme la Diva folgorando concitava gli Achivi, ed accendea l'ardir ne' petti, e li facea gagliardi a pugnar fieramente e senza posa. Allor la guerra si fe' dolce al core più che il volger le vele al patrio nido. Siccome quando la vorace vampa sulla montagna una gran selva incende, sorge splendor che lungi si propaga; così al marciar delle falangi achive mandan l'armi un chiaror che tutto intorno di tremuli baleni il cielo infiamma. E qual d'oche o di gru volanti eserciti ovver di cigni che snodati il tenue collo van d'Asio ne' bei verdi a pascere lungo il Caïstro, e vagolando esultano su le larghe ale, e nel calar s'incalzano con tale un rombo che ne suona il prato; così le genti achee da navi e tende si diffondono in frotte alla pianura del divino Scamandro, e il suol rimbomba sotto il piè de' guerrieri e de' cavalli terribilmente. Nelle verdi lande del fiume s'arrestâr gremìti e spessi come le foglie e i fior di primavera. Conti lo sciame dell'impronte mosche che ronzano in april nella capanna, quando di latte sgorgano le secchie, chi contar degli Achei desìa le torme anelanti de' Teucri alla rovina. Ma quale è de' caprai la maestrìa nel divider le greggie, allor che il pasco le confonde e le mesce, a questa guisa in ordinate squadre i capitani schieravano gli Achivi alla battaglia. Agamennón qual tauro era nel mezzo, che nobile e sovrana alza la fronte sovra tutto l'armento e lo conduce: e tal fra tanti eroi Giove gl'infonde e garbo e maestà, che Marte al cinto, Nettunno al petto, e il Folgorante istesso negli sguardi somiglia e nella testa. Muse dell'alto Olimpo abitatrici, or voi ne dite (ché voi tutte, o Dive, riguardate le cose e le sapete: a noi nessuna è conta, e ne susurra di fuggitiva fama un'aura appena), dite voi degli Achivi i condottieri. Della turba infinita io né parole farò né nome, ché bastanti a questo non dieci lingue mi sarìan né dieci bocche, né voce pur di ferreo petto. Di tutta l'oste ad Ilio navigata divisar la memoria altri non puote che l'alme figlie dell'Egìoco Giove. Sol dunque i duci, e sol le navi io canto. Erano de' Beozi i capitani Arcesilao, Leìto e Penelèo e Protenore e Clonio, e traean seco d'Iria i coloni e d'Aulide petrosa, con quei di Scheno e Scolo, e quei dell'erta Eteono e di Tespia, e quei che manda la spazïosa Micalesso e Grea; e quei che d'Arma la contrada edùca, ed Ilesio ed Erìtre ed Eleone e Peteone ed Ila ed Ocalèa. Seguono i prodi della ben costrutta Medeone e di Cope, e gli abitanti d'Eutresi e Tisbe di colombe altrice. Di Coronèa vien dopo e dell'erbosa Alïarto e di Glissa e di Platèa e d'Ipotebe dalle salde mura una gran torma: ed altri abbandonaro le sacrate a Nettunno inclite selve d'Onchesto, e d'Arne i pampinosi colli; altri il pian di Midèa; altri di Nisa gli almi boschetti, e gli ultimi confini d'Antèdone. Di questi eran cinquanta le navi, e ognuna cento prodi e venti, fior di beozia gioventù, portava. Dell'Orcomèno Minïèo gli eletti, misti a quei d'Aspledóne, hanno a lor duci Ascalafo e Ialmeno, ambo di Marte egregia prole. Ne' secreti alberghi d'Attore Azìde partorilli Astioche vereconda fanciulla, alle superne stanze salita, e al forte iddio commista in amplesso furtivo. Eran di questi trenta le navi che schierârsi al lido. Regge la squadra de' Focensi il cenno di Schedio e d'Epistròfo, incliti figli del generoso Naubolìde Ifìto. Invìa questi guerrier la discoscesa balza di Pito, e Ciparisso e Crissa, gentil paese, e Daulide e Panope. D'Anemoria e di Jampoli van seco gli abitatori, e quei che del Cefiso beon l'onde sacre, e quei che di Lilèa domano i gioghi alle cefisie fonti. Son quaranta le prore al mar fidate da questi prodi, e tutte in ordinanza de' Beozî disposte al manco lato. Di Locride guidava i valorosi Aiace d'Oïlèo, veloce al corso. Di tutta la persona egli è minore del Telamonio, né minor di poco; ma picciolo quantunque e non coperto che di lino torace, ei tutti avanza e Greci e Achivi nel vibrar dell'asta. Di Cino, di Callïaro e d'Opunte lo seguono i deletti, e quei di Bessa, e quei che i colti dell'amena Augèe e di Scarfe lasciâr, misti di Tarfa ai duri agresti, e quei di Tronio a cui il Boagrio torrente i campi allaga. Venti e venti il seguìan preste carene della locrese gioventù venuta di là dai fini della sacra Eubèa. Ma gl'incoli d'Eubèa gli arditi Abanti, Eretrïensi, Calcidensi, e quelli dell'aprica vitifera Istïea, e di Cerinto e in una i marinari, e i montanari dell'alpestre Dio, e quei di Stira e di Caristo han duce il bellicoso Elefenòr, figliuolo di Calcodonte, e sir de' prodi Abanti. Snellissimi di piè portan costoro fiocchi di chiome su la nuca, egregi combattitori, a maraviglia sperti nell'abbassar la lancia, e sul nemico petto smagliati fracassar gli usberghi. E quaranta di questi eran le vele. Della splendida Atene ecco gli eroi, popolo del magnanimo Erettèo cui l'alma terra partorì. Nudrillo ed in Atene il collocò Minerva alla sant'ombra de' suoi pingui altari, ove l'attica gente a statuito giro di soli con agnelli e tauri placa la Diva. Guidator di questi era il Petìde Menestèo. Non vede pari il mondo a costui nella scïenza di squadronar cavalli e fanti. Il solo Nestor l'eguaglia, perché d'anni il vince. Cinquanta navi ha seco. Unîrsi a queste sei altre e sei di Salamina uscite, al Telamonio Aiace obbedienti. Seguìa l'eletta de' guerrier, cui d'Argo mandava la pianura e la superba d'ardue mura Tirinto e le di cupo golfo custodi Ermïone ed Asìne. Con essi di Trezene e della lieta di pampini Epidauro e d'Eïone venìa la squadra; e dopo questa un fiero di giovani drappello che d'Egina lasciò gli scogli e di Masete. A questi tre sono i duci, il marzio Dïomede, Stènelo dell'altero Capanèo diletta prole, e il somigliante a nume Eurïalo figliuol di Mecistèo Talaionide. Ma del corpo tutto condottiero supremo è Dïomede. E sono ottanta di costor le antenne. Ma ben cento son quelle a cui comanda il regnatore Agamennóne Atride. Sua seguace è la gente che gl'invìa la regale Micene e l'opulenta Corinto, e quella della ben costrutta Cleone e quella che d'Ornee discende, e dall'amena Aretirèa. Né scarsa fu de' suoi Sicïon, seggio primiero d'Adrasto. Anco Iperesia, anco l'eccelsa Gonoessa e Pellene ed Egio e tutte le marittime prode, e tutta intorno d'Elice la campagna impoverîrsi d'abitatori. E questa truppa è fiore di gagliardi, e la più di quante allora schierârsi in campo. D'arme rilucenti iva il duce vestito, ed esultava in suo segreto del vedersi il primo fra tanti eroi; e veramente egli era il maggior di que' regi, e conducea il maggior nerbo delle forze achive. Il concavo di balze incoronato lacedemonio suol Sparta e Brisèe, e Fari e Messa di colombe altrice, e Augìe la lieta e l'amiclèa contrada, Etila ed Elo al mar giacente e Laa, queste tutte spedîr sovra sessanta prore i lor figli; e Menelao li guida aïtante guerrier. Disgiunta ei tiene dalla fraterna la sua schiera, e forte del suo proprio valor la sprona all'armi, di vendicar su i Teucri impazïente l'onta e i sospir della rapita Elèna. Di novanta navigli capitano veniva il veglio cavalier Nestorre. Di Pilo ei guida e dell'aprica Arene gli abitanti e di Trio, guado d'Alfèo, e della ben fondata Epi, con quelli a cui Ciparissente e Anfigenìa sono stanza, e Ptelèo ed Elo e Dorio, Dorio famosa per l'acerbo scontro che col tracio Tamiri ebber le Muse il giorno che d'Ecalia e dagli alberghi dell'ecaliese Eurìto ei fea ritorno. Millantava costui che vinte avrìa al paragon del canto anco le Muse, le Muse figlie dell'Egìoco Giove. Adirate le dive al burbanzoso tolser la luce e il dolce canto e l'arte delle corde dilette animatrice. Seguìa l'arcade schiera dalle falde del Cillene discesa e dai contorni del tumulo d'Epìto, esperta gente nel ferir da vicino. Uscìa con essa di campestri garzoni una caterva, che del Fenèo li paschi e il pecoroso Orcomeno lasciâr. V'eran di Ripe e di Strazia i coloni e di Tegèa, e quei d'Enispe tempestosa, e quelli cui dell'amena Mantinèa nutrisce l'opima gleba e la stinfalia valle e la parrasia selva. Avean costoro spiegate al vento di cinquanta e dieci navi le vele, che a varcar le negre onde lor diè lo stesso rege Atride Agamennóne; perocché di studi marinareschi all'Arcade non cale. D'intrepidi nell'arme e sperti petti iva carca ciascuna, e la reggea d'Ancèo figliuolo il rege Agapenorre. La squadra che consegue, e si divide quadripartita, ha quattro duci, e ognuno a dieci navi accenna. Le montaro molti Epèi valorosi, e gli abitanti di Buprasio e del sacro elèo paese, e di tutto il terren che tra il confine di Mirsino ed Irmino si racchiude, e tra l'Olenia rupe e l'erto Alìsio. Di Cteato figliuol l'illustre Anfimaco guida il primo squadron, Talpio il secondo egregio seme dell'Eurìto Attòride; Dïore il terzo, generosa prole d'Amarincèo. Del quarto è correttore il simigliante a nume Polisseno, germe dell'Augeïade Agastene. Ai forti di Dulichio e delle sacre Echinadi isolette, che rimpetto alle contrade elèe rompon l'opposto pelago, a questi è condottier Megete, di sembiante guerrier pari a Gradivo. Il generò Filèo diletto a Giove, buon cavalier che dai paterni un giorno odii sospinto alla dulichia terra migrò fuggendo, e v'ebbe impero. Il figlio quaranta prore ad Ilïon guidava. Dei prodi Cefaleni, abitatori d'Itaca alpestre e di Nerito ombroso, di Crocilèa, di Samo e di Zacinto e dell'aspra Egelìpe e dell'opposto continente, di tutti è duce Ulisse vero senno di Giove; e lo seguièno dodici navi di vermiglio pinte. Ne spinge in mar quaranta il capitano degli Etoli Toante, a cui fu padre Andrèmone; e traea seco le torme di Pleurone, d'Oleno e di Pilene, quelle dell'aspra Calidone e quelle di Calcide. E raccolta era in Toante degli Etòli la somma signorìa da che la Parca i figli ebbe percosso del magnanimo Enèo, posto col biondo Meleagro infelice ei pur sotterra. Il gran mastro di lancia Idomenèo guida i Cretesi che di Gnosso usciro, di Litto, di Mileto e della forte Gortina e dalla candida Licasto e di Festo e di Rizio, inclite tutte popolose contrade, ed altri molti dell'alma Creta abitator, di Creta che di cento città porta ghirlanda. Di questi tutti Idomenèo divide col marzio Merïon la glorïosa capitananza; e ottanta navi han seco. Nove da Rodi ne varâr gli alteri Rodïani per l'isola partiti in triplice tribù: Lindo, Jaliso, e il biancheggiante di terren Camiro. L'Eraclide Tlepòlemo è lor duce, grande e robusto battaglier che al forte Ercole un giorno Astïochèa produsse, cui d'Efira e dal fiume Selleente seco addusse l'eroe, poiché distrutto v'ebbe molte cittadi e molta insieme gioventù generosa. Entro i paterni fidi alberghi Tlepòlemo cresciuto di subitaneo colpo a morte mise Licinnio, al padre avuncolo diletto, e canuto guerrier. Ratto costrusse alquante navi l'uccisore, e accolti molti compagni, si fuggì per l'onde, l'ira vitando e il minacciar degli altri figli e nipoti dell'erculeo seme. Dopo error molti e stenti i fuggitivi toccâr di Rodi il lido, e qui divisi tutti in tre parti posero la stanza: e il gran re de' mortali e degli Dei li dilesse, e su lor piovve la piena d'infinita mirabile ricchezza. Nirèo tre navi conducea da Sima, Nirèo d'Aglaia figlio e di Caropo, Nirèo di quanti navigaro a Troia il più vago, il più bel, dopo il Pelìde beltà perfetta. Ma un imbelle egli era; e turba lo seguìa di pochi oscuri. Quei che tenean Nisiro e Caso e Cràpato e Coo seggio d'Euripilo, e le prode dell'isole Calidne, il cenno regge d'Antifo e di Fidippo, ambo figliuoli di Tessalo Eraclìde. E trenta navi aravano a costor l'onda marina. Ditene adesso, o Dive, i valorosi d'Alo e d'Alope e del pelasgic'Argo e di Trachine; né di Ftia né d'Ellade, di bellissime donne educatrice, gli eroi tacete, Mirmidon chiamati, ed Elleni ed Achei. Sopra cinquanta prore a costoro è capitano Achille. Ma di guerra in que' cor tace il pensiero, ch'ei più non hanno chi a pugnar li guidi. Il divino Pelìde appo le navi neghittoso si giace, e della tolta Briseide l'ira si smaltisce in petto, bella di belle chiome alma fanciulla che in Lirnesso ei s'avea con molto affanno conquistata per mezzo alla ruïna di Lirnesso e di Tebe, a morte spinti del bellicoso Eveno ambo i figliuoli Epistrofo e Minete. Per costei languìa nell'ozio il mesto eroe; ma il giorno del suo destarsi all'armi era vicino. Quei che Filàce e la fiorita Pìrraso, terra a Cerere sacra, e la feconda di molto gregge Itóne, e quei che manda la marittima Antrone e di Ptelèo l'erboso suol, reggea, mentre che visse, il marzïal Protesilao. Ma lui la negra terra allor chiudea nel seno, e la moglie in Filàce derelitta le belle gote lacerava, e tutta vedova del suo re piangea la casa. Primo ei balzossi dalle navi, e primo trafitto cadde dal dardanio ferro: ma senza duce non restò sua schiera, ché Podarce or la guida, esimio figlio del Filacide Ificlo, che di pingui lanose torme avea molta ricchezza. Del magnanimo ucciso era Podarce minor germano; ma perché quel grande non pur d'anni il vincea, ma di prodezza, l'egregio estinto duce era pur sempre di sua schiera il desìo. Di questa squadra son quaranta le navi in ordinanza. Gli abitator di Fere, appo il bebèo stagno, e quelli di Bebe e di Glafira e dell'alta Jaolco avean salpato con undici navigli. Eumelo è duce, germe caro d'Admeto, e la divina in fra le donne Alcesti il partorìo, delle figlie di Pelia la più bella. Di Metone, Taumacia e Melibèa e dell'aspra Olizone era venuto con sette prore un fier drappello, e carca di cinquanta gagliardi era ciascuna, sperti di remo e d'arco e di battaglia. Famoso arciero li reggea da prima Filottete; ma questi egro d'acuti spasmi ora giace nella sacra Lenno, ove da tetra di pestifer angue piaga offeso gli Achei l'abbandonaro. Ma dell'afflitto eroe gl'ingrati Argivi ricorderansi, e in breve. Intanto il fido suo stuol si strugge del desìo di lui, ma non va senza duce. Lo governa Medon cui spurio figlio ad Oïlèo eversor di città Rena produsse. Que' poi che Tricca e la scoscesa Itome ed Ecalia tenean seggio d'Eurito, han capitani d'Esculapio i figli, della paterna medic'arte entrambi sperti assai, Podalirio e Macaone. Fan trenta navi di costor la schiera. Ormenio, Asterio e l'iperèe fontane, e del Titano le candenti cime i lor prodi mandâr sotto il comando del chiaro figlio d'Evemone Eurìpilo da quaranta carene accompagnato. D'Argissa e di Girton, d'Orte e d'Elona e della bianca Oloossona i figli procedono suggetti al fermo e forte Polipete, figliuol di Piritòo, del sempiterno Giove inclito seme; e generollo a Piritòo l'illustre Ippodamìa quel dì che dei bimembri irti Centauri ei fe' l'alta vendetta, e li cacciò dal Pelio, e agli Eticesi li confinò. Né solo è Polipete, ma seco è Leontèo, marzio germoglio del Cenìde magnanimo Corone. e questa è squadra di quaranta antenne. Venti da Cifo e due Gunèo ne guida d'Enïeni onerose e di Perebi, franchi soldati, e di color che intorno alla fredda Dodona avean la stanza, e di quelli che solcano gli ameni campi cui l'onda titaresia irriga, rivo gentil che nel Penèo devolve le sue bell'acque, né però le mesce con gli argenti penèi, ma vi galleggia come liquida oliva; ché di Stige (giuramento tremendo) egli è ruscello. Ultimo vien di Tentredone il figlio il veloce Protòo, duce ai Magneti dal bel Penèo mandati e dal frondoso Pelio. Il seguìan quaranta navi. E questi fur dell'achiva armata i capitani. Dimmi or, Musa, chi fosse il più valente di tanti duci e de' cavalli insieme che gli Atridi seguîr. Prestanti assai eran le ferezïadi puledre ch'Eumèlo maneggiava, agili e ratte come penna d'augello, ambe d'un pelo, d'età pari e di dosso a dritto filo. Il vibrator del curvo arco d'argento Febo educolle ne' pïerii prati, e portavan di Marte la paura nelle battaglie. Degli eroi primiero era l'Aiace Telamonio, mentre perseverò nell'ira il grande Achille, il più forte di tutti; e innanzi a tutti ivan di pregio i corridor portanti l'incomparabil Tessalo. Ma questi nelle ricurve navi si giacea inoperoso, e sempre spirante ira contro l'Atride Agamennóne. Intanto lunghesso il mare al disco, all'asta, all'arco i suoi guerrieri si prendean diletto. Ozïosi i cavalli appo i lor cocchi pasceano l'apio paludoso e il loto, e i cocchi si giacean coperti e muti nelle tende dei duci, e i duci istessi, del bellicoso eroe desiderosi, givan pel campo vagabondi e inerti. Movean le schiere intanto in vista eguali a un mar di foco inondator, che tutta divorasse la terra; ed alla pesta de' trascorrenti piedi il suol s'udìa rimbombar. Come quando il fulminante irato Giove Inarime flagella duro letto a Tifèo, siccome è grido; così de' passi al suon gemea la terra. Mentre il campo traversano veloci gli Achei, col piè che i venti adegua, ai Teucri Iri discese di feral novella apportatrice, e la spedìa di Giove un comando. Tenean questi consiglio giovani e vecchi, congregati tutti ne' regali vestiboli. Mischiossi tra lor la Diva, di Polìte assunta l'apparenza e la voce. Era Polìte di Priamo un figlio che, del piè fidando nella prestezza, stavasi de' Teucri esploratore al monumento in cima dell'antico Esïeta, e vi spïava degli Achivi la mossa. In queste forme trasse innanzi la Diva, e al re conversa, Padre, disse, che fai? Sempre a te piace il molto sermonar come ne' giorni della pace; né pensi alla ruina che ne sovrasta. Molte pugne io vidi, ma tali e tante non vid'io giammai ordinate falangi. Numerose al pari delle foglie e dell'arene procedono nel campo a dar battaglia sotto Troia. Tu dunque primamente, Ettore, ascolta un mio consiglio, e il poni ad effetto. Nel sen di questa grande città diversi di diverse lingue abbiam guerrieri di soccorso. Ognuno de' lor duci si ponga alla lor testa, e tutti in punto di pugnar li metta. Conobbe Ettorre della Dea la voce, e di subito sciolse il parlamento. Corresi all'armi, si spalancan tutte le porte, e folti sboccano in tumulto fanti e cavalli. Alla città rimpetto solitario nel piano ergesi un colle a cui s'ascende d'ogni parte. È detto da' mortai Batïèa, dagl'immortali tomba dell'agilissima Mirinna; ivi i Teucri schierârsi e i collegati. Capitan de' Troiani è il grande Ettorre, d'eccelso elmetto agitator. Lo segue de' più forti guerrier schiera infinita coll'aste in pugno di ferir bramose. Ai Dardani comanda il valoroso figliuol d'Anchise Enea cui la divina Venere in Ida partorì, commista Diva immortale ad un mortal; ned egli solo comanda, ma ben anco i due Antenòridi Archìloco e Acamante in tutte guise di battaglia esperti. Quei che dell'Ida alle radici estreme hanno stanza in Zelèa ricchi Troiani la profonda beventi acqua d'Asepo, Pandaro guida, licaonio figlio, cui fe' dono dell'arco Apollo istesso. Della città d'Apesio e d'Adrastèa, di Pitïèa la gente e dell'eccelsa ferèa montagna han duci Adrasto ed Anfio corazzato di lino, ambo rampolli di Merope Percosio. Era costui divinator famoso, ed a' suoi figli non consentìa l'andata all'omicida guerra. Ma i figli non l'udir; ché nero a morir li traea fato crudele. Mandâr Percote e Prazio e Sesto e Abido e la nobile Arisba i lor guerrieri, ed Asio li conduce, Asio figliuolo d'Irtaco, e prence che d'Arisba venne da fervidi portato alti cavalli alla riviera sellentèa nudriti. Dalla pingue Larissa i furibondi lanciatori pelasghi Ippòtoo mena con Pilèo, bellicosi ambo germogli del pelasgico Leto Teutamìde. Acamante e l'eroe duce Piròo i Traci conducean quanti ne serra l'estuoso Ellesponto; ed i Cicòni del giavellotto vibratori, Eufemo del Ceade Trezeno alto nipote; poi Pirecme i Peòni a cui sul tergo suonan gli archi ricurvi, e gli spedisce la rimota Amidone, e l'Assio, fiume di larga correntìa, l'Assio di cui non si spande ne' campi onda più bella. Dall'èneto paese ov'è la razza dell'indomite mule, conducea di Pilemene l'animoso petto i Paflagoni, di Citoro e Sèsamo e di splendide case abitatori lungo le rive del Partenio fiume, e d'Egiàlo e di Cromna e dell'eccelse balze eritine. Li seguìa la squadra degli Alizoni d'Alibe discesi, d'Alibe ricca dell'argentea vena. Duci a questi eran Hodio ed Epistròfo, e Cromi ai Misii e l'indovino Ennòmo. Ma con gli augurii il misero non seppe schivar la Parca. Sotto l'asta ei cadde del Pelìde, quel dì che di nemica strage vermiglio lo Scamandro ei fece. Forci ed Ascanio dëiforme al campo dall'Ascania traean le frigie torme di commetter battaglia impazïenti. Di Pilemene i figli Antifo e Mestle, alla gigèa palude partoriti, ai Meonii eran duci, a quelli ancora che alla falda del Tmolo ebber la vita. Quindi i Carii di barbara favella di Mileto abitanti e del frondoso monte de' Ftiri e del meandrio fiume e dell'erte di Mìcale pendici. Anfimaco a costor con Naste impera, figli di Nomïon, Naste un prudente, Anfimaco un insano. Iva alla pugna carco d'oro costui come fanciulla: stolto! ché l'oro allontanar non seppe l'atra morte che il giunse allo Scamandro. Ivi il ferro achilleo lo stese, e l'oro preda del forte vincitor rimase. Venìan di Licia alfine, e dai rimoti gorghi del Xanto i Licii, e li guidava l'incolpabile Glauco e Sarpedonte. "Iliade" di Omero, libro terzo.Poiché sotto i lor duci ambo schierati
gli eserciti si fur, mosse il troiano come stormo d'augei, forte gridando e schiamazzando, col romor che mena lo squadron delle gru, quando del verno fuggendo i nembi l'oceàn sorvola con acuti clangori, e guerra e morte porta al popol pigmeo. Ma taciturni e spiranti valor marcian gli Achivi, pronti a recarsi di conserto aita. Come talor del monte in su la cima di Scirocco il soffiar spande la nebbia al pastore odiosa, al ladro cara più che la notte, né va lunge il guardo più che tiro di pietra: a questa guisa si destava di polve una procella sotto il piè de' guerrieri che veloci l'aperto campo trascorrean. Venuti di poco spazio l'un dell'altro a fronte gli eserciti nemici, ecco Alessandro nelle prime apparir file troiane bello come un bel Dio. Portava indosso una pelle di pardo, ed il ricurvo arco e la spada; e due dardi guizzando ben ferrati ed aguzzi, iva de' Greci sfidando i primi a singolar conflitto. Il vide Menelao dinanzi a tutti venir superbo a lunghi passi; e quale il cor s'allegra di lïon che visto un cervo di gran corpo o caprïolo, spinto da fame a divorarlo intende, e il latrar de' molossi, e degli audaci villan robusti il minacciar non cura; tale alla vista del Troian leggiadro esultò Menelao. Piena sperando far sopra il traditor la sua vendetta, balza armato dal cocchio: e lui scorgendo venir tra' primi, in cor turbossi il drudo, e della morte paventoso in salvo si ritrasse tra' suoi. Qual chi veduto in montana foresta orrido serpe risalta indietro, e per la balza fugge di paura tremante e bianco in viso, tal fra le schiere de' superbi Teucri, l'ira temendo del figliuol d'Atreo, l'avvenente codardo retrocesse. Ettore il vide, e con ripiglio acerbo gli fu sopra gridando: Ahi sciagurato! ahi profumato seduttor di donne, vile del pari che leggiadro! oh mai mai non fossi tu nato, o morto fossi anzi ch'esser marito, ché tal fôra certo il mio voto, e per te stesso il meglio, più che carco d'infamia ir mostro a dito. Odi le risa de' chiomati Achei, che al garbo dell'aspetto un valoroso ti suspicâr da prima, e or sanno a prova che vile e fiacca in un bel corpo hai l'alma. E vigliacco qual sei tu il mar varcasti con eletti compagni? e visitando straniere genti tu dall'apia terra donna d'alta beltà, moglie d'eroi, rapir potesti, e il padre e Troia e tutti cacciar nelle sciagure, agl'inimici farti bersaglio, ed infamar te stesso? Perché fuggi? perché di Menelao non attendi lo scontro? Allor saprai di qual prode guerrier t'usurpi e godi la florida consorte: né la cetra ti varrà né il favor di Citerea, né il vago aspetto né la molle chioma, quando cadrai riverso nella polve. Oh fosser meno paurosi i Teucri! ché tu n'andresti già, premio al mal fatto, d'un guarnello di sassi rivestito. Ed il vago a rincontro: Ettore, il veggo, a ragion mi rampogni, ed io t'escuso. Ma quel duro tuo cor scure somiglia che ben tagliente una navale antenna fende, vibrata da gagliardi polsi, e nerbo e lena al fenditor raddoppia. Non rinfacciarmi di Ciprigna i doni, ché, qualunque pur sia, gradito e bello sempre è il dono d'un Dio; né il conseguirlo è nel nostro volere. Or se t'aggrada ch'io scenda a duellar, fa che l'achee squadre e le teucre seggansi tranquille, e me nel mezzo e Menelao mettete d'Elena armati a terminar la lite, e di tutto il tesor di ch'ella è ricca. Qual si vinca di noi s'abbia la donna con tutto insieme il suo regal corredo, e via la meni alle sue case; e tutti su le percosse vittime giurando amistà, voi di Troia abiterete l'alma terra securi, e quelli in Argo faran ritorno e nell'Acaia in braccio alle vaghe lor donne. - A questo dire brillò di gioia Ettorre, ed elevando l'asta brandita e procedendo in mezzo, di sostarsi fe' cenno alle sue schiere. Tutte fêr alto: ma gl'infesti Achei a saettar si diero alla sua mira e dardi e sassi, infin che forte alzando la voce Agamennón: Cessate, ei grida, cessate, Argivi; non vibrate, Achei, ch'egli par che parlarne il bellicoso Ettore brami. - Riverenti tutti cessâr le offese, e si fur queti. Allora fra questo campo e quello Ettor sì disse: Troiani, Achivi, dal mio labbro udite ciò che parla Alessandro, esso per cui fra noi surta ed accesa è tanta guerra. Egli vuol che de' Teucri e degli Achei quete stian l'armi, e sia da solo a solo col bellicoso Menelao decisa d'Elena la querela, e in un di quanta ricchezza le pertien. Quegli de' due che rimarrassi vincitor, si prenda la bella donna, e in sua magion l'adduca col tutto che possiede: e sia tra noi con saldi patti l'amistà giurata. Disse; e tutti ammutîr. Ma non già muto si restò Menelao, che doloroso, Me pur, gridava, me me pure udite, ché il primo offeso mi son io. Fra' Greci bramo io pur diffinita e fra' Troiani questa lite una volta e le sofferte molte sventure per la mia ragione e per l'oltraggio d'Alessandro. Or quello perisca di noi due, che dalla Parca è dannato a perire; e voi con pace vi separate. Una negr'agna adunque svenate, o Teucri, all'alma Terra, e un agno di bianco pelo al Sole: un terzo a Giove offrirassi da noi. Ma venga all'ara la maestà di Prïamo, e la pace giuri egli stesso su le sacre fibre (ché spergiuri per prova e senza fede io conosco i suoi figli), onde protervo nessun di Giove i giuramenti infranga. Incostante, com'aura, è per natura de' giovani il pensier; ma dove il senno intervien de' canuti, a cui presenti son le passate e le future cose, ivi è felice d'ambe parti il fine. Sì disse; e rallegrò Teucri ed Achei la dolce speme di finir la guerra. Schieraro i cocchi e ne smontâr: svestiti quindi dell'armi, le adagiâr su l'erba, l'une appresso dell'altre, e breve spazio separava le schiere. Alla cittade due banditori, a trarne i sacri agnelli e a chiamar ratti il padre, Ettore invìa: invìa del pari il rege Agamennóne alle navi Taltibio, onde la terza ostia n'adduca; e obbediente ei corse. Scese intanto dal cielo ambasciatrice Iri ad Elèna dalle bianche braccia, della cognata Laodice assunto il sembiante gentil, di Laodice che pregiata del prence Elicaone, d'Antènore figliuolo, era consorte, e tra le figlie prïamee tenuta la più vaga. Trovolla che tessea a doppia trama una splendente e larga tela, e su quella istorïando andava le fatiche che molte a sua cagione soffrìano i Teucri e i loricati Achei. La Diva innanzi le si fece, e disse: Sorgi, sposa diletta, a veder vieni de' Troiani e de' Greci un ammirando spettacolo improvviso. Essi che dianzi di sangue ingordi lagrimosa guerra si fean nel campo, or fatto han tregua, e queti seggonsi e curvi su gli scudi in mezzo alle lunghe lor picche al suol confitte. Alessandro frattanto e Menelao per te coll'asta in singolar certame combatteranno, e tu verrai chiamata del prode vincitor cara consorte. Con questo ragionar la Dea le mise un subito nel cor dolce desìo del primiero marito e della patria e de' parenti. Ond'ella in bianco velo prestamente ravvolta, e di segrete tenere stille rugiadosa il ciglio, della stanza n'usciva; e non già sola, ma due donzelle la seguìan, Climene per grand'occhi lodata, e di Pitteo Etra la figlia. Delle porte Scee giunser tosto alla torre, ove seduto Priamo si stava, e con lui Lampo e Clizio, Pantòo, Timete, Icetaone e i due spegli di senno Ucalegonte e Antènore, del popol senïori, che dell'armi per vecchiezza deposto avean l'affanno, ma tutti egregi dicitor, sembianti alle cicade che agli arbusti appese dell'arguto lor canto empion la selva. Come vider venire alla lor volta la bellissima donna i vecchion gravi alla torre seduti, con sommessa voce tra lor venìan dicendo: In vero biasmare i Teucri né gli Achei si denno se per costei sì dïuturne e dure sopportano fatiche. Essa all'aspetto veracemente è Dea. Ma tale ancora via per mar se ne torni, e in nostro danno più non si resti né de' nostri figli. Dissero; e il rege la chiamò per nome: Vieni, Elena, vien qua, figlia diletta, siedimi accanto, e mira il tuo primiero sposo e i congiunti e i cari amici. Alcuna non hai colpa tu meco, ma gli Dei, che contra mi destâr le lagrimose arme de' Greci. Or drizza il guardo, e dimmi chi sia quel grande e maestoso Acheo di sì bel portamento? Altri l'avanza ben di statura, ma non vidi al mondo maggior decoro, né mortale io mai degno di tanta riverenza in vista: Re lo dice l'aspetto. - E la più bella delle donne così gli rispondea: Suocero amato, la presenza tua di timor mi rïempie e di rispetto. Oh scelta una crudel morte m'avessi, pria che l'orme del tuo figlio seguire, il marital mio letto abbandonando e i fratelli e la cara figlioletta e le dolci compagne! Al ciel non piacque; e quindi è il pianto che mi strugge. Or io di ciò che chiedi ti farò contento. Quegli è l'Atride Agamennón di molte vaste contrade correttor supremo, ottimo re, fortissimo guerriero, un dì cognato a me donna impudica, s'unqua fui degna che a me tale ei fosse. Disse; ed in lui maravigliando il vecchio fisse il guardo e sclamò: Beato Atride, cui nascente con fausti occhi miraro la Parca e la Fortuna, onde il comando di fior tanto d'eroi ti fu sortito! Sovviemmi il giorno ch'io toccai straniero la vitifera Frigia. Un denso io vidi popolo di cavalli agitatore dell'inclito Migdon schiere e d'Otrèo, che poste del Sangario alla riviera avean le tende, ed io co' miei m'aggiunsi lor collegato, e fui del numer uno il dì che a pugna le virili Amàzzoni discesero. Ma tante allor non fûro le frigie torme no quante or l'achee. Visto un secondo eroe, di nuovo il vecchio la donna interrogò: Dinne chi sia quell'altro, o figlia. Egli è di tutto il capo minor del sommo Agamennón, ma parmi e del petto più largo e della spalla. Gittate ha l'armi in grembo all'erba, ed egli come arïète si ravvolve e scorre tra le file de' prodi; e veramente parmi di greggia guidator lanoso quando per mezzo a un branco si raggira di candide belanti, e le conduce. Quegli è l'astuto laerziade Ulisse, la donna replicò, là nell'alpestre suol d'Itaca nudrito, uom che ripieno di molti ingegni ha il capo e di consigli. Donna, parlasti il ver, soggiunse il saggio Antènore. Spedito a dimandarti col forte Menelao qua venne un tempo ambasciatore Ulisse, ed io fui loro largo d'ospizio e d'accoglienze oneste, e d'ambo studïai l'indole e il raro accorgimento. Ma venuto il giorno di presentarsi nel troian senato, notai che, stanti l'uno e l'altro in piedi, il soprastava Menelao di spalla; ma seduti, apparìa più augusto Ulisse. Come poi la favella e de' pensieri spiegâr la tela, ognor succinto e parco ma concettoso Menelao parlava; ch'uom di molto sermone egli non era, né verbo in fallo gli cadea dal labbro, benché d'anni minor. Quando poi surse l'itaco duce a ragionar, lo scaltro stavasi in piedi con lo sguardo chino e confitto al terren, né or alto or basso movea lo scettro, ma tenealo immoto in zotica sembianza, e un dispettoso detto l'avresti, un uom balzano e folle. Ma come alfin dal vasto petto emise la sua gran voce, e simili a dirotta neve invernal piovean l'alte parole, verun mortale non avrebbe allora con Ulisse conteso; e noi ponemmo la maraviglia di quel suo sembiante. Qui vide un terzo il re d'eccelso e vasto corpo, ed inchiese: Chi quell'altro fia che ha membra di gigante, e va sovrano degli omeri e del capo agli altri tutti? - Il grande Aiace, rispondea racchiusa nel fluente suo vel la dìa Lacena, Aiace, rocca degli Achei. Quell'altro dall'altra banda è Idomenèo: lo vedi? ritto in piè fra' Cretensi un Dio somiglia, e de' Cretensi gli fan cerchio i duci. Spesso ad ospizio nelle nostre case l'accolse Menelao, ben lo ravviso, e ravviso con lui tutti del greco campo i primi, e potrei di ciascheduno dir anco il nome: ma li due non veggo miei germani gemelli, incliti duci, Càstore di cavalli domatore, e il valoroso lottator Polluce. Forse di Sparta non son ei venuti; o venuti, di sé nelle battaglie niegan far mostra, del mio scorno ahi! forse vergognosi, e dell'onta che mi copre. Così parlava, né sapea che spenti il diletto di Sparta almo terreno lor patrio nido li chiudea nel grembo. Venìan recando i banditori intanto dalla città le sacre ostie di pace, due trascelti agnelletti, e della terra giocondo frutto generoso vino chiuso in otre caprigno. Il messaggiero Idèo recava un fulgido cratere ed aurati bicchier. Giunto al cospetto del re vegliardo sì l'invita e dice: Sorgi, figliuol laomedonteo; nel campo ti chiamano de' Teucri e degli Achei gli ottimati a giurar l'ostie percosse d'un accordo. Alessandro e Menelao disputeransi colle lunghe lancie l'acquisto della sposa; e questa e tutte sue dovizie daransi al vincitore. Noi patteggiando un'amistà fedele Ilio securi abiteremo, e in Argo daran volta gli Achei. Sì disse; e strinse il cor del vecchio la pietà del figlio. A' suoi sergenti nondimen comanda d'aggiogargli i destrieri, e quelli al cenno pronti obbediro. Montò Priamo, e indietro tratte le briglie, fe' su l'alto cocchio salirsi al fianco Antènore. Drizzaro fuor delle Scee nel campo i corridori. De' Troi giunti al cospetto e degli Achei scesero a terra, e fra l'un campo e l'altro procedean venerandi. Ad incontrarli tosto rizzossi Agamennón, rizzossi l'accorto Ulisse; e i risplendenti araldi tutto venìan frattanto apparecchiando dell'accordo il bisogno, e nel cratere mescean le sacre spume. Indi de' regi dieder l'acqua alle mani; e Agamennóne tratto il coltello che alla gran vagina della spada portar solea sospeso, de' consecrati agnei recise il ciuffo: e quinci in giro e quindi distributo fu dagli araldi il sacro pelo ai duci, de' quai nel mezzo Agamennón, levando e la voce e le man, supplice disse: Giove, d'Ida signor, massimo padre, e sovra ogni altro glorioso Iddio, Sole che tutto vedi e tutto ascolti, alma Tellure genitrice, e voi fiumi, e voi che punite ogni spergiuro laggiù nel morto regno, inferni Dei, siate voi testimoni e in un custodi del patto che giuriam. Se a Menelao darà morte Alessandro, egli in sua possa Elena e tutto il suo tesor si tegna; e noi spedito promettiam ritorno su l'ondivaghe prore al patrio lido. Ma se avverrà che Menelao di vita spogli Alessandro, i Teucri allor la donna ne renderanno e l'aver suo con ella, pagando ammenda che convegna, e tale che ne passi il ricordo anco ai futuri. Se Priamo e i figli suoi, spento Alessandro, negheran di pagarla, io qui coll'arme sosterrò mia ragione, e rimarrovvi finché punito il mancator ne sia. Disse; e col ferro degli agnelli incise le mansuete gole, e palpitanti sul terren li depose e senza vita. Ciò fatto, il sacro di Lïeo licore dal cratere attignendo, agl'Immortali fean colle tazze libagioni e voti; e qualche Teucro e qualche Acheo s'intese in questo mentre così dire: O sommo augustissimo Giove, e voi del cielo Dii tutti quanti, udite: A chi primiero rompa l'accordo, sia Troiano o Greco, possa il cerèbro distillarsi, a lui ed a' suoi figli, al par di questo vino, e adultera la moglie ir d'altri in braccio. Così pregâr: ma chiuse a cotal voto Giove l'orecchio. Il re dardanio allora, Uditemi, dicea, Teucri ed Achei: alla cittade io riedo. A qual de' due troncar debba la Parca il vital filo sol Giove e gli altri Sempiterni il sanno. Ma contemplar del fiero Atride a fronte un amato figliuol, vista sì cruda gli occhi d'un padre sostener non ponno. Sì dicendo, sul cocchio le sgozzate vittime pose il venerando veglio, e ascesovi egli stesso, e tratte al petto le pieghevoli briglie, al par con seco fe' Antènore salire, e via con esso al ventoso Ilïon si ricondusse. Ettore allora primamente e Ulisse misurano la lizza. Indi le sorti scosser nell'elmo a chi primier dovesse l'asta vibrar. L'un campo intanto e l'altro le mani alzando supplicava al cielo, e qualche labbro bisbigliar s'udìa: Giove padre, che grande e glorïoso godi in Ida regnar, quello de' due, che tra noi fu cagion di sì gran lite, fa che spento precipiti alla cupa magion di Pluto, ed una salda a noi amistà ne concedi e patti eterni. Fra questo supplicar l'elmo squassava Ettòr, guardando addietro: ed ecco uscire di Paride la sorte. Allor s'assise al suo posto ciascun, vicino a' suoi scalpitanti destrieri e alle giacenti armi diverse. Della ben chiomata Elena intanto l'avvenente sposo Alessandro di fulgida armatura tutto si veste. E pria di bei schinieri che il morso costrignea d'argentea fibbia, cinse le tibie. Quindi una lorica del suo germano Licaon, che fatta al suo sesto parea, si pose al petto: all'omero sospese il brando, ornato d'argentei chiovi; un poderoso scudo di grand'orbe imbracciò; chiuse la fronte nel ben temprato e lavorato elmetto, a cui d'equine chiome in su la cima alta una cresta orribilmente ondeggia. Ultima prese una robusta lancia che tutto empieagli il pugno. In questo mentre del par s'armava il bellicoso Atride. Di lor tutt'arme accinti i due guerrieri s'appresentâr nel mezzo, e si guataro biechi. Al vederli stupor prese e tema i Dardani e gli Achei. L'un contra l'altro l'aste squassando al mezzo dell'arena s'avvicinâr sdegnosi; ed il Troiano primier la lunga e grave asta vibrando la rotella colpì del suo nemico, ma non forolla, ché la buona targa rintuzzonne la punta. Allor secondo coll'asta alzata Menelao si mosse così pregando: Dammi, o padre Giove, sovra costui che m'oltraggiò primiero, dammi sovra il fellon piena vendetta. Tu sotto i colpi di mia destra il doma sì che il postero tremi, e a non tradire l'ospite apprenda che l'accolse amico. Disse, e l'asta avventò, la conficcò dell'avversario nel rotondo scudo. Penetrò fulminando la ferrata punta il pavese rilucente, e tutta trapassò la corazza, lacerando la tunica sul fianco a fior di pelle. Incurvossi il Troiano, ed il mortale colpo schivò. L'irato Atride allora trasse la spada, ed erto un gran fendente gli calò ruïnoso in su l'elmetto. Non resse il brando, ché in più pezzi infranto gli lasciò la man nuda; ond'ei gemendo e gli occhi alzando dispettoso al cielo, Crudel Giove, gridava, il più crudele di tutti i numi! Io mi sperai punire di questo traditor l'oltraggio: ed ecco che in pugno, oh rabbia! mi si spezza il ferro, e gittai l'asta indarno e senza offesa. Così fremendo, addosso all'inimico con furor si disserra: alla criniera dell'elmo il piglia, e tragge a tutta forza verso gli Achivi quel meschino, a cui la delicata gola soffocava il trapunto guinzaglio che le barbe annodava dell'elmo sotto il mento. E l'avrìa strascinato, e a lui gran lode venuta ne sarìa; ma del periglio fatta Venere accorta i nodi sciolse del bovino guinzaglio, e il vôto elmetto seguì la mano del traente Atride. Aggirollo l'eroe, e fra le gambe lo scagliò degli Achei, che festeggianti il raccolsero. Allor di porlo a morte risoluto l'Atride, alto coll'asta di nuovo l'assalì. Di nuovo accorsa lo scampò Citerea, che agevolmente il poté come Diva: lo ravvolse di molta nebbia, e fra il soave olezzo dei profumati talami il depose. Ella stessa a chiamar quindi la figlia corse di Leda, e la trovò nell'alta torre in bel cerchio di dardanie spose. Prese il volto e le rughe d'un'antica filatrice di lane, che sfiorarne ad Elena solea di molte e belle nei paterni soggiorni, e sommo amore posto le avea. Nella costei sembianza la Dea le scosse la nettarea veste, e, Vieni, le dicea, vieni; ti chiama Alessandro che già negli odorati talami stassi, e su i trapunti letti tutto risplende di beltà divina in sì gaio vestir, che lo diresti ritornarsi non già dalla battaglia, ma invïarsi alla danza, o dalla danza riposarsi. Sì disse, e il cor nel seno le commosse. Ma quando all'incarnato del bellissimo collo, e all'amoroso petto, e degli occhi al tremolo baleno riconobbe la Dea, coglier sentissi di sacro orrore, e ritrovate alfine le parole, sclamò: Trista! e che sono queste malizie? Ad alcun'altra forse di Meonia o di Frigia alta cittade vuoi tu condurmi affascinata in braccio d'alcun altro tuo caro? Ed or che vinto il suo rival, me d'odio carca a Sparta e perdonata Menelao radduce, sei tu venuta con novelli inganni ad impedirlo? E ché non vai tu stessa e goderti quel vile? Obblìa per lui l'eterea sede, né calcar più mai dell'Olimpo le vie: statti al suo fianco, soffri fedele ogni martello, e il cova finché t'alzi all'onor di moglie o ancella; ch'io tornar non vo' certo (e fôra indegno) a sprimacciar di quel codardo il letto, argomento di scherno alle troiane spose, e a me stessa d'infinito affanno. E irata a lei la Dea: Non irritarmi, sciagurata! non far ch'io t'abbandoni nel mio disdegno, e tanto io sia costretta ad abborrirti alfin quanto t'amai; e t'amai certo a dismisura. Or io negli argolici petti e ne' troiani metterò, se mi tenti, odii sì fieri, che di mal fato perirai tu pure. L'alma figlia di Leda a questo dire tremò, si chiuse nel suo bianco velo, e cheta cheta in via si pose, a tutte le Troadi celata, e precorreva a' suoi passi la Dea. Poiché venute fur d'Alessandro alle splendenti soglie, corser di qua di là le scaltre ancelle ai donneschi lavori, ed ella intanto bellissima saliva e taciturna ai talami sublimi. Ivi l'amica del riso Citerea le trasse innanzi di propria mano un seggio, e di rimpetto ad Alessandro il collocò. S'assise la bella donna, e con amari accenti, garrì, senza mirarlo, il suo marito: E così riedi dalla pugna? Oh fossi colà rimasto per le mani anciso di quel gagliardo un dì mio sposo! E pure e di lancia e di spada e di fortezza ti vantasti più volte esser migliore. Fa cor dunque, va, sfida il forte Atride alla seconda singolar tenzone. Ma t'esorto, meschino, a ti star queto, né nuovo ritentar d'armi periglio col tuo rivale, se la vita hai cara. Non mi ferir con aspri detti, o donna, le rispose Alessandro. Fu Minerva che vincitor fe' Menelao, sol essa. Ma lui del pari vincerò pur io, ch'io pure al fianco ho qualche Diva. Or via pace, o cara, e ne sia pegno un amplesso su queste piume; ché giammai sì forte per te le vene non scaldommi Amore, quel dì né pur che su veloci antenne io ti rapìa di Sparta, e tuo consorte nell'isola Crenea ti giacqui in braccio. No, non t'amai quel dì quant'ora, e quanto di te m'invoglia il cor dolce desìo. Disse; ed al letto s'avvïaro, ei primo, ella seconda; e l'un dell'altro in grembo su i mollissimi strati si confuse. Come irato lïon l'Atride intanto di qua di là si ravvolgea cercando il leggiadro rival; né lui fra tanta turba di Teucri e d'alleati alcuno significar sapea, né lo sapendo l'avrìa di certo per amor celato; ché come il negro ceffo della morte abborrito da tutti era costui. Fattosi innanzi allora Agamennóne, Teucri, Dardani, ei disse, e voi di Troia alleati, m'udite. Vincitore fu, lo vedeste, Menelao. Voi dunque Elena ne rendete, e tutta insieme la sua ricchezza, e d'un'ammenda inoltre ne rintegrate che convegna, e tale che memoria ne passi anco ai nepoti. Disse; e tutto gli plause il campo acheo. UNA MIA AMICA...Utenti coi quali discuto maggiormente.Le mie Tagsaborto
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1994
Tratto dalla Teogonia di Esiodo (da 154 a 184) Bur, traduzione di Graziano Arrighetti.Ma quanti da Urano e Gaia nacquero
ed erano i più tremendi dei figli, furono presi in odio dal padre fin dall'inizio, e appena uno di loro nasceva tutti li nascondeva, e non li lasciava venire alla luce, nel seno di Gaia; e si compiaceva della malvagia sua opera, Urano, ma dentro si doleva Gaia prodigiosa, stipata; allora escogitò un artificio ingannevole e malvagio. Presto, creata la specie del livido adamante, fabbricò una gran falce e si rivolse ai suoi figli e disse, a loro aggiungendo coraggio, afflitta nel cuore: "Figli miei e d'un padre scellerato, se voi volete obbedirmi potremo vendicare il malvagio oltraggio del padre vostro, ché per primo concepì opere infami”. Così disse e tutti allora prese il timore, né alcuno di loro parlò; ma, preso coraggio, il grande Crono dai torti pensieri rispose con queste parole alla madre sua illustre: “Madre, sarò io, lo prometto, che compirò questa opera, ché d'un padre esecrabile cura non ho, sia pur mio, che per primo compì opere infami". Così disse, e gioì grandemente nel cuore Gaia prodigiosa e lo pose nascosto in agguato; e gli diede in mano la falce dai denti aguzzi e così ordì tutto l'inganno. Venne, portando la notte, il grande Urano, e attorno a Gaia desideroso d'amore incombette e si stese comunque; ma dall'agguato il figlio si sporse con la mano sinistra e con la destra prese la falce terribile, grande, dai denti aguzzi, e i genitali del padre con forza tagliò, e poi via li gettò, dietro; ma non fuggirono invano dalla sua mano: infatti, quante gocce sprizzarono cruente, tutte le accolse Gaia e nel volgere degli anni Breve commento alla recensione di un libro di Zichichi.E' vero che la logica (come la razionalità in generale) è contradittoria: lo è come tutti gli strumenti, per esempio: col martello puoi costruire o puoi distruggere. Lo stesso la logica, può essere utile ad analizzare o può portarti fuori strada (visto che la logica non è uguale per tutti). La logica è uno strumento nelle nostre mani ed è limitata in quanto siamo esseri della natura e quindi limitati. Ma TUTTI gli esseri sono limitati. Nessuno è in grado di dimostrare l'esistenza di un essere onnipotente. Ma anche se la razionalità è uno strumento limitato, è di gran lunga più utile di credenze aprioristiche! Comodo dire "La razionalità è limitata, la logica è contradittoria quindi tanto vale seguire la fede cieca!". Perché è questo che fa Zichichi, alla logica preferisce l'affermazione indimostrabile! Affermazioni buttate là che non è in grado di dimostrare (e lo dice lui stesso di non essere in grado). Visto che lui parla di creazione dovrebbe sapere che dalla scienza nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto esiste e si trasforma. La materia non appare dal nulla! E neanche l'energia! Quindi come fa ad affermare che scienza e bibbia non sono in contrapposizione? Ora lo vedremo. Ho trovato una recensione di questo libro di Zichichi. Il titolo esatto è: "Perchè io credo in colui che ha fatto il mondo". Cominciamo ad analizzare cosa dice Zichichi. Da http://www.riflessioni.it/testi/zichichi.htm
"E' opinione comune che le leggi dell'universo scoperte dalla scienza siano in conflitto con quelle imperscrutabili di Dio. La contrapposizione tra fede e scienza rappresenta uno dei dilemmi più laceranti del nostro tempo; un dramma che conobbe il suo primo controverso atto con Galileo Galilei. Zichichi, smentisce e ribalta tale contrapposizione:" Ora sentiamo cosa dice Zichichi: "Non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l'esistenza di Dio [...] Nessuna scoperta scientifica ha messo in dubbio l'esistenza di Dio. [...]. Né la Scienza né la Logica permettono di concludere che Dio non esiste."" E ancora! E' chi dice che qualcosa esiste che lo deve dimostrare! Io potrei dire: "Non esiste alcuna scoperta scientfica che possa essere usata per mettere in dubbio i mostri spaziali supertecnologici di cui parlavo su un altro blog". E allora? Mica per questo esistono. So che non esistono come so che non esiste il dio unico in quanto so come, quando e da chi questo dio è stato inventato. Perché i mostri spaziali no e questo dio sì? E perché questo dio deve essere unico? Perché è l'idea che gli è stata inculcata fin da piccolo! "Proprio Galilei, scopritore del principio d'inerzia, della relatività e delle prime leggi che reggono il creato, era credente e considerava la scienza uno straordinario strumento per svelare i segreti di quella natura che porta le impronte di Colui che ha fatto il mondo. E credenti erano Maxwell e Planck, due padri della fisica contemporanea, uomini che hanno scoperto nuovi orizzonti sulle leggi dell'universo grazie allo studio di particelle infinitamente piccole; tanto piccole da non poter contenere traccia né di angeli né di santi, e da non poter quindi avallare, apparentemente, alcuna spiegazione razionale dell'esistenza del divino." Forse erano credenti perché da piccoli hanno ricevuto la stessa manipolazione mentale! Non mi risulta che siano diventati credenti da adulti! Al massimo da adulti hanno cercato di giustificare la loro fede, nella stessa maniera che sta facendo Zichichi, il quale non è alla ricrca di come stanno le cose effettivamente (cioè non dice "Non ho nessuna prova dell'esistenza di Dio quindi non vedo perché devo credere!") ma cerca di giustificare ciò che già crede aprioristicamente (cioè dice "Non c'è nessuna legge scientifica che dimostra l'inesistenza di Dio quindi non vedo perché non credere). Non si chiede da dove gli viene questa idea! Non pensa che se quella idea non gli fosse stata inculcata fin da piccolo non gli sarebbe neppure passato per la testa il dio unico. Chissà come mai 3000 anni fà nessuno parlava del dio unico: forse perché nessuno gli aveva inculcato questa assurdità fin da piccolo! Se a qualcuno che oggi è monoteista invece del dio unico fosse stata inculcata fin da piccolo un'altra assurdità forse qualcuno di loro crederebbe a quest'altra assurdità! "Le conquiste della scienza non oscurano le leggi divine, ma le rafforzano, contribuendo a risvegliare lo stupore e l'ammirazione per il meraviglioso spettacolo del cosmo, che va dal cuore di un protone ai confini dell'universo. [...]. La scienza è fonte di valori che sono in comunione, non in antitesi con l'insegnamento delle Sacre Scritture, con i valori quindi della Verità Rivelata." Sì? La scienza è d'accordo con la bibbia? Cioè per la scienza il mondo è stato creato in sette giorni e la prima donna è nata dalla costola del primo uomo? E la donna e l'uomo sono stati creati e non evoluti? E' questo che dice la scienza? Ti sembra scientifico il discorso di Gesù Cristo secondo il quale cadranno le stelle sulla terra? Come il cielo fosse un soffitto e le stelle fossero delle lampadine avvitate che si potrebbero staccare e cadere! "Nessun ateo può quindi illudersi di essere più logico e scientifico di colui che crede. Chi sceglie l'Ateismo fa quindi un atto di Fede: nel nulla. Credere in Dio è più logico e scientifico che credere nel nulla." Ma che cazzo vuol dire "credere nel nulla"? Nessuno crede nel nulla! Questa è la cazzata più cazzata delle cazzate: è da Nobel! Altro che premio per la scienza! "Si potrebbe obiettare: dal momento in cui risulta impossibile arrivare a Dio tramite scoperta di Logica Matematica o per via di una scoperta scientifica né Logica né scienza possono essere più invocate per arrivare all'atto di Fede. Tutto ciò è esatto. Infatti la fede è un dono di dio. Corroborata però dall'atto di Ragione nel Trascendente. Si rifletta comunque un po%u2019. La Logica Matematica e la Scienza sono attività intellettuali che operano nell'Immanente. Se fosse possibile dimostrare l'esistenza di Dio per via di un rigoroso procedimento di Logica matematica, Dio sarebbe l'equivalente di un teorema matematico. Se fosse possibile dimostrare l'esistenza di Dio per via di una serie di ricerche rigorosamente scientifiche, Dio sarebbe l'equivalente di una grande scoperta scientifica. Se ciò fosse possibile, l'uomo sarebbe in grado di arrivare al teorema supremo: la dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio. Ovvero la più straordinaria di tutte le scoperte scientifiche: la scoperta di Dio. Teorema e scoperta oltre le quali non potrebbe esserci nient'altro." Con queste parole Zichichi ammette la sua incapacità di dimostrare l'esistenza del suo dio! E dice anche che nessuno può farlo! "Sia la ricerca matematica sia quella scientifica hanno invece una proprietà fondamentale in comune. Ogni scoperta apre nuovi orizzonti. Concetti mai prima immaginati, Colonne e Forze di cui nessuno era riuscito a fantasticare l'esistenza, si presentano agli occhi del ricercatore come tappe di un cammino apparentemente senza fine." Un cammino apparentemente senza fine? E verso cosa? E perché deve esserci un cammino prestabilito ed unico? Ognuno può decidere di camminare nella direzione che vuole, infatti le idee di Zichichi non viaggiano certo con le mie. Questa è un affermazione che non dimostra, forse la dimostra nel suo libro ma ne dubito. Oppure voleva intendere qualcos'altro. "Colui che ha fatto il mondo queste cose le conosce." Altra affermazione apodittica del tipo "Babbo Natale porta i regali sulla slitta". Affermazione che nonostante io non abbia letto il suo libro posso già dedurre che non riesce a giustificarla nel suo libro in quanto ha già detto che nessuno è in grado di dimostrare l'esistenza del suo dio! "Solo un Suo pari potrebbe saperne altrettanto." E a questo punto qualcuno potrebbe obbiettare che esiste qualcuno al suo pari, o magari qualcuno più potente di lui! A questo punto se questo dio ha creato il mondo, da chi è stato creato questo dio? Si è creato da solo? C'è sempre stato? Ma cosa vuol dire "sempre"? Non esiste il tempo se non come percezione soggettiva, il tempo ha un'inizio ed una fine! Questo dio non potrebbe essere stato creato da un dio più potente di lui che magari a sua volta è stato creato da un'altro dio ancora? Anch'io potrei sparare assurdità alla Zichichi ma almeno io avrei più fantasia! Invece lui si limita a ciò che gli è stato inculcato fin da piccolo! Che tristezza! "Noi siamo miseri mortali: fatti sì, a sua immagine e somiglianza." Altra affermazione che non è in grado di dimosrare per il solito motivo! L'unica cosa che condivido è che siamo mortali ma io non mi sento misero a differenza di Zichichi. "Privi però della Sua potenza intellettuale." Siamo privi della potenza intellettuale di un dio che non esiste: questa è un ovvietà! "Ecco perché io penso che noi non sapremo mai tutta la Matematica né tutta la Scienza." Penso? Che senso ha dire TUTTA la scienza o la matematica? Mica esiste un tetto massimo ben definito! "C'è un aspetto della realtà in cui viviamo che mi affascina in modo particolare: il cammino senza soste, l'ascesa continua, nello studio della Logica Matematica e della Scienza." Anche il concetto di ascesa o di discesa. Come esistesse una strada che percorrendola in ascesa si possa camminare verso questo dio inesistente. "Ciò è possibile grazie all'intelletto che ci ha voluto dare Colui che ha fatto il mondo." Altra affermazione che non è in grado di dimosrare per il solito motivo: non è in grado di dimostrare l'esistenza di questo dio! "E' un privilegio straordinario essere stati invitati al tavolo della ragione che opera l'Immanente e nel Trascendente. Attorno a quel tavolo noi siamo seduti, desiderosi di apprendere, non di cacciar via Colui che ci ha invitati. Il tavolo della ragione permette però all'uomo di riflettere sul Trascendente e sull'Immanente." Questo si chiama: "delirio di onnipotenza"! Come se noi esseri umani fossimo invitati a questo tavolo mentre le altre specie della natura no. Ah sì, è vero: quelle sono state create da questo dio solo per essere usufruite da noi! "Ed ecco dove l'atto di Fede, che è dono di Dio, si coniuga con l'atto di Ragione. Infatti la Ragione è dono di Dio." Altra affermazione che non è in grado di dimosrare per il solito motivo! La ragione e l'atto di fede sono doni del suo inesistente dio? L'atto di fede è una questione culturale che qualcuno ha perché gli viene inculcata mentre la ragione è frutto dell'evoluzione: infatti la ragione si trova nella parte esterna del nostro cervello, cioè la parte nuova! Nella parte antica del cervello ci sono altri tipi di intelligenza (emotiva, intuitiva, visiva, eccetera...). Cioè ci siamo evoluti insieme a tutti gli altri animali, provane sia che 13 milioni di anni fà noi e lo scimpanzé eravamo la stessa cosa. Poi le nostre strade si sono divise negli ultimi 8 milioni di anni ma per 2,5 miliardi di anni ci siamo eoluti insieme. Infatti abbiamo il 98% di dna in comune con lo scimpanzé. E se è per questo abbiamo anche il 25% di dna in comune con la margherita. Quindi la mia idea è che esseri animali e vegetali hanno incomune gli stessi antenati. Ma almeno io anche se non la dimostro, la giustifico scientificamente questa mia idea! Conclusione. Di solito le recensioni, essendo fatte per vendere, traggono la parte migliore del libro oppure sono un sunto del libro stesso. Se questa è la parte migliore posso immaginare la parte peggiore, forse al massimo può servire a scrivere un libro di barzellette. Zichichi sarà ablie con la matematica e con le leggi della fisica ma in quanto a questo libro, trovo che in questa recensione ci siano delle affermazioni proprio terra-terra, discorsi da bar che oltretutto non stanno in piedi. Conosco gente che si è fermato alla terza media e che è in grado di supportare le proprie idee molto meglio di Zichichi. Solo che lui è Zichichi, e sicome il libro lo scrive un grande scienziato, per la gente è sicuramente un gran bel libro (si chiama anche questo: "atto di fede", in questo caso in Zichichi). Miei gruppi
| 24 Dicembre 2006
QUESTO È IL MIO ULTIMO POST IN QUESTO BLOG! Buone feste.Siccome l’altro pomeriggio ho aperto altri 8 blog, questo lo abbandonerò un po’. Anche se non posterò più sarò comunque presente in giovani. Come potete notare in questi ultimi 20 post (dal 21/11 al 24/12) NON C’È STATO NEMMENO UN COMMENTO! Ciò significa che i cristiani o se ne fregano del loro dio, del loro Gesù e dei loro santi oppure i cristiani NON SONO IN GRADO NON SOLO DI SMENTIRE MA NEANCHE METTERE IN DISCUSSIONE CIÒ CHE HO SCRITTO FINORA! Quindi, per tutto ciò che ho sostenuto in questo blog posso concludere che l’esistenza del dio della bibbia è una menzogna, che l’esistenza di Gesù Cristo è una menzogna e che i suoi insegnamenti sono criminali! Posso dire che i cristiani delle origini erano individui con un odio religioso profondo nei confronti di chi esercitava culti diversi dal cristianesimo. Posso dire che i missionari cristiani provocano danni pesantissimi alle culture e alle civiltà umane. Posso dire che i “papi” Ratzinger e Giovanni XXIII hanno fatto di tutto per difendere i preti pedofili. Posso dire che il nazismo è un’ideologia completamente cristiana e per nulla pagana. Posso dire che i santi dei cristiani sono solo dei “burattini” nelle mani del loro dio. Posso dire tante altre cose. Tutto ciò che ho scritto è nel rispetto delle vigenti leggi italiane. Prelevo da una pagina web scritta da Claudio Simeoni: http://it.geocities.com/paganoit/diffamazioneevangelici.html
«Afferma la Corte d'Appello di Venezia motivando una sentenza di condanna contro i cristiani: "In materia di critica religiosa -scrivono i giudici- è possibile e lecito, in ossequio alla libertà di pensiero, giungere a negare il fondamento dell'altrui credo religioso, ma solo quando tale giudizio sia frutto di un'argomentata esposizione di contrari principi dogmatico-dottrinali, e non apoditticamente affermato o, peggio ancora, correlato a finalità criminose o comunque illecite"». Domani c’è un’antica festa, la nascita del dio Mithra, che i cristiani hanno camuffato come la nascita del loro Gesù. La nascita di Gesù era nei primi tempi festeggiata in Primavera, dopodichè, fu spostata al 6 (o 7?) Gennaio, dopodichè siccome il dio Mithra aveva molti devoti, soprattutto all’interno dell’esercito romano, è stata sovrapposta la nascita di Gesù Cristo a quella del dio Mithra. Il 25 Dicembre è il giorno del Solstizio d’Inverno secondo il calendario giuliano, i romani festeggiavano Sol (il dio Sole) con la festa Sol Invictus, cioè il Sole Invincibile: nella giornata più corta dell’anno (il Solstizio d’Inverno) il Sole sembra che ci stia per lasciare, ma è proprio qua che ricominciano ad allungarsi le giornate, il Sole non è stato vinto. I cristiani hanno copiato anche l’uso dello scambio dei doni che gli antichi usavano per onorare Strenia. Anche l’Abbondanza nelle tavole è stata copiata dalle antiche religioni: Abbondanza è un’antica divinità (viene rappresentata spesso con la cornucopia piena di cibo). Mentre i pagani esaltano Abbondanza, i cristiani esaltano la miseria! Anche le luci sull’albero sono una manifestazione che non ha nulla a che fare col cristianesimo. Secoli fa il papa aveva vietato qualsiasi tipo di lume e di forma di luce per addobbare gli alberi. Mi sembra, ma non ne sono sicuro, che anche l’altissimo abete che viene portato in piazza San Pietro per festeggiare il natale cattolico, sia completamente spoglio ancora oggi di luci e colori. Il fatto principale è che la stragrande maggioranza dei cattolici non conosce la storia e non solo non conoscono le altre religioni ma non conoscono neanche la propria! ![]() AGGIUNTA DI DOMENICA 7/1/2007 ORE 23,56: RESOCONTO DEGLI HERMES INVIATIMI DAI CRISTIANI DURANTE QUESTE VACANZE. Ulteriore conferma dell’incapacità da parte dei cristiani di difendere la figura di Cristo. Neancora un commento nel mio blog da parte dei cristiani. L’unica cosa che riescono a fare è inviare hermes facendo discorsi generici (che oltretutto non reggono, come illustrerò qui di seguito) senza che mai una volta qualcuno prenda UN SOLO mio post e lo critichi da cima a fondo! Dopo tutto questo tempo che i miei post sono sotto gli occhi di tutti, i cattolici e in generale i cristiani e in generale i monoteisti non sono riusciti a mettere in discussione neanche una virgola di tutto ciò che ho scritto. Ometto i nick di chi mi ha scritto in privato. Martedì 27/12/2006 mi è arrivato un hermes da parte di una 19nne. Non so a che Gesù si riferisca questa ragazza, forse non a quello dei vangeli ufficiali, forse si riferisce a quello di “Jesus Christ Superstar”. Parla di milioni di fans da tutto il mondo che si muovevano per andare a vedere Gesù. Visto che Gesù era tanto amato come mai quando è stata l’ora di salvarlo la folla gridò “Barabba”? Dove stavano gli ultras si Gesù in quel momento così importante per il loro maestro? La folla (e quindi non si può parlare dell’idea di un singolo individuo, ma della stragrande maggioranza delle persone che si trovavano lì in quel momento) preferì salvare un assassino piuttosto che salvare Gesù Cristo. Secondo voi Gesù Cristo era così buono e amato come questa cristiana sostiene? LEI SCRIVE: altrò che se ci pensi cristo è stato la prima vera rockstar......speculazione su di lui,consumismo,morto tradito da chi diceva di amarlo,milioni di fan in tutto il mondo....'ts mica cazzi... IO RISPONDO: Mi mancava solo questo, lo aggiungerò alla collezione. Finora ho sentito molte versioni di Gesù: Gesù comunista, Gesù anarchico, il Gesù ariano dei nazisti, Gesù femminista e ora anche Gesù rockstar. Ma sono solo frutto delle fantasia delle persone. Io critico il Gesù dei vangeli ufficiali. Perché è quello che si cerca di imporre alla società civile. Tutto il resto, ciò che fanno gli anticlericali e chi finge che Gesù sia come lui lo immagina, non fanno altro che difendere e tentare di salvare l'immagine di Gesù, proteggendo così una figura tanto mostruosa come Gesù dei vangeli ufficiali che ha causato CENTINAIA DI MILIONI DI MORTI (PER NON DIRE MILIARDI) nel corso della storia. Questo lo dico dal punto di vista religioso, se invece parli dal punto di vista storico, Gesù Cristo non è mai esistito ed ho accennato nel mio blog come questo disgustoso personaggio sia stato costruito. Milioni? Milioni sono i morti che ha causato. Nessuno l'ha tradito, il tradimento di Giuda non regge, puoi leggerti cosa scrive Claudio Simeoni a proposito del tradimento di Giuda alla pagina http://it.geocities.com/liberazionepagana/cinquec.html LEI NON RISPONDE. Martedì 2/1/2007 una 20enne mi invia un hermes con scritto semplicemente "ciao!" dopodiché pochi minuti dopo in un altro hermes emette un giudizio su ciò che scrivo senza essere in grado di giustificarlo: con due sole parole solo perché scritte in stampatello pensa di poter mettere in discussione i miei lunghissimi post? La superficialità di questo suo intervento fa cadere le braccia ma almeno questa persona cita una mia frase che non condivide così posso darle indicazioni in merito (delle quali dubito che ne tenga in considerazione). Notate il dialogo fra noi due: chi di noi due si rapporta in maniera umile e chi in maniera provocatoria? LEI DICE: "Posso dire che i missionari cristiani provocano danni pesantissimi alle culture e alle civiltà umane". GRANDISSIMA CAZZATA --- IO RISPONDO: Me lo sono inventato io l'articolo di Le Monde del 14/12/2006 che ho riportato nel post del 21/12/2006? Un consiglio per il regalo da chiedere alla Befana: "La posizione della missionaria" della Minimun Fax. LEI DICE: ok grazie! :) SI CONCLUDE MOMENTANEAMENTE QUI IL NOSTRO DIALOGO. Il giorno dopo, questa cristiana mette nel suo blog un post nel quale chiede rispetto ai non credenti nei confronti dei credenti (e non il contrario) dicendo che è stanca di vedere blog che criticano la sua religione. Mi chiedo chi glielo fa fare di leggere i blog che non le piacciono. In sostanza chiede che la sua religione non venga criticata solo per il fatto che lei è stanca di leggere questi blog; è come se io chiedessi ai cristiani di non manifestare il loro pensiero nei loro blog perché sono "stufo" di leggere quelle cose. Secondo i cristiani tutti dovrebbero adeguarsi ai loro gusti, hanno questa pretesa arrogante e se gli altri non si adeguano gridano alla mancanza di rispetto (neanche qualcuno avesse lasciato commenti offensivi nel suo blog) o a volte addirittura alla persecuzione (questo è il livello delle persecuzioni che subiscono i cristiani in Europa). A questo punto, visto che oltretutto nel suo post esalta l'operato dei missionari, mi viene il sospetto che questa persona parli di me visto il modo in cui mi ha risposto alla mia critica nei confronti dell'agire dei missionari. La cosa sarebbe assurda visto che ciò che scrivo non viola nessuna legge e non mi sono inventato niente; se fosse così questa persona non avrebbe nemmeno il minimo concetto di cos'è il rispetto! Oltretutto scrive che questi bloggers tirano “merda a tutti i credenti” (parole sue)! L’affermazione sarebbe di un’imbecillità più unica che rara se fosse rivolta nei miei confronti visto che quando un cristiano mi scrive in privato non pubblico mai il suo nick, lo stesso faccio con lei e non pubblico neppure il suo post (a parte l’unica sua espressione “tira merda a tutti i credenti”) e neppure il titolo del suo post proprio perché non voglio che si possa risalire a chi mi ha scritto in privato. Oltretutto accusa (senza provare) che questi post di critica verso la sua religione vengano scritti per avere più visite e per ottenere qualche commento in più (non si potrebbe dire lo stesso del suo post in difesa dei missionari visto che il suo post ha ottenuto più commenti di tutti i miei ultimi 20 post messi insieme?). Se l'accusa fosse rivolta al mio blog sarebbe del tutto idiota visto che il mio blog è privo del contatore visite e dei commenti non me ne frega niente di quanti siano (mi interessa la qualità non la quantità), fatto sta che da quando sono iscritto a giovani (diversi anni) ho fatto solamente una dedica (oltretutto 6 minuti dopo è uscita una stupida dedica da parte di un cristiano che nemmeno aveva letto il mio blog, ovviamente in 6 minuti, la quale era una dedica sprezzante nei confronti delle mie idee). A questo punto ho chiesto un chiarimento alla cristiana in questione: La sua risposta è l'ulteriore conferma che ciò che scrivo è del tutto nel rispetto delle regole civili. Non si sa a chi si riferiva, secondo me non ci sono tutti questi blog offensivi nei confronti dei cristiani. Da quando sono iscritto a giovani in tutti questi anni ne ho visto solo uno (poi mi sono dimenticato il nick e non l'ho più ritrovato, quindi non è nemmeno un blog "famoso" e non so neppure se esista ancora). Molti cristiani fanno sempre tanto rumore per nulla, si lamentano come ci fosse una moltitudine di persone pronte ad offenderli ma la realtà è ben diversa: hanno le manie di persecuzione e i nemici immaginari (non mi riferisco in particolare a chi mi ha scritto in privato ma in generale a molti cristiani in Europa e in particolare in Italia). Per questo ritengo il post in questione, sensazionalista e inutilmente allarmista (come certi titoloni esagerati in prima pagina nei quotidiani che servono solo a vendere qualche copia in più). Sempre Martedì 2/1/2007, un po' più tardi, mi scrive un 24enne (il dialogo che segue si è svolto il 2 ed il 3/1/2007). La cosa più squallida è che questo cristiano giustifica il suo dio per avere sterminato l’umanità col diluvio universale (apologia al genocidio? So benissimo che il diluvio universale non è mai avvenuto ma per 1600 anni i cristiani hanno insistito a fingere che sia avvenuto! Mi fa schifo sentir dire “ha fatto bene!”) dicendo (parole sue): “Dio lo ha fatto per popoli”! È come dire che gli inquisitori quando bruciavano vivi gli esseri umani, lo facevano per loro: bruciavano il loro corpo ma almeno salvavano l’anima! Che buoni questi inquisitori! Le frasi che seguono il carattere > non sono dette dalla persona in questione ma sono ciò che l'altro ha detto e la persona in questione commenterà di seguito (senza >) (penso che chi è abituato ad usare gli hermes non farà confusione). LUI DICE: Mah, io non ne vedo proprio criminalità....e la storia di Mitra dimostra ben altre cose...! IO RISPONDO: > Mah, io non ne vedo proprio > criminalità.. Non ne vedi? Non esiste peggior cieco di chi non vuole vedere. Riporto da Marco 14 - 48 a 14 - 52 il momento dell’arresto di Gesù Cristo: «Allora Gesù, rispondendo. disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti. Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, ed essi lo afferrarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo. se ne fuggì nudo dalle loro mani.» Che ci faceva Gesù Cristo col giovane nudo? E poi qualcuno cade dalle nuvole quando scopre che esistono i preti pedofili; sarebbe da stupirsi se non ce ne fossero (visto che Gesù Cristo è il loro modello da imitare)! Della criminalità delle parole di Gesù Cristo ho già fatto qualche esempio. Ad un certo punto faccio riferimento a Matteo (da 10-34 a 10-37), dove Gesù Cristo dice: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» E poi qualcuno sostiene che Gesù Cristo sia portatore di un messaggio di pace! Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Ho ripetuto pari pari ciò che avevo già scritto su un mio post precedente nel caso ti fosse sfuggito. Se non sono insegnamenti criminali questi dimmi tu cosa sono! I militari di Carlo detto "il Magno" uccidono (per ordine di Carlo Magno) 4500 pagani sassoni solo perché non si vogliono convertire al cristianesimo, e visto che Carlo Magno ha messo in pratica le parole di Gesù Cristo (quelle di uccidere chi non ha voluto che Cristo regnasse su di loro) è stato fatto santo. Questo è solo uno dei tantissimi esempi, anche i crociati mettevano in pratica queste parole di Gesù Cristo. Queste parole hanno causato 1600 anni di orrore e effettivamente dire criminale è dir poco. Criminale è chi uccide una persona ma degli insegnamenti che causano centinaia di milioni di morti non ci si può limitare a definirli criminali. In realtà sono stato troppo moderato quando ho parlato di "criminalità". Se vuoi approfondire la criminalità di questa icona può leggere cosa scrive Claudio Simeoni alle pagine http://it.geocities.com/collegiodeisalii/infamia.html e http://it.geocities.com/paganoit/index.html > ..e la storia di > Mitra dimostra ben altre cose...! Cosa dimostra? Io di Mithra non ho detto niente se non che era una delle tante divinità solari che prima di Cristo venivano festeggiate il 25 Dicembre (il giorno del Solstizio d'Inverno secondo il calendario Giuliano) e ho spiegato un po' il significato del nome della sua versione romana "Sol Invictus". Ho detto che la particola tonda dei cristiani è stata rubata dalla simbologia pagana (simboleggia il Sole, guarda caso!) e che la nascita di Cristo è stata spostata in un secondo momento per sovrapporlo alle divinità pagane (visto che la festa del 25 Dicembre non riuscivano a cancellarla se ne sono appropriati). D'altra parte non potevano i Cristiani trattare Mithra come Pan. Pan è stato demonizzato, infatti l'immagine del diavolo cristiano è stato copiato da Pan; l'hanno fatto per colpire duramente i devoti di Pan e infamare quel dio pagano. Non potevano fare lo stesso con Mithra visto che aveva molti devoti all'interno dell'esercito romano. Come al solito i cristiani si sono dimostrati spietati coi deboli e paurosi coi forti. Anche il bambinello è un simbolo pagano: è Adone, Zeus, Dioniso, eccetera. Anche la grotta è legata alla simbologia pagana, a questo proposito puoi leggere ciò che scrive Claudio Simeoni alla pagina http://www.freeyabb.com/phpbb/viewtopic.php?p=468&sid=d5992fe421bf2dd600822812d6df3856&mforum=paganesimo Comunque il Mithraismo era un culto misterico (come il cristianesimo guarda caso). I culti misterici arrivarono a Roma molto tardi, nel 200 a. e. v. circa. LUI DICE: Allora sulla frase del pedofilo è chiaro che siano visionarie le vostre (tue) parole, non sta scritto da nessuna part che sia un minore innanzitutto, ma soprattutto non è scritto da nessuna parte che ci siano di mezzo atti osceni o similia. In compenso sono scritti ovunque passi CHIARISSIMI contro la pedofilia "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare" per esempio. Invece la frase "conducete qui i miei nemici ecc ecc" è altrettanto chiramente un riferimento al giudizio divino, chi non ha creduto dovrà essere mandato all'Inferno (ovvero "ucciso") davanti al Suo giudizio. Basta vedere quanti altri passi dimostrino gli insegnamenti di non-violenza di Gesù, sono proprio innumerevoli. Crociate, Carlo magno e tanti altri che hanno interpretato male queste parole evidentemente non possono ritenersi Cristiani, mi pare ovvio. Su mithra l'unica cosa evidente è che il 25 dicembre è stato scelto come data fasulla di nascita di Gesù per far convertire i pagani e per far apprezzare a tutti il cristianesimo, mischiandolo insomma col paganesimo. IO RISPONDO: > Allora sulla frase del pedofilo è > chiaro che siano visionarie le > vostre (tue) parole, non sta > scritto da nessuna part che sia un > minore innanzitutto, ma soprattutto > non è scritto da nessuna parte che > ci siano di mezzo atti osceni o > similia. Il termine "giovane" non puoi leggerlo nel significato moderno del termine. Un ventenne era già considerato un uomo adulto. Se la mia ipotesi non ti convince, qual è la tua? Cosa ci faceva Gesù Cristo di notte col giovane nudo? > In compenso sono scritti > ovunque passi CHIARISSIMI contro > la pedofilia "Ma chi avrà > scandalizzato uno di questi > piccoli che credono in me, meglio > per lui sarebbe che gli fosse > appesa al collo una macina da > mulino e fosse gettato in fondo al > mare" per esempio. "CHIARISSIMI"? Gesù Cristo non parla certo di pedofilia o di sessualità in questo frangente. Questa è solo una TUA interpretazione! Leggi bene ciò che hai scritto: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli CHE CREDONO IN ME", se parlasse di stupro che motivo ci sarebbe di sottolineare "CHE CREDONO IN ME"? Mi sembra più logica l'interpretazione "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, FACENDO Sì CHE NON CREDANO PIù IN ME per lui sarebbe meglio che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare". Cioè lo scandalo consiste nel dire ai bambini che gli insegnamenti di Gesù NON sono buoni e giusti. Dove si dice di non stuprare? Come sempre chi difende Gesù Cristo pensa sempre di avere la “verità” (che non esiste, è solo un concetto astratto) mentre le parole degli altri “è chiaro che siano visionarie”. > Invece la frase "conducete qui i > miei nemici ecc ecc" è altrettanto > chiramente un riferimento al > giudizio divino, chi non ha > creduto dovrà essere mandato > all'Inferno (ovvero "ucciso") > davanti al Suo giudizio. L'Inferno? Anche questa è una tua interpretazione. L'inferno è stato copiato dalle antiche religioni. Nella bibbia non si parla della Gehenna, e solo due dei quattro evangelisti usano la parola inferno. Gesù Cristo più che parlare di inferno, purgatorio o paradiso, parla della resurrezione della carne, un'assurdità del tipo "La notte dei morti viventi" o altri films di zombies. Anche in questo caso tu stai interpretando e di interpretazioni ce ne possono essere a migliaia e ognuno se la gioca come più gli fa comodo mentre io sto leggendo ALLA LETTERA ciò che è scritto e ricordati che nel cristianesimo la parola dio dio è "verbo immutabile". Per i cristiani il fatto che Gesù sia figlio del dio biblico e quindi "dio" stesso è da interpretare o è da leggere alla lettera? Per i cristiani il fatto che la madonna sia "vergine" è da interpretare o da leggere alla lettera? Comunque nei vangeli non si parla di esami ginecologici che dimostrino la "verginità" della madonna. > Basta > vedere quanti altri passi > dimostrino gli insegnamenti di > non-violenza di Gesù, sono proprio > innumerevoli. Perché non me li citi? > Crociate, Carlo magno e tanti > altri che hanno interpretato male > queste parole evidentemente non > possono ritenersi Cristiani, mi > pare ovvio. Le hanno interpretate alla lettera: "Uccidete chi non ha voluto che regnassi su di loro" diceva Cristo. Carlo Magno è stato fatto santo dalla chiesa cattolica mica da me! Vaglielo a dire a Ratzinger che il suo San Carlo Magno non è un cristiano. > Su mithra l'unica cosa evidente è > che il 25 dicembre è stato scelto > come data fasulla di nascita di > Gesù per far convertire i pagani e > per far apprezzare a tutti il > cristianesimo, mischiandolo > insomma col paganesimo. Sì, è ciò che ho detto io: è come quando secoli fa si copriva la carne marcia di spezie per coprirne il fetore e renderla meno immangiabile. LUI DICE: > "CHIARISSIMI"? Gesù Cristo non > parla certo di pedofilia o di > sessualità in questo frangente. > Questa è solo una TUA > interpretazione! Leggi bene ciò > che hai scritto: "Ma chi avrà > scandalizzato uno di questi > piccoli CHE CREDONO IN ME", se > parlasse di stupro che motivo ci > sarebbe di sottolineare "CHE > CREDONO IN ME"? Mi sembra più > logica l'interpretazione "Ma chi > avrà scandalizzato uno di questi > piccoli che credono in me, FACENDO > Sì CHE NON CREDANO PIù A ME per lui > sarebbe meglio che gli fosse appesa > al collo una macina da mulino e > fosse gettato in fondo al mare". > Cioè lo scandalo consiste nel dire > ai bambini che gli insegnamenti di > Gesù NON sono buoni e giusti. Dove > si dice di non stuprare? Come > sempre chi difende Gesù Cristo > pensa sempre di avere la “verità” > (che non esiste, è solo un > concetto astratto) mentre le > parole degli altri “è chiaro che > siano visionarie”. ### > L'Inferno? Anche questa è una tua > interpretazione. L'inferno è stato > copiato dalle antiche religioni. > Nella bibbia non si parla della > Gehenna, e solo due dei quattro > evangelisti usano la parola > inferno. Gesù Cristo più che > parlare di inferno, purgatorio o > paradiso, parla della resurrezione > della carne, un'assurdità del tipo > "La notte dei morti viventi" o > altri films di zombies. Anche in > questo caso tu stai interpretando > e di interpretazioni ce ne possono > essere a migliaia e ognuno se la > gioca come più gli fa comodo > mentre io sto leggendo ALLA > LETTERA ciò che è scritto e > ricordati che nel cristianesimo la > parola dio dio è "verbo > immutabile". ###Le frasi vanno interpretate dal contesto; la mia interpretazione pare evidente se vai ad osservare la parabola che aveva raccontato un secondo prima. Non tutto va letto alla lettera, estrapolando dal contesto. > Per i cristiani il > fatto che Gesù sia figlio del dio > biblico e quindi "dio" stesso è da > interpretare o è da leggere alla > lettera? ###Letteralmente è tutto vero, ma va interpretato nel contesto, e alla luce di altri passi. Gesù è Dio, è detto chiaramente ed è da interpreatre così, nei vari passaggi. > Per i cristiani il fatto > che la madonna sia "vergine" è da > interpretare o da leggere alla > lettera? Comunque nei vangeli non > si parla di esami ginecologici che > dimostrino la "verginità" della > madonna. ###Cosa c'è da interpretare..."non conobbe Giuseppe finchè non ebbe partorito Gesù"...è detto chiaramente che Maria è stata vergine fino al concepimento di Gesù! > Perché non me li citi? ###ama il tuo nemico, non ti dice nulla? perdona fino a 70 volte 7? non uccidere? > Le hanno interpretate alla > lettera: "Uccidete chi non ha > voluto che regnassi su di loro" > diceva Cristo. Carlo Magno è stato > fatto santo dalla chiesa cattolica > mica da me! Vaglielo a dire a > Ratzinger che il suo San Carlo > Magno non è un cristiano. ###Che me frega se ratzinger l'ha fatto santo? Se ha uscciso e fatto altre cose non cristiane, non è stato cristiano. > Sì, è ciò che ho detto io: è come > quando secoli fa si copriva la > carne marcia di spezie per > coprirne il fetore e renderla meno > immangiabile. ###appunto, e quindi? dimostra solo che il 25 dicembre non è il giorno della nascita di Gesù, e quindi? IO RISPONDO: > ###Le frasi vanno interpretate dal > contesto; la mia interpretazione > pare evidente se vai ad osservare > la parabola che aveva raccontato > un secondo prima. La parabola delle mine è sotto gli occhi di tutti e tutti possono verificare. Non vedo questo “evidente” riferimento all’inferno che tu accenni. È evidente a te perché è ciò che vuoi vedere. > Non tutto va > letto alla lettera, estrapolando > dal contesto. Sono d’accordo che un’affermazione va letta nel suo contesto e non isolata dall’insieme ma nel mio post non ho criticato la tua interpretazione anche perché ogni cristiano ha le proprie interpretazioni. È assurdo e dispersivo mettersi a criticare le fantasie di ogni singolo cristiano. Io critico ciò che è LA FONTE DI LETTURA O DI INTERPRETAZIONE PER OGNI CRISTIANO, cioè i vangeli ufficiali, i quali sono il punto in comune e di partenza per ogni cristiano (sia per quelli che leggono alla lettera, sia per quelli che interpretano). Si interpreta per ciò che c’è scritto. Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Come può essere interpretato questo messaggio? Non certo come un messaggio di pace. La interpretazione sarà: “Se proprio non posso uccidere chi non si sottomette a Cristo cercherò di farlo sbattere in galera”. Non può essere certo interpretato come: “Cerchiamo di dialogare”. Quello che voglio dire è che se qualcuno ha intenzione di interpretare è giusto che lo faccia nella direzione che indica ciò che è scritto, non ne può stravolgere il significato inserendo elementi (come tu fai con l’inferno) che all’interno della parabola non c’entrano, almeno che ad una persona più che comprendere, gli interessi arrampicarsi sugli specchi pur di non perdere le proprie certezze. Ci sono versioni diverse nei vari vangeli cristiani per quanto riguarda l’ultima frase della parabola delle mine: in alcune c’è scritto “uccidere”, in altre “scannare”, in altre “sgozzare”, eccetera… Alla fine, dopo aver letto tutte queste versioni forse un’idea più chiara di questo messaggio ce l’avrai. > ###Letteralmente è tutto vero, ma > va interpretato nel contesto, e > alla luce di altri passi. Gesù è > Dio, è detto chiaramente ed è da > interpreatre così, nei vari > passaggi. Come è detto chiaramente: «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Lo vedi che quando ti fa comodo leggi alla lettera e quando una cosa non ti piace allora interpreti? > ###Cosa c'è da interpretare..."non > conobbe Giuseppe finchè non ebbe > partorito Gesù"...è detto > chiaramente che Maria è stata > vergine fino al concepimento di > Gesù! Sì, Giuseppe, ma non esisteva solo Giuseppe, non era l’unico uomo che esisteva da quelle parti. Il significato della parola “vergine” è stato storpiato nel corso del tempo. Originalmente significava essere una donna libera, non impegnata; quindi era un riferimento alla persona, mentre col cristianesimo il significato è stato storpiato e la donna perde il suo valore, non è più la persona che conta ma è la vagina! Per il cristianesimo Maria è la pura, tutte le altre donne sono peccatrici! Quanta repressione sessuale ha portato questa figura mostruosa! Maria è la donna oggetto che al comando del suo dio “metterai alla luce mio figlio” sa solo dire “sì padrone!”. Maria potrebbero farla la santa patrona dei maschilisti. > ###ama il tuo nemico, non ti dice > nulla? > perdona fino a 70 volte 7? > non uccidere? “Non uccidere” è un comandamento dell’antico testamento. Sei stato proprio tu a dire che un’affermazione “va interpretato nel contesto, e alla luce di altri passi.”. Con che faccia tosta uno che ha distrutto l’umanità col diluvio universale può venirmi a dire “non uccidere”? Lui (e quindi chi lo rappresenta) può uccidere e quindi gli altri non possono neppure difendersi da lui (e quindi chi lo rappresenta) con la stessa arma. Comodo! Ama il tuo nemico? Come i sentimenti si potessero imporre! D’altra parte Cristo è quello che dice: “Fermati vento!”. Lui dice “Porgi l’altra guancia!” ma non dice “IO, Gesù Cristo porgo l’altra guancia!”, quindi Cristo (o chi lo rappresenta) prima dà una sberla e poi dice: “Porgi l’altra guancia!”. E se uno non vuole porgere l’altra guancia? Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». > ###Che me frega se ratzinger l'ha > fatto santo? Se ha uscciso e fatto > altre cose non cristiane, non è > stato cristiano. Uccidere i pagani è del tutto cristiano. Una religione è fatta dagli uomini, se non esistessero i praticanti di quella religione, non esisterebbe la religione in questione. Il cristianesimo è stato costruito e praticato dagli uomini, il cristianesimo non è quello delle tue fantasie, quello che pensi è ciò che TU VORRESTI CHE FOSSE il cristianesimo! Il cristianesimo è ciò che i cristiani dicono e fanno. La fantasia è utile finché la si riconosce tale ma quando la si confonde con la realtà allora cominciano i guai. I cristiani sono abituati a pensare ad un dio mai esistito come fosse reale e così facendo costruiscono la loro fantasia pensando ad un dio come lo vorrebbero loro ed un Cristo come vorrebbero loro e confondono il cristianesimo delle loro fantasie con il cristianesimo reale. Ma facendo così si difendono insegnamenti criminali; anche se TU li interpreti come ti piace, durante questi ultimi 1600 anni sono stati presi alla lettera e i cristiani più integralisti lo fanno tuttora e lo faranno anche nel futuro: è ora di darci un taglio! > ###appunto, e quindi? dimostra > solo che il 25 dicembre non è il > giorno della nascita di Gesù, e > quindi? E quindi cosa? Sei stato tu a tirare in ballo Mithra e dire: “la storia di Mitra dimostra ben altre cose...!”. Non ho ancora capito cosa volevi dire con quella frase! Non esiste nessuna prova storica dell’esistenza di Gesù Cristo. Nel mio post del 16/12/2006 c’è scritto come è stato costruito questo personaggio: non ci sono analogie solo con Mithra ma anche la sua nascita, crocifissione (con tanto di tradimento e tortura), morte e resurrezione è stata copiata da miti precedenti. La sua crocifissione è stata pure scopiazzata male, infatti nel mito da cui era stata copiata aveva senso il tradimento e la tortura mentre nel nuovo testamento non ha molto senso. LUI DICE: > La parabola delle mine è sotto gli > occhi di tutti e tutti possono > verificare. Non vedo questo > “evidente” riferimento all’inferno > che tu accenni. È evidente a te > perché è ciò che vuoi vedere. ###E' evidente alla luce della parabola e di ciò che aveva detto prima. > Sono d’accordo che un’affermazione > va letta nel suo contesto e non > isolata dall’insieme ma nel mio > post non ho criticato la tua > interpretazione anche perché ogni > cristiano ha le proprie > interpretazioni. È assurdo e > dispersivo mettersi a criticare le > fantasie di ogni singolo cristiano. > Io critico ciò che è LA FONTE DI > LETTURA O DI INTERPRETAZIONE PER > OGNI CRISTIANO, cioè i vangeli > ufficiali, i quali sono il punto > in comune e di partenza per ogni > cristiano (sia per quelli che > leggono alla lettera, sia per > quelli che interpretano). Si > interpreta per ciò che c’è > scritto. Gesù Cristo dice (Luca > 19-27): > «Inoltre, conducete qui i miei > nemici, che non hanno voluto che > io regnassi su di loro e > uccideteli alla mia presenza.». > Come può essere interpretato > questo messaggio? Non certo come > un messaggio di pace. La > interpretazione sarà: “Se proprio > non posso uccidere chi non si > sottomette a Cristo cercherò di > farlo sbattere in galera”. Non può > essere certo interpretato come: > “Cerchiamo di dialogare”. Quello > che voglio dire è che se qualcuno > ha intenzione di interpretare è > giusto che lo faccia nella > direzione che indica ciò che è > scritto, non ne può stravolgere il > significato inserendo elementi > (come tu fai con l’inferno) che > all’interno della parabola non > c’entrano, almeno che ad una > persona più che comprendere, gli > interessi arrampicarsi sugli > specchi pur di non perdere le > proprie certezze. Ci sono versioni > diverse nei vari vangeli cristiani > per quanto riguarda l’ultima frase > della parabola delle mine: in > alcune c’è scritto “uccidere”, in > altre “scannare”, in altre > “sgozzare”, eccetera… Alla fine, > dopo aver letto tutte queste > versioni forse un’idea più chiara > di questo messaggio ce l’avrai. ###Per me non cambia, sono certo sia quella l'interpretazione. >> Sì, Giuseppe, ma non esisteva solo > Giuseppe, non era l’unico uomo che > esisteva da quelle parti. Il > significato della parola “vergine” > è stato storpiato nel corso del > tempo. Originalmente significava > essere una donna libera, non > impegnata; quindi era un > riferimento alla persona, mentre > col cristianesimo il significato è > stato storpiato e la donna perde il > suo valore, non è più la persona > che conta ma è la vagina! Per il > cristianesimo Maria è la pura, > tutte le altre donne sono > peccatrici! Quanta repressione > sessuale ha portato questa figura > mostruosa! Maria è la donna > oggetto che al comando del suo dio > “metterai alla luce mio figlio” sa > solo dire “sì padrone!”. Maria > potrebbero farla la santa patrona > dei maschilisti. ###Non ci vedo tutto quello che hai scritto...non conoscere Giuseppe significa non averci fatto nulla di sessuale. > “Non uccidere” è un comandamento > dell’antico testamento. Sei stato > proprio tu a dire che > un’affermazione “va interpretato > nel contesto, e alla luce di altri > passi.”. Con che faccia tosta uno > che ha distrutto l’umanità col > diluvio universale può venirmi a > dire “non uccidere”? Lui (e quindi > chi lo rappresenta) può uccidere e > quindi gli altri non possono > neppure difendersi da lui (e > quindi chi lo rappresenta) con la > stessa arma. ###Dio lo ha fatto per popoli che, nel vechcipo testamenteo, hanno proprio voltato le spalle a Lui...Ma nel nuovo c'ha mandato Gesù! > Comodo! Ama il tuo > nemico? Come i sentimenti si > potessero imporre! D’altra parte > Cristo è quello che dice: “Fermati > vento!”. Lui dice “Porgi l’altra > guancia!” ma non dice “IO, Gesù > Cristo porgo l’altra guancia!”, > quindi Cristo (o chi lo > rappresenta) prima dà una sberla e > poi dice: “Porgi l’altra guancia!”. ###Veramente quando l'hanno arrestato non si è per niente ribellato! > Uccidere i pagani è del tutto > cristiano. Una religione è fatta > dagli uomini, se non esistessero i > praticanti di quella religione, non > esisterebbe la religione in > questione. Il cristianesimo è > stato costruito e praticato dagli > uomini, il cristianesimo non è > quello delle tue fantasie, quello > che pensi è ciò che TU VORRESTI > CHE FOSSE il cristianesimo! Il > cristianesimo è ciò che i > cristiani dicono e fanno. La > fantasia è utile finché la si > riconosce tale ma quando la si > confonde con la realtà allora > cominciano i guai. I cristiani > sono abituati a pensare ad un dio > mai esistito come fosse reale e > così facendo costruiscono la loro > fantasia pensando ad un dio come > lo vorrebbero loro ed un Cristo > come vorrebbero loro e confondono > il cristianesimo delle loro > fantasie con il cristianesimo > reale. Ma facendo così si > difendono insegnamenti criminali; > anche se TU li interpreti come ti > piace, durante questi ultimi 1600 > anni sono stati presi alla lettera > e i cristiani più integralisti lo > fanno tuttora e lo faranno anche > nel futuro: è ora di darci un > taglio! ###se prendi alla lettera e comprendi tutot, si capisce che Dio è amore, mica altro! il messaggio di Gesù è fondato sulla non-violenza IO RISPONDO: > ###E' evidente alla luce della > parabola e di ciò che aveva detto > prima. Non farmi ripetere le cose come un pappagallo: è evidente ai TUOI occhi perché così la vuoi vedere! Ti riporto tutta la parabola delle mine (Luca da 19-12 a 19-17), dimmi da dove deduci che Gesù stia facendo riferimento all'inferno. Disse dunque: «Un uomo nobile andò in un paese lontano, per ricevere l'investitura di un regno e poi tornare. E, chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine, e disse loro: "Trafficate fino al mio ritorno". Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un'ambasciata, dicendo: "Non vogliamo che costui regni su di noi". Ora, quando fu di ritorno, dopo aver ricevuto l'investitura del regno fece chiamare quei servi ai quali aveva dato il denaro per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato trafficando. Allora si fece avanti il primo e disse: "Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine"; ed egli disse: "Bene, servo buono poiché sei stato fedele in cosa minima, ricevi il governo su dieci città Venne poi il secondo, dicendo: "Signore, la tua mina ha fruttato altre cinque mine"; ed egli disse anche a costui: "Tu pure sii capo di cinque città". Venne poi un altro, che disse: "Signore, ecco la tua mina che ho tenuta riposta in un fazzoletto perché ho avuto paura di te, che sei un uomo severo; tu prendi ciò che non hai depositato e mieti ciò che non hai seminato". E il suo signore gli disse: "Ti giudicherò dalle tue stesse parole, malvagio servo; tu sapevi che sono un uomo duro, che prendo ciò che non ho depositato e mieto ciò che non ho seminato; perché non hai depositato il mio denaro in banca; così, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l'interesse?" Disse poi ai presenti: "Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine". Ed essi gli dissero: "Signore, egli ha dieci mine". "Poiché io vi dico che a chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza. > ###Per me non cambia, sono certo > sia quella l'interpretazione. Io con le altre persone posso confrontarmi con la logica, davanti agli atti di fede non c'è nulla che possa fare. Io non devo convertire nessuno, trovo costruttivo discutere e cercare di capire. > ###Non ci vedo tutto quello che > hai scritto...non conoscere > Giuseppe significa non averci > fatto nulla di sessuale. Se con Giuseppe non aveva fatto nulla, con gli altri cosa ha fatto? Non si sà. > ###Dio lo ha fatto per popoli che, > nel vechcipo testamenteo, hanno > proprio voltato le spalle a > Lui... Non mi risulta che qualche essere umano abbia cercato di distruggere l'eden. Non è questo dio che ha voltato le spalle agli uomini? Se gli uomini fanno quello che vuole lui allora vivranno altrimenti li stermina tutti! Stai giustificando uno che si vanta di aver distrutto l'umanità col diluvio universale! Stai giustificando un genocida! > Ma nel nuovo c'ha mandato > Gesù! Ci mancava pure lui! Se qualcuno sostenesse oggi di essere figlio del dio biblico verrebbe rinchiuso in manicomio. > ###Veramente quando l'hanno > arrestato non si è per niente > ribellato! Perché così aveva deciso il suo padre padrone! > ###se prendi alla lettera e > comprendi tutot, si capisce che > Dio è amore, mica altro! Sì, certo: distruggere l'umanità col diluvio universale per te è amore, tientelo te questo tipo di amore, io non voglio averne niente a che fare! Per te allora significa amore prendere alla lettera questo: Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». > il > messaggio di Gesù è fondato sulla > non-violenza Sì, certo, come il passo precedente che ti ho citato, oppure come questo: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» Che pacifista questo Gesù! Se questo è il tuo concetto di non-violenza, io non voglio averne niente a che fare. Stai facendo affermazioni, tipo quella del Gesù non-violento o quella del dio amorevole che non sei in grado di giustificare. Alla luce dei fatti, analizzando i vangeli emerge un Gesù Cristo tutt'altro che non-violento e analizzando l'antico testamento emerge un dio tutt'altro che amorevole nei confronti degli esseri umani. I cristiani inculcano ai bambini che Gesù e suo padre sono buoni e giusti, dopodiché neppure davanti all'evidenza riescono a smuovere un po' questa credenza aprioristica che pesa sugli individui come un macigno. Inutile discutere con la logica: quando uno VUOLE che Gesù e suo padre siano buoni e giusti li vedrà sempre così. E intanto, per colpa di queste fantasie, noi tutti ci rimettiamo in quanto si continua a riproporre alla società civile un dio genocida e gli insegnamenti criminali di Gesù Cristo, e tutto ciò è possibile proprio perché vengono presentati come buoni e giusti. LUI NON RISPONDE. Dopodiché, il 4/1/2007 ho scritto ad una cristiana che mi ha scritto già in passato (vedete i post del 29/11, 1/12 e 3/12). Questa ha sempre il vizio di dire che Gesù Cristo è morto per noi (mi verrebbe voglia di dirle: “Parla per te! È morto per te, non per me! Io di lui non voglio averci nulla a che fare! Tenetevelo voi cristiani il vostro Gesù, io preferisco vivere! Non gliel’ho ordinato io di morire! Prenditela col suo padre padrone che gliel’ha ordinato di fare!”), la cosa più grave è che gliel’ho già spiegato che la crocefissione non è un dato storico ma è tratta da un testo “religioso” e non certo storico e le avevo già spiegato da dove era stata copiata la storia crocifissione: dal mito di Ermia! Guardate come si conclude il dialogo: lei ha il dono (quindi lei è la prediletta e gli altri sono sfigati)! Il seguente dialogo si è svolto dal 4 al 6/1/2007. LEI DICE: okay ti spiego io ti avevo risp e avevo scritto un poema: che esistono prove reali e concrete sul fatto che sia esistito gesù, tipo una roccia in palestina e uno storico e altre che ora non ho sotto mano.... ps nn m mandava l'hermes IO RISPONDO: Se la prova è quella specie di incisione "Giuseppe, fratello di Gesù..." eccetera l'hanno già analizzata e hanno scoperto che è un falso! LEI DICE: hanno scoperto hanno scoperto e la bla bla,.. l'uomo NONE' PERFETTTO E NON Eì ONNIPOTENTE -------- IO RISPONDO: > hanno scoperto hanno scoperto e > la bla bla,.. Allora era proprio quella la "prova"! Ahahahaaaaaa! > l'uomo NONE' PERFETTTO E > NON Eì ONNIPOTENTE Lo so, non esiste l'onnipotenza e neanche la perfezione. LEI DICE: e poi il cristianesimo nn è una religione lo sai?? IO RISPONDO: Lo sò, io sono un pagano politeista, il paganesimo politeista è una religione, il cristianesimo è superstizione. LEI DICE: SUPERSTIZIONE - credenza determinata DALL'IGNORANZA e DALLA SUGESTIONE per cui s tende ad attribuire a cause occulte o soprannaturali avvenimenti che possono essere spiegati con cause naturali SUGGESTIONE -fenomeno psicologico per cui un idea, sentim, comport s'impongono allo spirito, per l'azione ripetuta di una forza esterna irresistibile -ipnotica- ..leggilo bene.. no no non puoi chiamarla così IO RISPONDO: E come vuoi chiamarla? Quando c'è gente che pensa che a forza di mangiare particole andrà in paradiso secondo te questa non è superstizione? > SUPERSTIZIONE - credenza > determinata DALL'IGNORANZA e DALLA > SUGESTIONE per cui s tende ad > attribuire a cause occulte o > soprannaturali avvenimenti che > possono essere spiegati con cause > naturali Tipo la stigmate di padre pio o le statue della madonna che lacrimano! LEI DICE: la particola è solo un simbolo dell'amore di dio perchè rappresenta fisicamente che lui si e sacrificato per noi,, mai ho pensato k più le mangio più sn sicura d andare in paradiso, ma anzi sn la prima k dice k i BASABANCHI sn le persone peggio! ma credo che sia giusto coltivare la mia spiritualità attrv iol cristianesimo, perchè ha dei bei valori IO RISPONDO: > la particola è solo un simbolo > dell'amore di dio perchè rappresenta > fisicamente che lui si e sacrificato > per noi,, No, la particola è una simbologia pagana di cui i cristiani si sono appropriati ed hanno finto che sia un loro simbolo. La particola tonda rappresenta il Sole, Mithra! La festa del Sol Invictus Mithra guarda caso era festeggiata il 25 Dicembre. > mai ho > pensato k più le mangio più sn > sicura d andare in paradiso, È un modo di dire: i rituali cattolici li fa il prete e i fedeli devono ripetere come pappagalli ciò che dice di fare il prete, non esiste nessuno spazio per le scelte dei singoli, i cattolici non sono abituati ad essere attori ma sono educati a fare gli spettatori. > ma anzi sn la prima k dice k i > BASABANCHI sn le persone peggio! > ma credo che sia giusto coltivare > la mia spiritualità attrv iol > cristianesimo, perchè ha dei bei > valori Bei valori? Riporto da Marco 14 - 48 a 14 - 52 il momento dell’arresto di Gesù Cristo: «Allora Gesù, rispondendo. disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti. Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, ed essi lo afferrarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo. se ne fuggì nudo dalle loro mani.» Che ci faceva Gesù Cristo col giovane nudo? E poi qualcuno cade dalle nuvole quando scopre che esistono i preti pedofili; sarebbe da stupirsi se non ce ne fossero (visto che Gesù Cristo è il loro modello da imitare)! Della criminalità delle parole di Gesù Cristo ho già fatto qualche esempio. Ad un certo punto faccio riferimento a Matteo (da 10-34 a 10-37), dove Gesù Cristo dice: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» E poi qualcuno sostiene che Gesù Cristo sia portatore di un messaggio di pace! Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». LEI DICE: allora k la particola sia cristiana o pagana a me proprio nn sbatte niente, perchè ogni cosa assume un significato dentro di me pert questo dico k sono cristianaq,.. perchè la reli gione entra in me, nn m fermo -cm sembra tu faccia- al perchè dll cs, al qnd le hanno create ecc ecc ma la vedo da un altro punto, qll spirituale, la fede.. IO RISPONDO: Nel paganesimo è fondamentale chiedersi il perché delle cose! Nel cristianesimo non ci si chiede il perché delle cose. Questa è una delle tante differenze che c'è fra religione e superstizione. La gente non si chiede perché il numero 17 porta sfiga, per loro porta sfiga perché qualcuno gliel'ha detto e basta! Questo è un'altro esempio di superstizione! Lo stesso i cristiani: qualcuno ha detto a loro che Gesù e il loro dio sono buoni e questo basta a loro per crederci! > allora k la particola sia > cristiana o pagana a me proprio nn > sbatte niente, perchè ogni cosa > assume un significato dentro di me > pert questo dico k sono > cristianaq,.. perchè la reli gione > entra in me, nn m fermo -cm sembra > tu faccia- al perchè dll cs, al > qnd le hanno create ecc ecc ma la > vedo da un altro punto, qll > spirituale, Io non mi fermo a chiedermi il perché delle cose ma pratico la mia religio. Ma il chiedersi il perché delle cose è importante e se non lo faccio le mie azioni sarebbero prive di significato e in quel caso non sarebbe religio ma superstitio, sarei come un cristiano. > la fede.. La fede (nel senso moderno del temine) la lascio ai disperati, non so cosa farmene. Non sono ridotto così male da averne bisogno. LEI DICE: ma le cose infondate si sgammano subito 1 in romano VIXI vissuto già -morto- circa- cmq ora mi sconnetto.. e è il cuorek t fa credere mentre nll superstiz no.. IO RISPONDO: Io lo so, anche tu lo sai che VIXI ha come unico anagramma il numero XVII e nessun altro numero! Ma sai quanti non lo sanno! Gesù Cristo ci si mette di più a sgamarlo perché ormai le persone sono condizionate nei loro sentimenti! Nessuno ha mai pregato il numero 17 ma l'hanno fatto con Gesù Cristo. Ciò che ti fa credere è la paura, come nella superstizione. Si ha paura di perdere quell'appiglio. Qulacuno ha addirittura paura di essere punito dal suo dio se tenta di metterlo in discussione quindi non provano neanche a pensare alla non esistenza. Altri invece hanno altri motivi, ma sono solo determinati da problemi di tipo emotivo. LEI DICE: lo metto spesso in discussione e i dubbi fanno parte della fede, come le liti fanno parte dell'amore -di coppia- IO RISPONDO: Sì? Nelle nostre discussioni non l'ho mai notato. Non ho notato dubbi, solo atti di fede da parte tua. LEI DICE: ma perchè nn ne discuto cn te! > Io non mi fermo a chiedermi il > perché delle cose ma pratico la > mia religio. Ma il chiedersi il > perché delle cose è importante e > se non lo faccio le mie azioni > sarebbero prive di significato e > in quel caso non sarebbe religio > ma superstitio, sarei come un > cristiano. >> la fede.. > La fede (nel senso moderno del > temine) la lascio ai disperati, > non so cosa farmene. Non sono > ridotto così male da averne > bisogno. non è che ci credi cecamente, vuol dire avere i momenti belli e brutti cm col moroso!!! cioè nn è ke se tu m dici k k il blu è viola io c credo perchè ho fede in te,.. ma qll k voglio dire è k certe cs ank senza averle in mano le percepisci.. IO RISPONDO: Come no, ti dicono che il male è bene e ci credi, cosa cambia. Se fin da piccola ti mostrano il colore blu e ti dicono: "Guarda! Questo è viola!", tu sarai convinta che è viola. LEI RISPONDE: nn so + che dirti IO DICO: > non è che ci credi cecamente, vuol > dire avere i momenti belli e brutti > cm col moroso!!! cioè nn è ke se tu > m dici k k il blu è viola io c > credo perchè ho fede in te,.. ma > qll k voglio dire è k certe cs ank > senza averle in mano le > percepisci.. Quando la percezione viene riportata nel piano della ragione, questa farà i conti con la nostra cultura. Se nessuno ti avesse parlato di Gesù Cristo e del dio biblico tu non sapresti neanche della loro esistenza. LEI DICE: verissimo! ma direi che esisre una forza k muove tt, un amore universale e dato k io sono nata qui contemplo qst forza attr il dio cristiano IO RISPONDO: Non c'è un'unica forza, le forze sono molteplici. Questa è la principale differenza religiosa fra noi due: tu sei monoteista mentre io sono politeista. LEI DICE: ma nn credi che le forze insieme legano/creano/uniscono tutto e quindi diventa un unica grande cosa: il tt? IO RISPONDO: Il tutto è la Coscienza Universo. LEI DICE (ometto le informazioni personali): cmq ovvio k i dubbi ci sn, se nn c fossero sarebbe da preoccuparsi!! ora m devo sconnettere fra un po ma per dirti io nn so spiegarti il perchè la pranoterapia funzioni, ma [...],.mentre i dottori razionali -cm te- volevano [...]! IO RISPONDO: Non sono un razionalista, io sono una persona religiosa. La pranoterapia ha funzionato ma non c'è stato nessun "miracolo" da parte del dio biblico. Esistono delle forze dentro di noi che sono di autoconvincimento e autoguarigione, l'ha già dimostrato la scienza. I dottori probabilmente avevano deciso così per andare sul sicuro e non rischiare il peggio. LEI DICE (ometto le informazioni personali): la scienza dimostra ben poco.. perchè nn siamo noi forti, è la forza d dio ke attrverso di noi si rivela. quando sn diventata prima nazionale [...] d certo nn è stato grazie a me, ma grazie a dio k m ha dato il dono, ovvio k poi lo devo coltivare io IO RISPONDO: > la scienza dimostra ben poco.. La scienza ha dimostrato molto di più di tutti i cristiani messi insieme. > perchè nn siamo noi forti, è la forza > d dio ke attrverso di noi si rivela. Dimostrami questo allora visto che la scienza dimostra poco! Tu non sei in grado di dimostrare un 23 Dicembre 2006
Quanto criminali erano i primi cristiani!Un luogo comune abbastanza propagandato da certi anticlericali è che il cristianesimo sia nato con scopi “nobili” e solo dopo, quando la chiesa ebbe il potere, il cristianesimo cominciò a rappresentare un problema. Niente di più falso, ho già illustrato nel post del 16/12/2006 l’ideologia criminale di fondo che c’è negli insegnamenti di Cristo. Ho già spiegato quanto criminali erano gli zeloti, da cui poi venne elaborata la figura di Gesù Cristo. Gli zeloti nacquero nel 6 e poi nel 66 fecero scoppiare la guerra giudaica che si concluse nel 70. Fu intorno al 70 che vennero scritti i primi vangeli. Ma cosa dice il fondatore del cristianesimo, ovvero Paolo di Tarso, nel nuovo testamento? Ecco cosa scrive Karlheinz Deschner in “Storia criminale del Cristianesimo – Tomo I: L’età arcaica” a pagina172:
«Certo, Paolo non mancò di sferzare anche i pagani, nel momento in cui affermava che essi "si dibattono nella vacuità del loro spirito e nel buio delle loro menti", nell'"ignoranza", nell’ottusità", nell'"ostinazione", sempre pronti a "commettere ogni sorta di atti disonesti", sempre disposti all'"ingiustizia, alla perfidia, all' avidità, alla malvagità, pieni d' invidia e di desiderio di prevaricare", "degni, secondo it giudizio di Dio, di essere condannati a morte!" Muovendosi nel solco della tradizione ebraica da lui tanto detestata, Paolo proclamava che l'"idolatria" genera cupidigia e lussuria, e, frequentemente, menzionava gli "idolatri" in connessione con i ladri. Ancora, egli stigmatizzava i pagani come bestemmiatori, lussuriosi, ubriaconi, gente sempre pronta a parlare alle spalle, calunniatori, empi. Invitava a guardarsi dalle loro feste, interdiva la partecipazione al culto dei loro "idoli", ai loro banchetti sacri, invitava ad astenersi da qualsiasi "forma di comunione con it diavolo", "dal bere e dal mangiare con il demonio". E dei filosofi pagani cosa pensava Paolo? "Poiché si sono ritenuti saggi, non sono stati altro che degli stolti".18 Già nel Nuovo Testamento divampa, dunque, la fiamma dell' odio contro paganesimo. Senza mezzi termini la prima lettera a Pietro considerava i costumi di vita pagani detestabili come lo sono "1' ubriachezza, la golosità, l'orribile idolatria". L'Apocalisse di Giovanni dileggiava Babilonia - appellativo riservato a Roma e al suo impero -come "dimora del diavolo", "prigione degli spiriti impuri". Nel testo giovanneo l'"idolatria" veniva messa sullo stesso piano dell' assassinio; un'unica condanna investiva gli assassini, i "miscredenti, i sacrilegi e gli sterminatori"; i "lussuriosi, gli stregoni... e tutti i bugiardi finiranno nella pozza dove ardono fuoco e zolfo". Il paganesimo, la "bestia", vive, infatti "dove dimora Satana", "dove ha sede il suo trono". "Cristo pascerà i pagani con un bastone di ferro, e li farà a pezzi come stoviglie di terracotta". Tutti i primi autori cristiani, i più aperti, secondo E. C. Dewick, condivisero tale "atteggiamento d'intransigente ostilità".'9». Tutto questo odio di Paolo di Tarso accompagnò i primissimi cristiani dal 70 in poi. E poi gli anticlericali dicono che la chiesa cattolica fa danni perché non segue l’insegnamento di Gesù Cristo! In realtà i danni li fanno proprio perché mettono in pratica le parole dei vangeli ufficiali! Mettono in pratica le parole di Gesù Cristo e di Paolo di Tarso e per questo causano danni terribili agli esseri umani. In seguito cosa successe? Sempre dallo stesso libro, da pagina 168 in poi: «La tematica antipagana presso i primi autori cristiani Nel momento in cui cominciarono a impetrare la liberta di culto, i Cristiani dettero inizio anche alla polemica contro i pagani, come a suo tempo avevano fatto con gli Ebrei e gli "eretici". Tale polemica, in principio sporadica e quasi casuale, assunse rapidamente vaste proporzioni, e, dalla fine del II secolo, allorché i Cristiani cominciarono a sentirsi sempre piu forti, s'intensifice nei toni e nei modi. Gia a partire dal regno di Marco Aurelio (161-180) si conoscono i nomi di sei apologeti cristiani e tre opere apologetiche (di Atenagora, di Taziano e di Teofilo).7 I temi antipagani erano numerosi ma, come accadrà anche in seguito, privi di organicità. Essi riguardavano la teogonia pagana e la mitologia, il politeismo, l'essenza della divinità, la natura e i modi della sua raffigurazione, l'origine diabolica dell'"idolatria". Questa era ritenuta dai Cristiani il crimine peggiore e, nei primi tre secoli dopo Cristo, comport6 per chi la praticasse l'espulsione dalla comunità.8 Le argomentazioni prodotte dalla pubblicistica del primo Cristianesimo - ma anche successivamente - erano, in realtà, assai poco convincenti e prive di efficacia da un punto di vista letterario (Wlosok), cosi da esercitare un influsso pressoché nullo sull'opinione comune e tantomeno sul mondo politico. Erano paragonabili a una corrente piatta e opaca, destinata a non conoscere nei secoli sostanziali cambiamenti. Alcuni scrittori cristiani, come Eusebio e Attanasio, arrivarono a prendere di mira come bersaglio polemico persino i filosofi presocratici! Non da ultimo, gia in età paleocristiana, furono messi alla berlina i racconti sulle avventure amorose degli dei, considerate troppo osceni, nonché le rappresentazioni figurative del culto della divinità.9 Agli occhi dei Cristiani i miti antichi apparivano come sconvenienti e terribilmente scandalosi, traboccavano di "amores", "cupiditas", vizi. Arnobio di Sicca, maestro di Lattanzio, nei suoi sette libri pateticamente verbosi Contro i pagani, affermava che gli dei pagani non erano altro che una stirpe "di cani e maiali", "figure riprovevoli i cui nomi, una bocca pudica, provava ritegno persino a pronunciare". Egli biasimava il fatto che, "alla maniera di bestie sfrenate", le divinità pagane si abbandonassero alle passioni, si dessero "con folle avidità a rapporti di ogni genere", a "sudici accoppiamenti". Arnobio, al pari di altri "padri", compile una lunga lista di amori celebri, quelli di Giove con Cere, Leda, Danae, Alcmena, Elettra, con migliaia di vergini e di donne sposate, con giovanetti: "ovunque imperversa Giove..., al punto di avere l'impressione che la vittima designata sia nata solo per essere it seme della discordia, la causa di oltraggi, per fornire l'argomento di rappresentazioni oscene da tenere in quei teatri-cloache" che andrebbero demoliti alle fondamenta, cosi come molti testi e molti scritti andrebbero bruciati.10 Se una divinità causava la rottura di un matrimonio, ciò era molto più grave dell' invio del diluvio universale! Le storie sugli dei raccontate da Omero o da Esiodo sembravano ai Cristiani estremamente ridicole. Eppure lo Spirito Santo aveva potuto mettere incinta una fanciulla senza intaccare la sua verginità, secondo quanto asseriva con la massima serietà uno dei pie noti esponenti del mondo cattolico dell'antichità, Ambrogio (la cui "grandezza" di certo "non risiede nell' originalità del pensiero": Wytzes), ricorrendo all' esempio degli avvoltoi che si riproducono in assenza di rapporti sessuali. "Perché ritenere impossibile che si sia verificato per la madre di Dio, ciò che comunemente accade per gli avvoltoi? Essi concepiscono senza bisogno dei maschi e nessuno solleva dubbi in proposito; poiché invece Maria ha generato senza aver consumato matrimonio, allora si mette in discussione la sua purezza". Che i pagani seppellissero un'immagine della divinità, la piangessero e poi con grandi cerimonie ne festeggiassero la resurrezione destava il riso dei Cristiani che pure celebravano il Venerdì santo e la liturgia pasquale. Non meno "scientifiche" erano le prove addotte da Ambrogio per la resurrezione di Cristo: la metamorfosi dei bachi da seta, i colori cangianti del manto dei camaleonti e delle lepri, la resurrezione della fenice!11 I Cristiani riprovavano il fatto che i pagani venerassero le creature invece del loro creatore e uno spunto polemico costantemente ricorrente riguardava la natura delle immagini delle divinità: "Si prostrano dinanzi a un abbozzo prodotto dalle loro mani", deplorava Isaia. Sempre a questo proposito, il salmo 115 proclamava in tono di scherno: "hanno bocche ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchie ma non odono, hanno nasi eppure non sentono gli odori...". In realtà, la religione antica non identificava affatto tali raffigurazioni delle divinità con le divinità stesse. Ma agli occhi dei Cristiani questi dei apparivano come "inutili morti" (Aristide), non potevano "ne vedere, ne sentire, ne muoversi". Secondo Gregorio di Nissa, l'immobilità delle statue degli dei si trasmetteva, addirittura, a coloro che le adoravano! Questi idoli rappresentavano "il puro nulla" dietro cui si celavano, a giudizio di Eusebio, "molte azioni turpi". Essi erano realizzati con ossa, materiale di scarto, paglia, e costituivano, perciò, un facile covo per insetti, blatte, topi, uccelli alla ricerca di un nido. Minucio Felice, Clemente di Alessandria, Arnobio e altri non si stancavano di descrivere il sudicio aspetto di queste immagini sacre: "volando sotto le volte del tempio, le rondini lasciano cadere i loro escrementi imbrattando la testa, il volto, la barba, gli occhi, il naso delle statue degli dei... Ci sarebbe da arrossire per la vergogna...". Le immagini degli dei - affermava in tono irrisorio il vescovo ariano Massimino - vengono distrutte dai ragni e dai vermi. Nel Martyrium Polycarpi si legge che esse erano concimate con sterco di cane.12 Degno di biasimo era, comunque, non solo adorare gli dei ma anche fabbricare le loro statue. Tertulliano vedeva in questa attività un peccato mortale paragonabile, per gravita, all' adulterio e alla prostituzione. Come osservavano i Cristiani, le statue venivano scolpite intagliate, dirozzate, spalmate di collanti, "bruciavano nei forni per la terracotta, erano lucidate con strumenti rotanti e lime, lavorate con seghe, trapani, accette, modellate con la pialla. Non è follia tutto ciò?". E non di rado esse erano fabbricate servendosi di "gioielli di prostitute, ornamenti femminili, ossa di cammello..." (Arnobio). Gli artefici di simili opere erano, secondo Origene, artisti traviati, gente ciarlatana e intrigante, capace, per Giustino, di ogni misfatto, come, per esempio, concupire le giovani schiave che li aiutavano nella realizzazione delle loro creazioni Molte, quando non la maggior parte, delle accuse mosse ai pagani potevano essere rivolte, con altrettanta fondatezza, ai Cristiani. Clemente di Alessandria o Arnobio deploravano it fatto che alcuni artisti si servissero per le loro opere di modelli umani, addirittura di "prostitute senza pudore": Prassitele per realizzare la Venere di Cnido si era ispirato alla sua amante Cratina. Ma non si può dire, forse, lo stesso di madonne, figure di santi, personaggi biblici? Fra Filippo Lippi. per dipingere la Vergine con Gesù Bambino, prese ripetutamente a modello un bambino e la monaca Lucrezia Buti che, da lui indotta ad abbandonare la vita conventuale, successivamente divenne sua moglie. Nel suo ritratto delle figlie di Loth, Diner in mortale le due concubine del cardinale di Magonza Albrecht II (1514-1545), Kathe Stolzenfeld e Ernestine Mehandel. Alla prima s'ispira anche Grunwald per it suo "Matrimonio mistico di santa Caterina", mentre alla seconda ricorse Cranach per la sua santa Ursula. Minucio Felice, un avvocato di origine africana attivo a Roma, criticava aspramente esposizione delle immagini degli dei in occasione delle processioni. Eppure, nelle processione cristiane venivano portate in trionfo intere teorie di santi: l' arcivescovo Albrecht di Magdeburg arrivò addirittura a servirsi di una cortigiana per rendere l'immagine di una "santa vivente". E se it vescovo Eusebio vedeva nell'erezione di statue in onore degli dei nient' altro che un inganno perpetrato ai danni di uomini ingenui, dalle menti ancora infantili, cosa dovremmo vedere noi nelle miriadi di statue di santi esposte in ogni luogo?14 La polemica antipagana prendeva a bersaglio il fatto di prostrarsi dinanzi a opere prodotte dall'uomo. Ma anche i Cristiani s' inginocchiavano davanti alle raffigurazioni di Cristo e dei santi. I Cristiani condannavano l'usanza di baciare gli idoli, eppure essi stessi baciavano le immagini sacre e le reliquie. Sempre i Cristiani sostenevano che le rappresentazioni materiali degli dei non erano una prova della loro esistenza, ma quelle di Cristo potevano esserlo, forse, dell' esistenza del Figlio di Dio? Agostino affermava che le immagini degli dèi non proteggevano gli uomini in battaglia; potevano, forse, farlo quelle dei santi? Clemente, Arnobio e gli altri godevano degli incendi dei templi e della loro rovina, mentre per assistere alla distruzione di Chiese cristiane bisognerà attendere la II guerra mondiale. (Gia Lichtenberg sorrideva dei parafulmini posti sugli edifici sacri). I Cristiani ritenevano che i materiali impiegati per la fabbricazione degli idoli potessero essere destinati a scopi migliori; essi andavano protetti dai ladri "mettendoli accuratamente sotto chiave" (Arnobio), proprio come si faceva, in fondo, con i tesori delle chiese. Era, dunque, ben poca la fiducia che si riponeva in Dio! Sempre i Cristiani accusavano la religione romana e l'impero romano di essere il frutto del crimine, ma non si poteva dire altrettanto della Chiesa cristiana e dell' impero cristiano?15 Inutile dire come, dietro l'idolatria, si celasse naturalmente il diavolo e, con lui, un'intera schiera di anime dannate. Fin dal principio, i Cristiani considerarono il culto degli idoli - caratterizzato da pratiche magiche e fede negli spiriti - legato direttamente al demonio. Alcuni - per esempio Tertulliano - videro anche il circo, il teatro, lo stadio come manifestazioni diaboliche. Solo i demoni erano in grado di generare l'inganno degli dei, di abbindolare i pagani tenendoli lontani dal culto del Dio dei Cristiani, parlando per bocca degli oracoli, facendo degli idoli il loro nascondiglio, compiendo miracoli, riempiendo la bocca dei poeti di storielle menzognere, e la propria del sangue e del fumo acre dei sacrifici offerti in loro onore.16 È interessante rilevare, comunque, come la polemica antipagana solo con it tempo avrebbe raggiunto proporzioni rilevanti, divenendo sempre più aspra. In principio, i Cristiani rappresentavano una minoranza che rischiava l'estinzione e, pertanto, fecero buon vino a cattivo gioco. II mondo era quasi interamente pagano e di fronte a tale schiacciante supremazia, i Cristiani non potevano certo fare la voce grossa; piuttosto dovevano cercare un accomodamento in attesa del giorno in cui si sarebbero potuti sbarazzare dei loro avversari. Tutto questo si trova gia riflesso nel primo autore cristiano.» […]. «La diffamazione della cosmologia, della cultura e della religione pagana (Aristide, Antenagora, Taziano, Tertulliano, Clemente, ecc…) Circa alla metà del II secolo, Aristide, uno dei primi apologeti, in un suo scritto rinvenuto nel 1889 presso il monastero di S. Caterina del Sinai, condannava la divinazione dell'acqua, del fuoco, del vento, del sole e, non da ultimo, la venerazione della terra "albergo della lurida immondizia degli uomini, degli animali selvatici e di quelli addomesticati... pieno delle azioni impure degli assassini", un "ricettacolo di cadaveri". II bersaglio polemico prediletto da Aristide furono soprattutto gli Egiziani, e ciao non dovrebbe sorprendere visto che, ancora ai nostri giorni, alcuni studiosi parlano con disprezzo del "obscure and tortuous cloak of Egyptian mythological language". Grave colpa degli Egiziani, "i pin ingenui e irrazionali tra tutti i popoli della terra", era quella di essere arrivati a divinizzare persino gli animali. In realtà, gli studiosi di storia delle religioni, discutono ancora se, presso questo popolo, gli animali fossero realmente considerati divinità, o rappresentassero semplicemente forme sensibili in cui gli dei venivano manifestandosi. Tutto ciò, appariva, comunque, agli occhi di Aristide, scandaloso e degno del pin aspro biasimo. L' apologeta condannava senza mezzi termini la venerazione di divinità teriomorfe, l'adorazione dei pesci, delle colombe, dei cani, degli asini, delle teste di bue e di montone, addirittura della cipolla e dell'aglio. "E non si rendono conto i miserabili che tutte queste cose non significano nulla (!)".20 11 regno animale non significa nulla! Il regno vegetale non significa nulla! La passione non significa nulla! E il mondo degli dèi? Nient'altro che "follia", "chiacchiere empie, ridicole e stolte" destinate a generare "il male, l'odio, l'orrore". "La depravazione", le "guerre interminabili, le grandi carestie, la dura prigionia e l'impoverimento pia totale", tutto ciò si abbatte da secoli sugli uomini "per una sola ragione": paganesimo.21 Sul finire del II secolo, Atenagora di Atene contestava il fatto che Dio, padre della ragione, venisse venerato in creature irrazionali, che la divinità assumesse le forme dell'uomo, degli uccelli, dei rettili. Ma, avvedutamente, proclamava "che ogni uomo doveva essere libero di scegliere il proprio Dio" e assicurava di non voler attaccare intenzionalmente le immagini delle divinità pagane, ne di voler disconoscere le loro virtù miracolose, come, del resto farà anche Agostino! E con quanta umiltà, diremmo quasi devozione, Atenagora, nella sua "Supplica a nome dei Cristiani", chiedeva "indulgenza" agli imperatori Marco Aurelio e Commodo, esaltando il loro "saggio governo", la loro "bontà e mitezza", "1' amore sconfinato per la pace e la filantropia", la loro "sere di conoscenza", l' "amore per la verità, le loro "buone azioni", profondendosi, in sostanza, in una serie di lodi sperticate che ben poco si addicevano ai due imperatori.22 Nello stesso periodo, intorno al 172, in Oriente, Taziano, di origine siriaca, redasse una provocatoria invettiva contro il paganesimo. Per il discepolo di Giustino (convertitosi a Roma al Cristianesimo), divenuto in seguito capo della setta eretica degli Encratiti, per il "filosofo barbaro Taziano", come egli stesso amava definirsi, i pagani erano dei millantatori, degli ignoranti, degli attaccabrighe e degli adulatori. Si dibattevano nelle "tenebre" e nella "vuota retorica", erano lascivi e bugiardi. L'educazione dei pagani, i loro costumi, la loro religione, i loro sapere era qualcosa di "vacuo", "insulso", "folle". Nel suo discorso rivolto ai seguaci dell'ellenismo, Taziano ironizzava sulla "millanteria dei Romani e degli Ateniesi", sulla "schiera infinita delle vostre poetesse ed etere buone a nulla e perdigiorno". L' ex discepolo dei sofisti condannava l'"intemperanza" di Diogene, l'"incontinenza" di Platone, l'"ignoranza" di Aristotele, le "vane chiacchiere" di Ferecide e Pitagora, le "fanfaronate" di Empedocle. Saffo altro non era che "una donnetta lasciva, preda della follia d' amore", Aristippo "un libertino con l'aspetto di santo", Eraclito "un autodidatta superbo". In breve: "tutti chiacchieroni, nessun maestro vero", "capaci di riempirsi la bocca di parole, ma intellettualmente poco acuti", "si aggirano con le unghie sfoderate come le bestie selvatiche"." Taziano, inoltre, condannava la retorica antica, le scuole, il teatro, "luoghi in cui... ci si dilettava nell' ascolto delle declamazioni piene di oscenità". E non mancava di criticare aspramente la scultura, per i suoi temi e i suoi modelli, nonché la poesia e la filosofia greca. Non si stancava di mettere a confronto la "ciarlataneria" dei pagani, la Toro "stoltezza" e "degenerazione", con "1' immensa saggezza" dei Cristiani, "le dottrine ingannevoli dei demoni accecati" con "gli insegnamenti della nostra scienza". Chiunque amasse la filosofia, secondo Taziano, doveva rivolgersi alla Chiesa. "Tra noi non ci sono stolti e non diciamo sciocchezze, voi invece seguite gli insegnamenti dei Greci", "noi non mentiamo" mentre "le vostre chiacchiere sono insensate...". Tra le verità di cui si sentiva l'araldo, Taziano includeva anche le favole macabre secondo cui i pagani si nutrivano della come dei Cristiani per impedire che questi resuscitassero!' Lo scritto di Taziano, configurandosi come un' aspra requisitoria contro le grandi acquisizioni della cultura ellenistica in tutti i campi del sapere, rappresenta il primo passo verso la diffamazione della cultura pagana, destinata, in tal modo, in Occidente, a subire una sorta di proscrizione, a cadere nel dimenticatoio per quasi più di un millennio. Tuttavia, mentre uno studioso dotato di un certo acume critico come J. Geffcken vede in Taziano "un nemico della cultura orientale", "un raffinato ipocrita", "un erudito fanfarone da quattro soldi", un "pensatore superficiale", "un bugiardo privo del bench minimo senso di onesta verso se stesso e verso gli altri", da parte cattolica, invece, ancora oggi si difende "la bellezza e il valore" del nucleo tematico principale dello scritto di Taziano che, gia nel IV secolo, secondo Eusebio, era per molti "degno delle piu alte lodi". Anche al vescovo di Cesarea il "Discorso per i seguaci dell'ellenismo" sembrava "1' opera pia bella e più significativa di Taziano".25 Taziano, comunque si collocava in un' ideale linea evolutiva della Chiesa antica, che, partendo da sant' Ignazio (il quale respingeva ogni contatto con la letteratura pagana, arrivando a rifiutare in blocco persino insegnamento scolastico) e dal vescovo di Smirne Policarpo, anch' egli sulla stessa lunghezza d'onda, arrivava a Ermia e alla sua tanto rozza quanto inconsistente "denigrazione dei filosofi pagani", al padre della Chiesa Ireneo e al vescovo di Antiochia Teofilo. Tutti costoro disprezzarono la filosofia anti-ca, la condannarono definendola "una frottola menzognera", "assurda, insensata, folle, eccentrica". Secondo Teofilo, spirito ben modesto ma titolare di una cattedra episcopale tra le pia importanti, i grandi rappresentanti della cultura greca non avevano prodotto altro che "sproloqui", "vane chiacchiere", "prive della pia piccola scintilla di verità", "destituite di ogni fondamento".26 Anche Tertulliano si mosse nello stesso solco. Da uomo di cultura bilingue, come si addiceva a un vero cristiano, egli poteva difendere la tolleranza, ammettere che si pregasse Giove o l'altare della Fides, protestare contro chiunque minacciasse la liberta di culto e impedisse che la divinità da adorare fosse il frutto di una libera scelta". E, tuttavia, non poteva fare a meno di chiedersi cosa mai avessero in comune un filosofo e un cristiano, un discepolo dell' ellenismo e un discepolo del cielo, un mistificatore e un sostenitore della verità, uno spirito menzognero e un custode della verità. Di fatto, Tertulliano rifiutô in blocco e senza compromessi la filosofia antica, sebbene su di essa si fosse compiuta la sua formazione culturale, e sferzò tutta la cultura greca nel suo complesso. Essa non aveva nulla a che spartire con il Cristianesimo, piuttosto lo aveva con la stoltezza e con il diavolo, e se mai si era avvicinata alla verità, ciò era avvenuto per caso o per plagio!27 La quintessenza del peccato, il più grave dei Bette peccati capitali rimaneva, per Tertulliano, il culto degli dei, di fatto, nient'altro che forze della natura e potenze sessuali personificate e divinizzate. Forse nessun altro autore cristiano antico combatte l'idolatria in modo cosi sistematico. Con soddisfazione egli constatava lo scarso rispetto dei pagani verso i propri idoli e le proprie tradizioni religiose. Prendeva di mira l'inerzia degli dei, denigrava it carattere osceno dei miti che li riguardavano, lamentava il fatto che un Cristiano, ovunque si recasse, fosse costretto a imbattersi nelle divinità pagane. Tertulliano interdisse ai Cristiani qualsiasi attività avesse a che fare con l'"idolatria", dalla fabbricazione di statue di divinità, alla loro vendita o a tutte le professioni al servizio dei pagani, compreso il servizio militare.28 Persino un estimatore della filosofia greca come Clemente di Alessandria, sul finire del III secolo, nel suo Logos protreptikos, condannava "la tanto celebrata mitologia classica", "i templi dedicati agli dei, "gli oracoli inutili con le loro profezie, o meglio con le loro chiacchiere deliranti", "le folli scuole dei sofisti dove s'insegnava a un pubblico di miscredenti, e le bettole piene della pazzia eretica". Anche nei "misteri dei pagani", Clemente non vedeva altro che "menzogne ben mascherate", manifestazioni "del loro sacro delirio", "orge ingannevoli", "assolutamente indegne dell'uomo", "fonti di disgrazia e di rovina", empi culti in grado di far presa unicamente "sui pin rozzi tra barbari della Tracia, sui pin stolti tra gli abitanti della Frigia, e sui greci miscredenti".29 Clemente non si stancava di condannare anche la divinizzazione degli astri, del sole, caratteristica soprattutto della religione persiana, il culto della terra, delle piante, dei frutti, dell' acqua, tipica degli Egiziani (si pensi al dio Nilo), non meno dell' erotismo e della sessualità. Sulla stessa linea si era mosso, prima di Clemente, Aristide (cfr. pp. 172 s.) e, dopo di lui, si muoveranno Firmico Materno e Attanasio che, nella sua Oratio contra gentes, deplorerà non solo la venerazione delle immagini sacre, degli uomini e degli animali, ma anche delle stelle e delle forze della natura, in sostanza, demolirà fondamenti della religione pagana, vedendo in essi nient' altro che forme di immoralità e di depravazione sessuale." I Cristiani mostrarono, dunque, una totale indifferenza nei riguardi del fascino esercitato dai cicli naturali sui pagani, nei riguardi della loro interpretazione del mondo legata ai miti ancestrali della fertilità, all'empatia verso gli eventi terrestri e cosmici. Fu estraneo ai Cristiani quel sentimento della bellezza e della pienezza dell'esistenza che caratterizzava, invece, il paganesimo. "Tutto ciò che riguarda queste divinità - scriveva Plutarco a proposito della religione egiziana - e posto in rapporto all' aratura, alla semina, alla nascita dei frutti della terra". Esse assurgevano a simboli del divenire inarrestabile connaturato all' esistenza.31 Anche Clemente, del resto, vedeva nell' adorazione del sole, della luna, delle stelle, della terra con i suoi frutti, "la massima espressione della malvagità", una forma "di eresia e di negazione di Dio", "di detestabile allontanamento dalla verità, destinata a condurre l'uomo lontano dal cielo e a farlo sprofondare nell' abisso". "Maledetta empietà", tuonava Clemente. "Perché avete abbandonato il cielo e venerate la terra?... Avete rivolto (non mi stancherò di ripeterlo)... la vostra devozione alla terra... Ma io la terra la calpesto con i piedi, non l'adoro".32 In quest'ultima affermazione si coglie - in modo ancora più chiaro che in Aristide - un'eco del passo biblico: "Schiacciateli sotto i vostri piedi!". Si faceva, dunque, strada una nuova visione del mondo, le cui conseguenze sarebbero state di portata difficile da valutare. All' idea di un "cosmo dominato dalle forze della natura", si sostituiva quella di un "cosmo controllato dalla Chiesa", una sorta di antropocentrismo radicale di natura religiosa, che la Chiesa medievale avrebbe fatto proprio e sviluppato arrivando all' elaborazione, secondo A.H. Armstrong, di "a wholly man-centred technocratic paradise, which is beginning to look more and more of us more and more like hell".33 Nel 1968, il teologo protestante Albrecht Peters, richiamandosi espressamente al passo biblico copra citato, affermava significativamente: "Nel momento in cui l'uomo, grazie all'incontro con Dio, fu liberato dalla soggezione alle forze elementari del cosmo, e, dunque, dall'obbligo di venerarle, e si trovò di fronte a un unico Dio e a un mondo unitario non più frammentato in una pluralità di forze dominanti... si affacciò per lui la possibilità di avviarsi sul cammino della secolarizzazione; egli consegui la libertà... di dominare, anche dal punto di vista tecnico, un mondo ormai demagizzato... Questa secolarizzazione compiutasi nell'ambito del Cristianesimo super-6 con la forza del suo impatto tutte le precedenti forme di secolarizzazione, e fini per trascinare nel vortice del suo impegno a dominare il mondo tutte le altre culture". Al pari della divinizzazione del cosmo, Clemente di Alessandria condanna 1' esaltazione della sessualità, criticandola aspramente, nel suo Logos Protreptikos, insieme ai culti pagani e "ai vostri demoni, ai vostri dèi e semidèi che chiamate cosi proprio come si fa con i mezzi asini, cioè i muli". Nelle proprie dimore - deplorava Clemente per il quale gli dèi venivano posti sullo stesso piano del diavolo - i pagani amavano "rappresentare i desideri immondi dei loro demoni", e tenevano "piccole statue di Pan, di fanciulle nude, di satiri ubriachi, riproduzioni di membri virili in erezione": "di fronte alla virtù vi comporterete da spettatori ammirati, ma di fronte all' empietà assumerete le vesti del combattente". "0 quale sfacciata impudicizia!"35 Sempre Clemente arrivava ad affermare che "qualsiasi atto compiuto dai pagani era peccaminoso" e ad accusare "coloro che veneravano gli idoli" di qualcosa che, in seguito, avrebbe contraddistinto intere generazioni di monaci cristiani: "Hanno i capelli sporchi, l'aspetto ripugnante, le vesti lacere, non si lavano mai, le loro unghie sono simili agli artigli degli animali selvatici". Paragonava i templi pagani a "delle tombe e a delle prigioni" e le immagini sacre degli Egiziani a una bestia che sarebbe stata ben collocata in una caverna o in un letamaio. Di fronte a simili dichiarazioni non desta meraviglia il fatto che il Cristianesimo, dopo la sua vittoria sul paganesimo, sferra contro quest'ultimo un attacco implacabile.36 Gia il sinodo di Elvira, al principio del IV secolo, aveva promulgato una lunga serie di disposizioni volte a colpire l'"idolatria", la magia pagana, le usanze pagane, il matrimonio di una Cristiana con un pagano, o con uno dei loro sacerdoti. Per chi contravvenisse a tali disposizioni erano previste pene severissime di carattere religioso. Praticare culti pagani, al pari dell' omicidio e della fornicazione, era punito con la negazione della Comunione, persino in articulo mortis. Accanto a simili provvedimenti, il concilio si propose anche di arginare le manifestazioni pia eclatanti di devozione da parte cristiana, come testimonia, per esempio, il canone 60, in base al quale non veniva riconosciuto come martire chi fosse morto mentre distruggeva le "immagini degli idoli" .' Tale disposizione si comprende chiaramente nel momento in cui si consideri come il Cristianesimo non fosse ancora una religiose ufficialmente riconosciuta. Dopo la sua definitiva vittoria sul paganesimo, i toni cambiarono completamente. La prima grande svolta nel conflitto con i pagani si ebbe nel 311, quando l'imperatore Galerio, seppur con riluttanza, rese il Cristianesimo "religio licita" (cfr. p. 182) e, soprattutto, nel 313, allorché 1 'imperatore Costantino venne manifestando una crescente simpatia per il Cristianesimo, cui concesse un ampio ventaglio di privilegi (cfr. pp. 200 s., e pp. 208 ss.). Per effetto della nuova alleanza instauratasi con il potere politico pia forte del mondo antico, non solo i toni della trattatistica cristiana, ma anche le sue prospettive vennero mutando rapidamente in maniera significativa.38» […]. «7 Eusebio, 4,26,1; 4,26,4 ss.; 4,27,1; 5,17,5; Fredouille, pp. 869 ss; Wlosok, pp. 149 ss. 8 Tertulliano, Adversus Marcionem, 4,9; Idem, De idolatria, 1. Cfr. Agostino, Ennarrationes in psalmos, 88; Idem, Sermones, 2,14; 62,6,9; Idem, Epistulae, 232,1,2; Fredouille, pp. 870 ss; Dodds, pp. 102 ss. 9 Geffcken, Zwei griechische Apologeten, p. 239; Hoheisel, p. 41, pp. 76 s., p. 79; Wlosok, p. 163. 10 Arnobio, Adversus nationes, 3,9 ss.; 4,24 ss.; 4,36; 5,22; LThK 1. A. I, p. 689; Altaner, pp. 152 s; Kraft, Kirchenvdter Lexikon, p. 57; Tullius, pp. 88 ss. 11 Aristide, Apologia, 8; 13; Giustino, Apologia, 1,21; 1,24 s; Taziano, Oratio ad Graecos, 8 ss; PseudoGiustino, Oratio ad Graecos, 2 s; Minucio Felice, Octavius, 20; Firmico Materno, De errore profanarum religionum, 22; Ambrogio, Exameron, 5,20,64 s.; 5,23,77 ss; Wytzes, p. 29; Lieberg, pp. 64 ss. 12 Is. 2,8; Sal. 115,5 ss; Ap. 9,20; Aristide, Apologia, 3,2; 4,1 ss.; 13,1 s; Atenagora, Legatio, 6; 15; 18s.: 22; 28 s; Giustino, Apologia, 1,9; 1,20; Lettera a Diogneto, 2; Teofilo, Ad Autolycum, 1,19; Martyrium Apoloni, 22; Martyrium Polycarpi, 2,2; Tertulliano, Apologia, 12,7; Minucio Felice, Octavius, 24,1; Clemente d'Alessandria, Logos protreptikos, 4,52,4; Arnobio, Adversus nationes, 6,16; Eusebio, Vita Constantini, 3,57; 4,39; Gregorio di Nissa, Omelie sul Cantico dei cantici, 5; Agostino, De consensus evangelistarum, 1,34,52; Idem, Enarrationes in Psalmos, 134,23; Kraft, Kirchenviiter Lexikon, p. 248; Freouille, p. 871 s; Funke, p. 789; Tullius, p. 15 ss; Mensching, Irrtum, p. 26 s. 13 Atenagora, Legatio, p. 17; Giustino, Apologia, 1,9; Taziano, Oratio ad Graecos, 4; Tertulliano, De pudicitia, 5; Idem, Adversus Marcionem, 4,9,6; Idem, Apologeticum, 12; Arnobio, Adversus nationes, 6,14; Cirillo di Gerusalemme, Catechesi, 6,10; Ippolito, Traditio apostolica, 16; Origene, Contra Celsum, 1,5; 5,38. 14 Minucio Felice, Octavius, 12,5; Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 53,5 s; Arnobio, Adversus nationes, 6,13; Eusebio, Oratio ad sanctorum coetum, 11; Idem, Epistula ad Constantinum; Idem, Historia ecclesiastica, 7,18,4; Altaner, p. 120; Menzel, II, pp. 249 s; Deschner, Das Kreuz, p. 190; Kindlers. Malereilexikon, IV, p. 169. 15 Policarpo, Lettera ai Filippesi, 11,2; Pseudo-Clemente, Recognitiones, 5,15; Idem, Omiliae, 10,22; Giustino, Apologia, 1,9; Celemente d'Alessandria, Logos protreptikos, 4,52,2 s.; 4,53,2; Arnobio, Adversus nationes, 4,10 ss.; 6,20 s.; 6,23; Firmico Materno, De errore profanarum religionum, 15,3; 28,4 ss; Agostino, De civitate Dei, 1,2; Lattanzio, Divinae institutiones, 2,2,22; Teofilo, Ad Autolycum, 2,34: Eusebio, Oratio ad sanctorum coetum, 11; Funke, p. 805; Tullius, pp. 22 ss. 16 Atenagora, Legatio, 27; Giustino, Apologia, 1,14; Teofilo, Ad Aueolycum, 2,28; Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 44; Tertulliano, Apologeticum, 22,5 ss; Idem, De spectaculis, 4; Idem, De idolatria, 1; Origene, Contra Celsum, 7,67; 8,18; Pseudo-Clemente, Omiliae, 9,7 ss; Idem, Recognitiones, 4,14 ss; Firmico Materno, De errore profanarum religionum, 26 s; Fredouille, pp. 889 s; Hoheisel, pp. 83 ss. 17 Rm. 9,30 ss.; 11,11 ss; Ef. 3,6; At. 13,46 ss.; 18,6; Dellinger, p. 88. Ef. 4,17 ss; Rm. 1,21 ss.; 1,29 ss; Col. 3,5; 1 Cor. 5,10 s; 10,7; 10,20. Sulle credenze relative ai demoni per quanta concerne i padri della Chiesa si veda Giustino, Apologia, 1,14; 1,58; Teofilo, Ad Autolycum, 2,28; Atenagora, Legatio, 27; Van der Nat in RAC IX, pp. 737 ss; Deissmann, p. 64; Conzelmann, pp. 204 s; Nock, Essays, I, p. 347. 19 1 Pt. 4,3; Ap. 2,12 ss.; 2,26 s.; 18,2; 21,8; 22,15; Friedlander, p. 935; Dewick, p. 112; Meinhold, Historiographie, I, p. 31. 20 Aristide, Apologia, 4.2 s.; 5,1 ss.; 6,1; 12,1; 12,6 ss; Minucio Felice, Octavius, 28,7 s; Giustino, Apologia. 1,24,1; Atenagora, Legatio, 1,1; 14,2; RAC X, p. 1204. Altaner, pp. 88 s; Mensching, Irrtum, p.9; McKenzie, p. 40. 21 Aristide, Apologia, 8,5 s.; 9,5; 9,8 s. Cfr. anche 3,1 ss; 8,1 ss. 22 Atenagora, Legatio, 1 s.; 18; 21 ss.; 26 s. Cfr. anche Giustino, Apologia, 1,9,2; Teofilo, Ad Autolyeum, 1,10; Minucio Felice, Octavius, 23,12; Eberhard, in BKV 1913, p. 6; Idem in LThK 1. A. I, p. 770: Funke, in RAC XI, p. 784, p. 802; Hoheisel, p. 81. 23 Taziano, Oratio ad Graecos, 1,4; 2,1 ss.; 3,2 s.; 3,6 s.; 3,9 s.; 6,4; 14,1; 25,1; 26,1; 26,5; 33,1; 33,7; 34,5: 34,7; 35,2; 43,1; Kukula, in BKV 1913, pp. 4 s., p. 7, p. 15, p. 18; Altaner, pp. 95 s; Krause, Die Stellung. p. 24. 24 Taziano, Oratio ad Graecos, 1,7; 12,6; 12,13; 17,2; 19,1; 21,1 ss; 22 ss; 26,5; 32,2 s; 32,7; Grant, Das rOmische Reich, p. 277. 25 Taziano, Oratio ad Graecos, 8,4; 9,7 ss; 10,3; 14,1 ss; 15,8; 18,6; 29,1 ss; 33 s; Eusebio, Historia ecclesiastica, 4,29,7; BKV 1913, p. 19; Geffcken, Zwei christliche Apologeten, pp. 105 ss; Krause, Die Stellung, p. 23. 26 Ermias, 21,2,10; Teofilo, Ad Autolycum, 2,12; 2,15; 2,33; 3,2 s; 3,17; Cfr. anche 3,16; 3,29; Ireneo, Adversus haereses, 2,14; BKV 1913, p. 6; Altaner, p. 103; Kraft, Kirchenvtiter Lexikon, pp. 263 s; Krause, Die Stellung, p. 26, pp. 61 s; Deschner, Hahn, pp. 306 ss. 27 Tertulliano, Apologeticum, 24, 38, 42, 46; Idem, De praescriptione haereticorum, 7;14.; Idem, De anima, 1 s; Idem, De spectaculis, 17, 29. Sui "plagi compiuti dai Greci" cfr. Tertulliano, Apologeticum, 19; Altaner, p. 126; Kraft, Kirchenvater Lexikon, p. 474; Krause, Die Stellung, pp. 91 s. 28 Tertulliano, De idolatria, 1; 4 ss; 10; 17 s; Idem, Ad martyres, 2,7; Idem, Apologeticum, 13,6; 22,1 ss; 42; 46; Idem, De pudicitia, 5; Idem, Adversus Marcionem, 4,9,6; Wright, pp. 17 ss; McKenzie, pp. 88 s; Morenz, pp. 30 ss; Eliade, pp. 299 ss. Cfr. anche it capitolo dal titolo "II disprezzo per gli dei e le dee" in Opelt, Die lateinischen Schimpfworter, pp. 253 ss. 29 Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 2,11 ,1 ss; 2,12,1 s; 2,13,2 ss; 2,14,1; 2,17,2; 2,22,3; 2,23,1. 30 Attanasio, Oratio contra genres, 1 ss; RAC XI, p. 881; Mensching, Irrtum, p. 17. 31 Plutarco, De Iside et Osiride, 65. 32 Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 2,25,1; 2,26,1 s; 2,27,1; 4,56,2 ss; 4,58,3; 4,63,1. Cfr. Origene, Contra Celsum, 7,62; Funke, in RAC XI, pp. 780 s; Gentz, Athanasius, p. 862; Hoheisel, pp. 133 ss. 33 Armstrong, pp. 11 s. 34 Peters, p. 28. 35 Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 2,22,6; 2,40,4; 4,60,1; 4,61,1 ss; Fredouille, Gotzendienst, in RAC XI, pp. 873 s. 36 Clemente di Alessandria, Logos protreptikos, 4,11,3; Idem, Quis dives salvetur, 3; Idem, Paidagogos, 3,52,2; 3,4,2 ss; Lacarriere, p. 153. 37 Sinodo di Elvira, c. 3; 6; 15; 16; 17; 34; 40; 41; 55; 56; 60; Orlandis/Ramos-LissOn, pp. 3 ss., pp. 12 ss. 38 Fredouille, Gotzendienst, p. 879.» 22 Dicembre 2006
GIORNO PAGANO EUROPEO DELLA MEMORIASe qualcuno trova giusto che ci sia un Giorno Pagano Europeo della memoria può firmare la petizione alla pagina http://www.petitiononline.com/24feb/petition.html
Riporto ciò che dice la petizione (alle organizzazioni Pagane Europee e alle Istituzioni Europee). «Historia magistra vitae, così Cicerone la definisce nel De oratore. La storia, il ricordo degli avvenimenti e delle dinamiche del passato come monito per il futuro. Chi oggi vuole definirsi pagano, o comunque riallacciarsi alle antiche religioni, non può ignorare la storia che egli fa propria. Come non si può far finta che nulla sia cambiato e ricreare un’utopia di rievocazione del passato, dal momento che l’essenza della religio pagana è anche il suo viverla nella vita, cancellando artificiosamente la distanza storica tra noi e gli antichi, così non si può ignorarla, evitando di guardare al passato, con il rischio di ripetere gli stessi errori. La memoria soprattutto delle difficoltà passate è fondamentale e non si può assolutamente far finta di non vedere i massacri e le distruzioni a cui i pagani sono andati incontro nella storia. Un pagano che voglia dirsi tale non può credere che bastino delle scuse a cancellare con un colpo di spugna la polvere dei templi fatti abbattere da Costanzo e dai suoi successori, il sangue dei Sassoni sterminati da Carlo Magno, le ceneri delle streghe arse sul rogo. Né può sopportare che questo avvenga nella società in cui egli vive. Cercare e dare la conoscenza di questi fatti: ecco lo scopo che si prefigge la proposta di un giorno pagano europeo della memoria, un giorno in cui ricordare gli orrori per non dimenticarli. Ma anche un giorno in cui celebrare la rinascita del paganesimo, perché se c’è un giorno pagano della memoria, significa che ci sono pagani che ricordano. Occorre quindi fissare una data che tutti i gruppi possano celebrare, con attività di divulgazione innanzitutto, dato lo scopo della ricorrenza, e con i riti che ciascuno si sentirà. Probabilmente si potrebbe istituire un giorno della memoria per quante sono le nazioni europee, fissando una data significativa, ed è auspicabile che ogni gruppo pagano lo faccia davvero. Tuttavia propongo come data comune una data che può essere considerata significativa del processo di annientamento del paganesimo che prese il via in Europa e che durò, a partire da questa data, pur trattandosi di un processo cominciato molto prima, quasi un millennio esatto. La data è il 24 febbraio: l’anno era il 391 e.v. e in questo giorno fu emanato l’editto di Teodosio a carattere generale, che proibiva tutte le forme di culto e persino di guardare le statue degli dei. Altri ne seguirono lo stesso anno dello stesso tenore; ma quello che è più importante e che fa propendere per questa data è che quell’anno si spense il fuoco di Vesta nel tempio di Roma. Un simbolo dell’oscurantismo che, già cominciato in realtà sotto Costantino, era destinato a dilagare fino al 1386 e.v., con la conversione ufficiale della Lituania, ultimo paese europeo rimasto pagano, e che era già stato annunciato undici anni prima dall’ultimo Ierofante del culto di Eleusi. L’istituzione di un giorno pagano europeo della memoria è per questo importante per la rifondazione del paganesimo che, purtroppo, deve avvenire sulle ceneri, anche se ancora calde, del paganesimo antico. Aderisci a questa iniziativa firmando la petizione online e contribuendo a diffondere la conoscenza dei fatti e del paganesimo.». Per avere maggiori informazioni potete consultare il sito: http://it.geocities.com/giornopaganomemoria/index.html La mailing list (dove si possono porre domande e vedere le novità) del Giorno Pagano Europeo della memoria è alla pagina http://it.groups.yahoo.com/group/giornopag...moria/messages/ All'interno di questo progetto può essere inserito anche questo lavoro: http://www.federazionepagana.it/standardcensimento.html Si tratta del censimento dei templi pagani in Italia riutilizzati come chiese dai cristiani. 21 Dicembre 2006
BUON SOLSTIZIO D'INVERNO A TUTTI! Un invito al consumismo: spendete tutti i soldi in regali e non date niente in carità!Buone feste a tutti: mangiate, divertitevi, scambiatevi regali ma vi do un consiglio: non date i soldi ai missionari cattolici! Vi ricordate la strage in Ruanda nella quale morirono 800mila tutsi? Se ne è parlato pochissimo rispetto a quanto hanno scritto e detto sui 6mila americani morti nelle torri gemelle. D'altra parte i 6mila morti nelle torri gemelle sono stati causati da estremisti islamici mentre nella strage in Ruanda c'erano implicati gli integralisti cattolici! Fu trovata la fattura della CARITAS con la quale vennero comprate 8mila macete! Poi quelle macete furono usate per macellare le persone! Ecco una recente notizia (penso del 14/12/2006):
Ruanda, prete cattolico condannato per genocidio. Il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Tpir) ha condannato il prete cattolico Athanase Seromba a 15 anni di prigione per il suo ruolo nel genocidio del 1994. Seromba approvò lo sterminio di almeno duemila tutsi che si erano rifugiati nella sua chiesa. LE MONDE, Francia http://www.lemonde.fr Se avete qualche soldo in più fatevi un regalo oppure teneteveli in tasca e non date niente ai missionari cattolici! Ci guadagnate voi sia dal punto di vista del denaro (100 euro in più in tasca al giorno d'oggi non fanno niente male) e in più siete sicuri che i vostri soldi non contribuiscono a distruggere i sistemi sociali. Volete altri esempi di danni causati dai missionari e dalla carità? Mi tocca andare a memoria non avendo i dati sotto mano. Chi si ricorda quando alcuni missionari aiutarono dei poveri indiani assetati e costruirono un pozzo? Poi da quel pozzo prelevarono acqua inquinata dal piombo e i poveri assetati morirono proprio bevendo quell'acqua. E chi si ricorda cos'è successo nella Terra del Fuoco? Gli abitanti della Terra del Fuoco per coprirsi usavano un tipo di grasso invece degli indumenti. I missionari, sconvolti dalla loro nudità, fecero sì che, invece di usare il grasso, gli "indigeni" si vestissero con indumenti. Gli abitanti della Terra del Fuoco morirono TUTTI a causa di malattie in quanto non avevano più il grasso che forniva loro gli anticorpi che li proteggieva dalle malattie. E chi si ricorda quando sempre i missionari non contenti che gli "indigeni" vivessero nelle capanne, fecero costruire delle casette in stile europeo e quelli indigeni morirono di tubercolosi nel giro di poco tempo; non contenti, mandarono poi altri indigeni a vivere in altre casette e seconda ondata di tubercolosi. Ripeto che sto andando a memoria quindi i particolari non me li ricordo, dovrei ripescare gli articoli. Sta di fatto che i missionari cristiani mettendo in pratica gli insegnamenti di Gesù Cristo (che si vantava di andare contro la tradizione), stanno andando contro le tradizioni e le culture di tutti i popoli per imporre la loro provocando danni enormi! Per non parlare di quei missionari che ricattano gli affamati e i malati dicendo "Lasciate che vi battezzo così poi vi sfamo e vi curo.". Vi ricordate quando alcuni africani riuscirono a costruire coi loro risparmi dei forni di pane nero? La gente poteva andare a comprarsi il pane per pochi soldi, poi arrivarono gli aiuti umanitari... A quel punto chi me lo fa fare di spendere pochi soldi per il pane nero quando posso avere il pane bianco gratis? Così tutti quelli che coi loro risparmi erano riusciti a costruirsi qualcosa di loro, sono stati costretti a chiudere i battenti! Così si distrugge l'economia dei paesi! Così si toglie l'emancipazione alle persone e le si trasforma in soggetti di carità! D'altra parte i missionari devono mettere in pratica le parole di Gesù Cristo e del loro dio, cioè quella di dare ai poveri "il pane quotidiano", quindi non quella di togliere la povertà dal mondo. D'altra parte i poveri devono rimanere poveri perché "Dio" ha deciso che sono poveri, come possono i missionari andare contro la volontà del loro dio? Devono rimanere poveri così avranno sempre bisogno del buon sammaritano. Guarda caso in Europa col benessere c'è un calo drastico delle vocazioni. Guarda caso nei paesi poveri c'è una crescita di vocazioni e di gente che pur di sopravvivere è disposta a farsi prete! Solo con l'ignoranza e la miseria il cristinesimo trionfa! Solo con la cultura ed il benessere il cristianesimo viene sconfitto! Allora via discorsi contro il consumismo, contro la sessualità, contro il diritto all'aborto e all'eutanasia. Solo creando disagio e malessere possono irrobustirsi! Non date niente in carità: la carità serve ad aiutare i poveri a rimanere poveri! Spendete tutto in regali piuttosto. Se avete qualche spicciolo messo da parte compratevi il libro della Minimun Fax "La posizione della missionaria" dove si parla di tutte le malefatte della Teresa di Calcutta! Oppure se non volete saperne di missionari, compratei il libro delle edizioni Kaos "Santo impostore" dove si parla di "Padre Pio" (interessante cosa dice su di lui Claudio Simeoni alla pagina http://www.federazionepagana.it/padrepio.html ). 17 Dicembre 2006
Nazismo e Cristianesimo... anzi: nazismo È cristianesimo!Ratzinger un po’ di tempo fa, ha affermato (più o meno) che la Shoah è stata causata dal nazismo, il quale è una forma di paganesimo. Non è vero che il nazismo è una forma di paganesimo: il paganesimo non ha nulla a che fare col cristianesimo mentre il nazismo ritiene positiva la figura di Gesù Cristo. Anche i nazisti cosiddetti “paganisti” (che erano in netta minoranza rispetto ai nazisti cristiani integralisti e non ottennero nulla per quanto riguardava le loro richieste) non rinunciarono a dare all’immagine di Gesù Cristo una idea positiva. Il nazismo ha sì utilizzato dei simboli antichi tipo la svastica ma ha messo in pratica ciò che il cristianesimo ha seminato nel corso dei secoli: l’odio nei confronti degli ebrei! Allora: quali sono i danni che ha creato il nazismo? La Shoah è nata a causa del fatto che i nazisti esibivano la svastica o è nata a causa dell’odio che il nazismo aveva nei confronti degli ebrei? Ecco quali erano i rapporti che c’erano tra i pagani e gli ebrei: il secondo capitolo del libro "Storia criminale del Cristianesimo - Tomo I" di Karlheinz Deschner comincia con un po’ di citazioni.
«CAPITOLO II. SI APRONO 2000 ANNI DI LOTTA AGLI EBREI "Cosa puoi dire mai tu, mio caro Ebreo?" (Giovanni Crisotomo, dottore della Chiesa) (1) "L’Ebreo è una vergogna". (Basilio, dottore della Chiesa) (2) "I loro sovrani son dei criminali, i loro giudici dei furfanti...essi sono 99 volte peggiori dei non giudei". (Efrem, dottore della Chiesa) (3) "...persino peggiori del diavolo" (Attanasio, dottore della Chiesa) (4) "Esistono due tipi di uomini, i cristiani e gli ebrei", "la luce e il buio", "peccatori", "assassini", "immondizia rimestata". (Agostino, dottore della Chiesa) (5) "La persecuzione di coloro che hanno un altro credo è ovunque monopolio del clero" (Heinrich Heine) (6)» Dopo queste citazioni, lo storico nella pagina seguente (110) comincia il suo discorso dicendo che «gli Ebrei godettero di condizioni piuttosto favorevoli all’interno degli stati pagani.». Poi scrive: «LA TOLLERANZA DELLO STATO PAGANO NEI RIGUARDI DELLA RELIGIONE EBRAICA Persino l'Impero romano mostrò abitualmente verso i Giudei - per lo più contadini, artigiani, operai, non ancora specializzatisi nell'arte del commercio - una certa tolleranza, quando non un'aperta simpatia. Soprattutto essi poterono godere di diritti particolari come il privilegio del Sabato. Non erano costretti a rivolgersi ai tribunali romani, ma potevano far riferimento a un proprio giudice. Cesare li favorì in larga misura. Anche Augusto fece doni generosi al Tempio. Per sua volontà, venivano sacrificati ogni giorno alla "somma divinità", un toro e due agnelli. Il più caro amico di Augusto, Agrippa era in buoni rapporti con gli Ebrei.». Per quanto riguarda l’imperatore Claudio: «nel 42, aveva promulgato un editto in loro favore , concedendogli in tutte le terre dell'Impero la libera osservanza dei loro costumi, ma ammonendoli, nel contempo, a non abusare della sua magnanimità e a non disprezzare le tradizioni degli altri popoli. La moglie di Nerone, Poppea Sabina, fu una protettrice entusiasta dell'ebraismo. In generale si può dire che il governo romano "cercò sempre per quanto possibile di andare incontro ai desideri e alle richieste più o meno ragionevoli degli Ebrei". (9) Anche dopo la conquista di Gerusalemme, gli imperatori si astennero dall' osteggiare la regione ebraica: essa era religio licita. Vespasiano e i suoi successori confermarono, pertanto, i privilegi già concessi da Cesare e da Augusto. Come ogni cittadino romano, gli Ebrei potevano contrarre matrimonio, stipulare patti, entrare in possesso di patrimoni, accedere alle cariche pubbliche, possedere schiavi e via dicendo. Le loro comunità religiose avevano, inoltre, diritto a una propria amministrazione patrimoniale e godevano, in forma limitata, di una certa autonomia giurisdizionale. Persino dopo la rivolta di Bar-Kochba (pp. 103 ss.), Adriano e i suoi successori lasciarono agli Ebrei liberta di culto e l'esenzione dall' assolvimento di alcuni doveri che erano in contrasto con il loro credo religioso. Anche nelle province latine non vennero adottate nei loro confronti misure restrittive, anzi, gli fu concesso di costruire sinagoghe, di nominare propri amministratori, di astenersi, in ossequio ai dettami della loro religione, dal prestare servizio militare. (10) Come accade ancora oggi presso i popoli primitivi, così anche nel mondo ellenisticoromano regnò la più grande tolleranza. In linea di principio, infatti, al politeismo era estranea qualsiasi forma di esclusivismo. I culti tradizionali della propria terra potevano mescolarsi con quelli di altri popoli. Era diffuso un atteggiamento di larghe vedute. sostanzialmente favorevole a una fratellanza religiosa, per cui si potevano adorare tutti gli dei di questo mondo, ritrovando i propri in quelli adorati da genti straniere e respingendo qualsiasi idea di "conversione". L'intolleranza, secondo Schopenhauer, è una componente essenziale del monoteismo, dove si venera un unico Dio che, "per sua natura, è un Dio geloso che non lascia spazio ad altri. Al contrario, le divinità delle religioni politeiste sono, per loro natura, tolleranti; vivono e lasciano vivere; accettano di buon grado l'esistenza di "colleghi", siano essi gli dei della stessa religione o quelli venerati da altri popoli". La fede in unico Dio appariva ai pagani come una sorta di squallido appiattimento, di dissacrazione dell' universo, di ateismo. Nulla era a loro più estraneo dell'idea che "tutte le divinità dei popoli sono idoli", o suonava più incredibile dell'affermazione: "Non avrai altro Dio all' infuori di me", o appariva più curioso di un Dio che non si stancava di ripetere, come accade per ben 17 volte nel breve capitolo XIX del libro dell'Esodo, "Io sono il Signore", "Io sono il Signore", "Io sono il Signore, tuo Dio". Del patto sigillato con il "sangue dell' alleanza" tra Jahwè e il "popolo eletto" non esistono paralleli nella tradizione pagana. Eppure nulla suscitava maggiormente lo sdegno degli ebrei del veder considerata la loro religione una forma di costrizione. Léon Poliakiov affermava addirittura: "Non esiste altro che il servizio di Dio!". (11)». Poi va avanti parlando del fortissimo odio religioso e razziale nei confronti degli ebrei da parte della chiesa e di certi scrittori cristiani che poi furono fatti santi (e sono santi tuttora: quindi il cattolicesimo ancora oggi fa apologia all’antisemitismo). «NOTE 1 Crisostomo, Commento all'epistola ai Romani, om. XX, 4. 2 Basilio, Homiliae 9 in Exameron, 6. 3 Citazione tratta da Schneider, Das Friihchristentum, p. 17. 4 Cfr. nota 32. 5 Cfr. a questo riguardo pp. 511 ss. 6 Citazione tratta da Beutin, Heinrich Heine, p. 222. […] 9 dtv Lex. Antike, Geschichte, I, p. 204, p. 233; Mommsen, Romische Geschichte, VII, pp. 194 ss, p. 213, p. 224; Friedlander, pp. 867 s, p. 922, p. 933; Poliakov, pp. 2 ss. 10 Flavio Giuseppe, Antichita giudaiche, 14,10,5 s; Tacito, Historiae, 5,12; Tertulliano, Apologeticum,21, Mommsen, Romische Geschichte, VII, pp. 239 ss, pp. 245 ss; Browe, Judengesetzgebung, p. 110; Askowith, The Toleration, pp. 70 ss; Langenfeld, pp. 42 ss; Frank, "Adversos Iudaeos", p. 30; Friedlander, pp. 390 s. 11 Schopenhauer, Parerga and Paralipomena II, cap. 15: Uber Religion, § 174. Citazione tratta da Welter, p. 185; Cornfeld/Botterweck, II, pp. 459 ss; Beek, p. 115; Friedlander, pp. 864 ss, p. 920; Poliakov, pp 4 ss; Meinhold, Kirchengeschichte, p. 38.» I nazisti sostenevano che Gesù era ariano e che la razza è voluta da “Dio”. Nel Mein Kampf a pagina 65 c’è scritto: «Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l’opera del Signore». Ditemi voi ora se le frasi che seguiranno vi sembrano quelle di un pagano o di un cristiano; ecco cosa disse il massimo esponente nazista, Adolf Hitler: «In un discorso tenuto di fronte a un pubblico di nazisti nell’aprile del 1922 Hitler fece un riferimento più esplicito al cristianesimo, riferendosi a Gesù come «al vero Dio». Dichiarò espressamente di considerare la lotta di Cristo una diretta ispirazione per la propria. Gesù per Hitler non era un archetipo fra tanti, ma «il nostro più grande capo ariano» (69). Mentre sottolineava le virtù umane di Cristo in questo contesto, Hitler fece riferimento anche alla sua divinità. Per la festa di Natale della sezione di Monaco della NSDAP, nel dicembre del 1926, affermò che l’obbiettivo del movimento era «tradurre in fatti gli ideali di Cristo». Il movimento avrebbe completato «l’opera che Cristo aveva iniziato ma che non aveva potuto portare a compimento» (70). In un’altra occasione, questa volta a porte chiuse e rivolgendosi soltanto a compagni di parito, Hitler proclamò nuovamente la centralità dell’insegnamento di Crsto per il suo movimento: «Noi siamo i primi a riesumare questo insegnamento! Attraverso di noi soltato, e solo da questo momento, questi insegnamenti celebrano la propria risurrezione! Maria e Maddalena stavano di fianco di una tomba vuota, perché cercavano l’uomo morto. Ma noi ci proponiam di resuscitare i tesori del Cristo vivente!» (71). Con tono quasi evangelico, Hitler dichiara che il «vero messaggio» del cristianesimo sarà trovato soltanto col nazismo. Anche che se le Chiese hanno fallito la loro missione, ovvero di istillare nella società secolare un’etica cristiana, il suo movimento si assumerà questo compito. Hitler non soltanto legge il Nuovo Testamento, ma in privato dichiara di esserne ispirato. Le fonti pubbliche sulla visione del mondo di Hitler, quali Mein Kampf, esprimono visioni largamente accettate come componenti autentiche dell’ideologia nazista. Se Hitler in Mein Kampf mostra grande opportunismo a proposito dei nemici del nazismo, sulla fede e le ambizioni del nazismo è del tutto sincero.». […]. «69. Eberhard Jäckel (a cura di), Hitler: Sämtliche Aufzichnungen, 1905-1924, Stoccarda, 1980, p. 635. Discorso del 26 Aprile 1922, in origine riportato da «NSDAP-Mitteilungsblatt», XIV. 70. Joachim Fest, Hitler: Eine Biographie, Francoforte s. M., 1973, p. 354. 71. Otto Wagener, Hitler: Memoirs of a Confidant, cit., pp.139-40 (corsivo nell’originale)». Gesù Cristo non ispira nessun pagano, a differenza ispira tutti i cristiani (in questo caso il massimo esponente nazista). Queste parole le ho tratte da pagina 42 del libro “Il santo Reich – Le concezioni naziste del cristianesimo” di Steigmann-Gall (un libro che consiglio a tutti di leggere, in quanto va a demolire il luogo comune secondo il quale il nazismo sarebbe la negazione stessa del cristianesimo). Il fatto che Hitler in privato sostenga ciò che sostiene in pubblico significa che l’immagine di Cristo era effettivamente un’immagine positiva per lui. Oltretutto lui non considerava Cristo un semplice uomo ma ne sottolinea la divinità! Più cristiano di così… Oltretutto quando parla di Cristo non fa riferimento ad un Cristo che si è inventato lui o che è descritto in qualche vangelo gnostico o apocrifo ma fa riferimento ai vangeli UFFICIALI (come fa più volte con Giovanni 2,15: ancora oggi questo viene considerato un insegnamento positivo dalla gran parte delle persone, perfino l’ho sentito citare da un esponente dei radicali, il ché dimostra che anche molti anticlericali sono profondamente cristiani). Hitler voleva «tradurre in fatti gli ideali di Cristo». Il movimento avrebbe completato «l’opera che Cristo aveva iniziato ma che non aveva potuto portare a compimento». Ecco cosa succede a voler tradurre in fatti gli ideali di Cristo: succede ciò che è successo col nazismo! Oltre a TUTTI i cristiani, molti atei ancora oggi, pur criticando l’antico testamento, ritengono buoni e giusti gli insegnamenti del nuovo testamento (esattamente come lo riteneva buono e giusto anche Hitler). Se qualcuno volesse saperne di più sulle relazioni che ci sono fra nazismo e cristianesimo può leggersi ciò che dice Claudio Simeoni alle pagine: http://www.federazionepagana.it/nazismo01.html http://www.federazionepagana.it/nazismo02.html http://www.federazionepagana.it/nazismo03.html 16 Dicembre 2006
La criminalità delle parole di Gesù Cristo. Come è stato inventato questo personaggio?Riporto da Marco 14 - 48 a 14 - 52 il momento dell’arresto di Gesù Cristo:
«Allora Gesù, rispondendo. disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti. Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, ed essi lo afferrarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo. se ne fuggì nudo dalle loro mani.» Che ci faceva Gesù Cristo col giovane nudo? E poi qualcuno cade dalle nuvole quando scopre che esistono i preti pedofili; sarebbe da stupirsi se non ce ne fossero (visto che Gesù Cristo è il loro modello da imitare)! Della criminalità delle parole di Gesù Cristo ho già fatto qualche esempio. Ad un certo punto faccio riferimento a Matteo (da 10-34 a 10-37), dove Gesù Cristo dice: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» E poi qualcuno sostiene che Gesù Cristo sia portatore di un messaggio di pace! Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Per chi volesse approfondire la criminalità di questa icona può leggere cosa scrive Claudio Simeoni alle pagine http://it.geocities.com/collegiodeisalii/infamia.html e http://it.geocities.com/paganoit/index.html Gesù Cristo è un personaggio mai esistito e del quale si conoscono i miti precedenti dal quale hanno scopiazzato. Il 25 Dicembre era, secondo il calendario giuliano, il giorno del Solstizio d’Inverno: era un’antica festa dedicata al dio Mitra, un culto misterico (come il cristianesimo) dal quale il cristianesimo ha scopiazzato parecchie cose (l’ostia stessa rappresenta il Sole); per i cristiani Cristo era il loro Sole. Infatti il 25 Dicembre era dedicato a tutte le divinità solari (Mitra, Sol Invicto, Helios, Dioniso, Bacco). Ci sono molte divinità antiche che nascono in inverno e muoiono e risorgono in primavera: Atis, Dioniso, Adone, Baal-Marduk, Osiride, Tammuz, ecceterra. Appare evidente come la costruzione di questo personaggio (Gesù Cristo) sia una manovra per sostituire il monoteismo alle antiche religioni. Per quanto riguarda il mito del già citato Atis, il giorno che moriva veniva portato in processione un albero (l’elemento è anche in questo caso il legno) che rappresentava Atis morto. Tre giorni dopo Atis risorgeva e si faceva grande festa. Oltre a quelli che ho già citato prima c’erano altri eroi e dèi che risorgevano a primavera: Teseo, Orfeo, Eracle, Enea, Zagreo, Sabazio, Apollonio di Tiana, eccetera. Per quanto riguarda la crocifissione (visto che questo argomento sta a cuore alla cristiana che mi scrive gli hms) è molto interessante e utile ciò che scrive Claudio Simeoni che prende spunto da alcuni frammenti di “LA RELIGIONE ANTICA” di Károly Kerényi (per me il più grande studioso dell’antica religione greca; sto finendo di leggere il suo libro “GLI DÈI E GLI EROI DELLA GRECIA” che consiglio a tutti quelli a cui piace la religione greca). Si trova alla pagina http://it.geocities.com/paganoit/crocifissione.html Ne faccio comunque un riassunto. La crocifissione è stata scopiazzata dal mito di Ermia ma è stata scopiazzata talmente male che mentre Ermia muore da EROE, Gesù muore come potrebbe morire un qualsiasi delinquente accanto a due ladroni. Mentre in Ermia la tortura ha un senso in quanto potrebbe rivelare cose importanti, nel caso di Gesù la tortura non ha alcun senso per come si è svolto il processo. Mentre in Ermia è chiaro il motivo della crocifissione in quanto era nemico dei Persiani, per Gesù non si comprende chiaramente quali siano i capi d’accusa. Mentre per Ermia ha senso il tradimento in quanto deve essere portato fuori dalla città con l’inganno, per Gesù non si capisce quale sia il senso del tradimento di Giuda (avrebbero potuto arrestare Gesù in qualsiasi momento senza pagare Giuda). Se qualcuno volesse sapere di più sull’incoerenza a proposito del tradimento di Giuda, può leggersi la pagina scritta sempre da Claudio Simeoni http://it.geocities.com/liberazionepagana/cinquec.html Per quanto riguarda la resurrezione è stata copiata dal mito sumerico di Inanna, la quale scende negli Inferi per liberare le anime e viene crocifissa; dopo tre giorni Inanna torna dagli inferi. Da dove nasce la figura di Gesù Cristo? Qualcuno dice che Gesù Cristo sia l’immagine di un esseno; in realtà ha parecchi elementi zeloti. Gli zeloti erano dei delinquenti che costituivano una setta sovversiva nei confronti del loro sistema sociale. Era gente che pugnalava alle spalle (in senso letterale, non è da interpretare) e che ha fatto nascere la guerra giudaica (dal 66 al 70). Lo storico Karlheinz Deschner, nel primo libro di “Storia criminale del Cristianesimo”, definisce gli zeloti come «un partito nazionalista ebraico, fondato nel 6 d.C., e formato in principio solo da sacerdoti di origine gerosolomitana». A pagina 101 c’è scritto: «Non è un caso che uno dei discepoli di Gesù, un certo Simone, nel Vangelo di Luca, venga chiamato lo “zelota”, e in quello di Matteo “il cananeo”, trascrizione letterale dell’aramaico qanna’i, cioè “lo zelante”. Gli zeloti, cui la ricerca più recente ascrive sempre maggiore importanza nella ricostruzione della storia di Gesù, erano fortemente sensibili alle profezie apocalittiche di ogni sorta che circolavano in seno alla società ebraica, in particolare quella secondo cui “uno di loro avrebbe conquistato il dominio del mondo”. Pertanto già due decenni prima che scoppiasse il conflitto vero e proprio, essi erano impegnati nella lotta contro quei Giudei che sembravano ai loro occhi dimentichi della loro patria, e contro i Romani. Chiamati dai loro nemici “sicari”, in quanto facevano uso di un piccolo coltello, “sica”, con la lama ricurva, che erano soliti piantare nella schiena del malcapitato, in un primo momento seminarono il terrore tra i ricchi Ebrei che, per salvaguardare i propri patrimoni, si erano mostrati favorevoli a scendere a patti con i Romani. La prima vittima fu, probabilmente il “sommo sacerdote Gionata”. “Compivano i loro misfatti in pieno giorno e nel cuore della città; specie nei giorni di festa si mescolavano tra la folla e colpivano gli avversari con i piccoli pugnali che nascondevano sotto le vesti. Una volta che la vittima era stramazzata al suolo, simulavano di prendere parte allo sdegno e alla sorpresa collettiva e con la loro condotta disinvolta si rendevano insospettabili”. Flavio Giuseppe che, nel mezzo di una guerra, era passato dalla parte dei Romani, considerava gli zeloti dei briganti e degli assassini a tradimento, ma raccontava anche che avevano “numerosi seguaci” e “godevano delle simpatie dei giovani”. All’interno di questi gruppi estremisti si predicava la guerra contro Roma e si leggevano con straordinario interesse i due libri dei Maccabei – che la chiesa solo a partire dal Concilio ha incluso nella “Sacra scrittura” – ci si esaltava di fronte alle loro “imprese eroiche” e si sperava di poter ripetere anche contro i Romani quanto era riuscito contro i Greci. Si aprì in tal modo la guerra giudaica (66-70), un conflitto così sanguinoso da logorare duramente le forze militari romane. L’impresa compiuta con il favore di Dio, dapprima sotto la guida del figlio del sommo sacerdote Eleazae ben Simon e di Zacharia ben Phalek, e successivamente al comando di Giovanni di Gischalla, ebbe inizio nel giorno del Sabato, con il massacro dei pochi Romani di stanza nella fortezza Antonia di Gerusalemme e nel ben munito palazzo reale. Prima della resa era stata promessa alla guarnigione l’incolumità. In realtà, invece, viene graziato solo un ufficiale che aveva accettato di farsi circoncidere. (In seguito anche i cristiani si astennero dall’uccidere gli Ebrei che accettavano di convertirsi)». Per quanto riguarda il comportamento degli zeloti, le fonti di Deschner sono numerose, se qualcuno è interessato alle antiche testimonianze di questo comportamento mi faccia sapere e gli darò i riferimenti. Ecco qual è l’ideologia alle radici del cristianesimo! Ecco il perché della crocifissione: la crocifissione era una punizione per i ribelli! È ridicolo sostenere che nella croce ci si finisce perché si è buoni e giusti. Questo scontro di civiltà scatenato dagli zeloti incrinò i buoni rapporti che c’erano fra i romani pagani e gli ebrei (a differenza di come in seguito i cristiani trattarono gli ebrei)! 15 Dicembre 2006
Sono tornato! Non ho più aggiornato il blog perché dovevo studiare per un esame.Questa petizione non interessa solo i pagani o solo i padovani ma anche chi ritiene importante la salvaguardia e la diffusione della cultura e della storia. La dea Reitia era spesso raffigurata insieme agli animali; guarda caso Antonio da Padova viene raffigurato insieme agli animali (per esempio mentre parla con gli uccelli). Sono in molti a sostenere che la basilica di Antonio sorga sopra le macerie di un tempio di Reitia (e questo grazie ai ritrovamenti in quell'area). Questa è un’ulteriore prova di come i cristiani abbiano imposto i loro santi sostituendoli alle divinità antiche. Molto spesso i cristiani per costruire le loro chiese hanno demolito i templi antichi ed hanno utilizzato il materiale dei templi per costruire o abbellire le chiese (se molte chiese hanno una bella estetica fra i tanti motivi c’è anche questo, oltre ad aver costretto l'arte ad esprimersi quasi esclusivamente in ambito o in tema cristiano). Molte chiese cristiane rappresentano proprio per questo delle vere e proprie profanazioni. Inoltre questa petizione parla della criminalità di Antonio da Padova e che questa figura “non è ritenuta adeguata a rappresentare la città di Padova”.
http://www.thepetitionsite.com/takeaction/640062474?ltl=1163927476 «una paese civile ricorda il suo passato PETIZIONE AL SINDACO DI PADOVA, e p.c. Alla Giunta Comunale A tutti i Consiglieri Comunali Alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso la stampa abbiamo notizia di sempre e nuove scoperte archeologiche nella città di Padova. Tutti i ritrovamenti documentano la presenza di antichi culti religiosi pre-cristiani. Non ci sembra che la memoria di questi antichi culti, che rappresentano le nostre autentiche radici, siano ricordati nel modo più adeguato. Non vi sono indicazioni che permettano di individuare agevolmente questi sacri siti. Non è nostra intenzione intervenire presso di lei con proteste che sarebbero peraltro del tutto legittime ancorché sterili: intendiamo invece con la presente invitarla formalmente ma fermamente a porre fine a quello che consideriamo un vero e proprio insulto alla memoria dei nostri antichi padri. Le nostra radici sono in questi antichi culti e nella memoria delle divinità venerate dagli antichi veneti. CHIEDIAMO - che i luogo dov'è si compivano questi antichi riti siano indicati nella segnaletica stradale; - che venga posta particolare attenzione nella toponomastica: - che i toponimi utilizzati siano gli stessi delle nostre antiche radici; - che si intraprenda una meticolosa campagna di scavi archeologici, con particolare riferimento alla zona su cui sorge l'attuale "basilica del santo"; - perchè si renda visibile e tangibile traccia del Tempio della Dea Reitia situato sotto la basilica di Sant'Antonio, proponiamo che ad ogni ingresso del Santuario venga apposta l'indicazione che ricordi l'esistenza del Tempio della Dea Reitia. Reputiamo necessario, in particolar modo, che il primo è più urgente intervento debba svolgersi nella zona denominata Basilica del Santo. La figura di Sant'Antonio da noi non è ritenuta adeguata a rappresentare la città di Padova; è sufficiente ricordare la sua partecipazione alla crociata contro i catari che portò al loro completo sterminio. Su Sant'Antonio studiosi cattolici hanno scritto(R. Beretta, E. Broli, "Le Bugie della Chiesa, Piemme,2003,pp.176, 177, 178): «la bugia più popolare riguardo sant'Antonio è quella di facile dispensatore di miracoli. (...) Con Sant'Antonio, i dubbi sono pochi, la fantasia popolare ha dato il meglio di sé. Ma, soprattutto, Antonio non è mai stato il giovane dal sorriso melenso, con accanto un candido giglio (...) Ma dove e quando è nata l'immagine distorta di Sant'Antonio? (...) postulatori, scrittori e biografi si sentirono autorizzati a gonfiare la realtà dei servi di Dio ( non soltanto Sant’Antonio da Padova, quindi!)». Una città non può porre al centro della sua storia un personaggio con "meriti" inventati e violenze riconosciute. Riteniamo la richiesta, così come sopra formulata, più che ragionevole e pensiamo che, almeno nei termini indicati, costituisca nei confronti dei nostri avi il minimo, doveroso e dignitoso tributo dovuto loro. Certi di poter contare sulla sua attenzione di pubblico amministratore oltreché sulla sua sensibilità personale. Confidiamo in un suo attivo interessamento e intervento, attendiamo notizie rispetto a quanto sopra esposto e la salutiamo distintamente.» 03 Dicembre 2006
La cristiana ha confermato ciò che sospettavo in un mio precedente post.Ho aggiunto alla conversazione un “botta e risposta” che avevo già scritto l’altroieri, in modo di riprendere il filo del discorso. Mercoledì ho detto: "Trovo strano che questa persona si sia iscritta a giovani proprio il giorno che mi ha inviato i primi hms! Si è iscritta appositamente per scrivermi?" La risposta a questa domanda è "sì": me l'ha detto lei. Dovrò attendere per vederci un po' meglio su gli altri miei sospetti, non voglio dire nulla prima del tempo perché sarebbero solo inutili insinuazioni. Curioso come interessi a questa persona farmi sapere che metterà presto la sua foto nel suo blog (per poi non metterla neancora)! In risposta al link che le avevo dato sull’amore cristiano che dimostra la criminalità dell’ideologia cristiana, mi risponde “..perché ce l’hai col cristianesimo?” come fossi io il cattivo. Per i cristiani il cattivo non è quello che ordina di uccidere quelli che non si sottomettono a Gesù Cristo, per loro il cattivo è quello che dice che questo messaggio è ingiusto e crudele.
LEI DICE (rispondendo al link che le avevo indicato sull’amore cristiano): «.. perchè ce l'hai col cristianesimo? e ora che sai le mie idee cosa pensi di me? credi sia stupida? dai, si sincero per favore» IO RISPONDO: «Ma a te che problema ti crea se ho delle idee e dei gusti diversi dai tuoi? Che problema ti crea se a me non piace Gesù Cristo e il suo padre padrone che decide di sacrificare suo figlio? Io non credo, io constato, solo i monoteisti credono. Cosa penso di te sono affari miei, se c'è qualcosa di stupido è la tua domanda "perchè ce l'hai col cristianesimo?". Non ti bastano le motivazioni che ho scritto nel mio blog? Vorrà dire che caricherò altro materiale sul mio blog per dimostrare la criminalità degli insegnamenti di Cristo, così capirai perché non mi piace il cristianesimo. Lo storico Karlheinz Deschner ha scritto un'enciclopedia formata da DIECI VOLUMI intitolata "STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO", io ho il primo di questi dieci volumi ed ha 480 pagine! Moltiplica questo numero per dieci e ti renderai conto di quanti crimini sia stato in grado di fare il cristianesimo! E questo è solo ciò che sa solo UNO storico, il quale ha documentato solo ciò che conosce e che ritiene importante. Ti sembra che non sia stato sincero finora? Tutto ciò che scrivo è tutto ciò che penso. Ma tu sei stata sincera con te stessa? Per me i cechi non sono i non vedenti ma sono coloro che NON VOGLIONO vedere. In questo senso essere cechi è una scelta.» LEI DICE (ripeto per riprendere il filo): «cmq sia nn è una mia colpa nn saperti dimostrare.. casomai è una paura tua il nn fidarti..» IO RISPONDO: «Come no, è la tua incapacità di saper dimostrare l'esistenza del tuo dio, del paradiso, dell'inferno, di Gesù Cristo, della verginità della madonna, eccetera... Non fidarmi di cosa? Cambiando discorso: ho notato che ti sei iscritta proprio il giorno che hai cominciato a scrivermi...» LEI DICE (ometto le informazione personali): .. davvero?.. si perchè il tuo sito mi ha preso e sono testarda... cmq tra un pò metterò la foto... sono app arrivata.. […].. cmq che forse hai paura di fidarti di un dio... IO RISPONDO: «Come posso fidarmi di un dio che ha fregato l'uomo con la menzogna perché non diventi come lui? Ecco cosa ho scritto in un mio articolo che puoi leggere anche nel mio blog dopo aver citato alcuni passi della genesi: Quindi nella bibbia viene descritto il dio creatore come il peggiore nemico dell’uomo. Prima tenta di fregare l’uomo mentendogli, dicendo che se avesse mangiato dall’albero della conoscenza sarebbe morto, dopodiché, quando l’uomo conquista la sua conoscenza (grazie al serpente, di cui Giuliano comprende che fu più un benefattore che un distruttore del genere umano), questo dio (che ha una fifa matta dell’uomo munito di conoscenza) lo allontana dall’albero della vita eterna perché non diventi come lui. Giuliano ha ben compreso l’assurdità della bibbia: «E il fatto che Dio proibisca agli uomini da lui plasmati il discernimento del bene e del male, non segna forse il colmo dell’assurdità?» L’assurdità sta proprio nel fatto che i monoteisti si schierino dalla parte di un dio che è un distruttore del genere umano.» LEI DICE: «eora,... io nn ti posso dimostrare che esista una forza + grande di me perchè è soggettivo ciò che proviamo, ma ci sono TESTI STORICI che dimostrano la crocifiss di Gesù.. se lui diceva di nn essere il figlio di dio nn moriva, ma lui ha insistito perchè era nel vero,,.» IO RISPONDO: «Bene, quindi ammetti che l'esistenza di questo "dio" non si possa dimostrare, mentre l'INESISTENZA del dio biblico è documentata dai maggiori studiosi italiani delle religioni che spiegano come sia stato costruito questo "dio" e tutto ciò è presente nel mio blog. E quali sarebbero questi libri storici? Quelli che parlano dell'esistenza di Adamo ed Eva? Quali sono le prove storiche della crocefissione? Mi hai dato un'idea, metterò anche un post che parla da dove è stata copiata la crocefissione di Gesù Cristo. Nel mio libro delle superiori di storia non si parlava di Gesù Cristo. Nel tuo libro delle superiori di storia si parla di Gesù Cristo? Non penso, penso invece che si parli delle stragi che hanno compiuto i cristiani. Ecco cosa dice la storia! Sì, certo, era figlio di una vergine e di un dio mai esistito. L'esistenza di Babbo Natale è più credibile.» 02 Dicembre 2006
ANNOTAZIONI SU GIULIANO IMPERATORE (mio articolo).Questo mio articolo potete trovarlo nel sito del Giorno Pagano Europeo della memoria, sia in italiano (alla pagina
http://it.geocities.com/giornopaganomemoria/giulianonote.html) e sia in inglese (alla pagina http://it.geocities.com/giornopaganomemoria/juliannotes.html). La traduzione in inglese di questo mio articolo è stata inserita nel Numero Speciale di VOX CARMENTIS (bollettino ufficiale della Federazione Pagana) e presentata all’ottavo congresso del WCER (congresso mondiale delle religioni etniche www.federazionepagana.it/wcer.html ) svoltosi ad Anversa (Belgio) dall’8 al 10 Giugno 2005. Nell’articolo concedo ampio spazio alla vicenda biblica in cui il dio creatore caccia l’uomo e la donna dal paradiso terrestre. In questo contesto, dopo aver fatto le dovute considerazioni, giungo alla conclusione che il dio biblico è il peggior nemico dell’umanità. Le osservazioni che mi portano a trarre questa conclusione, trovano supporto in ciò che scrive lo storico Mario Liverani nel suo libro “Oltre la Bibbia – Storia antica di Israele” (Editori Laterza) capitolo 12 alla fine del paragrafo 4 (non riporto parola per parola cosa scrive lo storico, ne faccio un sunto marcando gli aspetti che maggiormente voglio riportare all’attenzione del lettore). L’antico testamento è una scopiazzatura di antichi miti mesopotamici (compresa la storia del paradiso terrestre), solo che mentre nei miti mesopotamici, sia nel caso del re Gilgamesh che nel caso del sacerdote Adapa, la divinità vuole mantenere un rapporto di amicizia con l’uomo, nella bibbia al dio creatore interessa solamente mantenere il proprio dominio sull’uomo. Come Adamo grazie al consiglio del serpente ebbe accesso alla conoscenza, così Adapa per consiglio del dio Enki poté accedere alla conoscenza, ma poi non all’immortalità seppure il dio Anu fu pronto a concedergli (mentre il dio biblico non concesse un bel niente). Scrive Mario Liverani: «Mentre però Gilgamesh, prototipo della regalità, e Adapa, prototipo del sacerdozio, ottennero doni consolatori adatte alle loro categorie (la fama per il re, la pratica culturale per il sacerdote), invece Adamo, prototipo dell’umanità tutta, ottenne (sotto forma di «maledizione»!) la sopravvivenza non del singolo ma dell’umanità tutta, basata sulla riproduzione sessuale e sul lavoro umano: Alla donna disse: «Moltiplicherò le tue doglie e le tue gravidanze, nel dolore partorirai figli!»… All’uomo disse: «…Maledetta sia la terra a causa tua: nel dolore ne trarrai sussistenza per tutti i giorni della tua vita…mangerai pane col sudore del tuo volto, finché tornerai alla terra perché da essa sei ricavato. Tu sei polvere e tornerai in polvere!».(Gen. 3:16-18)» Questo è ciò che scrive il professor Liverani. Ora vorrei ribadire quanto esposto finora, per mezzo di alcune mie considerazioni. Molti monoteisti non si rendono conto della crudeltà del loro dio proprio perché per loro è il dio unico; quando però lo confrontano con altre divinità, ecco che il castello di carte che era stato costruito ad arte nelle testa delle persone crolla; a quel punto ci si rende conto che ci sono sempre possibilità diverse (non solo una!) e ci si chiede perché il dio biblico davanti a Adamo non si sia comportato come Anu con Adapa. Davanti a situazioni pressoché simili un dio premia mentre un altro dio non solo non premia ma addirittura punisce. La bibbia narra che il dio creò l’uomo e questo basta ai monoteisti per dire che il loro dio è buono; ma quali sono le azioni di questo dio nei confronti dell’uomo? Quando non si comportano come vuole lui li stermina tutti col diluvio universale! E poi hanno coraggio di chiamarlo “padre nostro”! La cosa più bella per un padre nei confronti dei propri figli è vedere i suoi figli crescere e sapere che un giorno diventeranno indipendenti; ma questo dio fa di tutto per creare dipendenza in lui! Il dio biblico non crea l’uomo per volergli bene, ma per dominarlo (vedi i dieci comandamenti)! Un ultimo inciso: nell'articolo ho accennato al bisogno di masochismo da parte dei cristiani; per provare questo mi basta citare un esempio: "O Segnor per cortesia" di Jacopone da Todi! Per aprire la versione stampabile (Word) del seguente articolo, clicca sul seguente link: http://digilander.libero.it/willypd/giuliano.doc ALCUNE OSSERVAZIONI SULL’IMPERATORE GIULIANO «Mi pare opportuno esporre a tutti gli uomini i motivi per i quali io sono convinto che la macchinazione dei galilei è un inganno messo insieme dalla milizia umana. Pur non avendo niente di divino, ma anzi sfruttando quella parte dell’anima che è incline alle favole, infantile e irrazionale, essa ha indotto a ritenere verità un racconto mostruoso.» Così comincia “Contro i galilei” di Giuliano. Innanzitutto: chi è Giuliano? Flavio Claudio Giuliano nacque nel 331 a Costantinopoli, nipote di Costantino il Grande e figlio minore di Giulio Costanzo e di Basilina. Nel 337 sfuggì con il fratellastro Costanzo Gallo all’uccisione dei suoi famigliari eseguita per ordine dell’imperatore cristiano Costanzo II. Fu battezzato e subì, sotto stretta sorveglianza in Cappadocia, un’educazione cristiana ma non nascose mai la sua ammirazione nei confronti delle antiche divinità. Ebbe libertà di movimento verso i vent’anni quando Costanzo II, rimanendo l’unico a capo dell’impero, nominò Costanzo Gallo suo “cesare”. Tornò a Costantinopoli, poi andò a Nicomedia, dove seguì di nascosto gli insegnamenti di Libanio, poi andò a studiare a Pergamo e poi ad Efeso, dove abiurò il cristianesimo (per questo gli fu dato da Fozio l’appellativo di “Apostata”) e approfondì il neoplatonismo e le antiche religioni. L’imperatore Costanzo II fece uccidere Costanzo Gallo, l’unico familiare ancora in vita di Giuliano e fece relegare Giuliano a Milano. In seguito, Giuliano ebbe il permesso di recarsi ad Atene, dove poté farsi iniziare ai misteri eleusini. Nel 355 fu nominato “cesare” e sposò Elena, sorella di Costanzo. L’imperatore lo inviò subito nella Gallia minacciata dai Franchi e dagli Alemanni (probabilmente per sbarazzarsi di lui, visto l’arduo compito e vista l’inesperienza di Giuliano). Anche in questo caso Giuliano rivelò capacità inaspettate: con la difesa di Sens nel 356 e con la grande vittoria di Strasburgo nel 357, assicurò i confini della Gallia e con varie riforme ne migliorò l’amministrazione. L’acclamazione ad “augusto” da parte delle truppe a Parigi e la morte di Costanzo II fecero di Giuliano, nel novembre 361, l’unico imperatore. Appena divenne imperatore allontanò da corte certi funzionari “parassiti”, ridiede ai cittadini la libertà di culto, diede protezione a chi volle ricostruire gli antichi templi, diede immediatamente agli ebrei la possibilità di riedificare il tempio a Gerusalemme e permise il confronto e lo scontro tra cristiani ortodossi e ariani purché non interferissero con la politica dell’impero. Durante il suo impero continuò in questa direzione: fece restaurare i templi, riorganizzò i sacerdozi, riformò l’amministrazione dello stato, tolse i privilegi che, prima con Costantino e in seguito con Costanzo, avevano acquisito i cristiani (da lui chiamati “galilei”) sia ariani che ortodossi nei confronti delle altre correnti religiose e filosofiche (come ad esempio le esenzioni sulle tasse per la proprietà e i templi pagani trasformate in chiese dai cristiani), infine permise anche ai pagani di poter accedere all’insegnamento ed alle alte cariche senza essere discriminati come prima. Giuliano, prima di prendere una decisione in campo legislativo, ascoltava un po’ tutti, anche i consiglieri della più piccola cittadina. Voglio dare un esempio della sua attenzione nei confronti delle singole città con un fatto narrato nel suo “Misopogone” (369): ad Antiochia impose un calmiere sui prezzi in modo che i venditori non potessero spennare i cittadini e gli stranieri; e siccome ad Antiochia scarseggiò il grano essendoci stata una terribile carestia a causa della siccità precedente, acquistò di sua tasca il grano dall’Egitto e lo diede alla città, facendo pagare un terzo in meno di quello che pagavano in precedenza. Quello che voglio far notare è il sentimento di giustizia di Giuliano: ecco come comincia la sua lettera “Agli abitanti di Bostra”: «Io pensavo che i capi dei galilei dovessero essere più riconoscenti a me che non a colui che mi precedette alla guida dell’Impero. Avvenne infatti sotto di lui che la maggior parte di loro fu esiliata, perseguitata, incarcerata; che inoltre, molti gruppi di cosiddetti eretici furono massacrati, come a Samosata, a Cizico, in Paflagonia, in Bitinia, in Galizia; che tra molte altre popolazioni vi furono dei villaggi saccheggiati e completamente devastati; sotto di me, invece, è avvenuto il contrario. Infatti a quelli che erano stati esiliati è stato rimesso l’esilio e quelli che sono stati espropriati hanno ottenuto, in virtù di una nostra legge, di recuperare tutte le loro proprietà.» I cristiani “eretici” furono trattati meglio da un imperatore pagano che da uno cristiano e nonostante questo preferirono un imperatore cristiano che li perseguitasse piuttosto di avere a che fare con un imperatore pagano che li rispettasse come cittadini. Quando si dice che il masochismo sia una prerogativa per i cristiani, ariani o non ariani, vedi l’esaltazione dei martiri! Probabilmente preferivano Costanzo a Giuliano poiché il primo forniva a loro i martiri, Giuliano no (il fatto che questi fossero masochisti non giustifica, né sminuisce i crimini compiuti da Costanzo o da chi per lui). Veniamo al lato religioso. È giusto dire che Giuliano ebbe una punto di vista del tutto particolare sugli dei, d’altra parte coi tempi che correvano dovette far fronte ad un razionalismo senza precedenti; c’è da dire inoltre che Giuliano, avendo avuto un’educazione cristiana e neoplatonica, è logico che questa abbia influenzato il suo modo di vedere l’esistente. È errato però affermare che quello di Giuliano fu un “monoteismo solare”, anche se la sua visione degli dei fu più filosofica che mitica. Nel suo “Inno al Re Helios” separa ogni singolo dio in due: quando parla del dio intellettuale intende indicare il dio visibile mentre quando parla del dio intelligibile intende indicare il suo archetipo invisibile (da 133 in poi). All’interno di quest’inno fa questa osservazione (132A): «Per chi contempla il dio visibile è difficile, lo so bene, anche solo comprendere quanto sia grande l’invisibile; e dirlo a parole è forse impossibile, come se uno si accontentasse di stare al di sotto della dignità dell’argomento. Arrivare a un livello degno, infatti, so bene che nessuno al mondo lo potrebbe;» Giuliano ha ragione: in effetti ciò che per noi è visibile in un oggetto per quanto grande sia questo “vedere”, è infinitamente più piccolo di ciò che per noi è invisibile in quell’oggetto, o per dirla meglio, ciò che per noi è percepibile in un oggetto per quanto grande sia questo “percepire”, è infinitamente più piccolo di ciò che è percepibile in quell’oggetto dal resto dell’esistente e infinitamente più piccolo della realtà dell’oggetto stesso. Quello che non mi piace è questa separazione quasi netta fra “il visibile” e “l’invisibile” che lascia trasparire Giuliano nelle sue riflessioni, come se il dio “invisibile” fosse una sorta di doppio del dio “visibile”. Scrive poi, sempre nello stesso inno (132C-133A): «Questo cosmo, divino e bellissimo, che dall’alto della volta celeste fino all’estremo limite della terra è tenuto assieme dall’indistruttibile provvidenza del dio, esiste increato dall’eternità ed è eterno per il tempo restante, da null’altro essendo conservato se non direttamente dal quinto corpo [l’etere, N.d.R.] – la cui sommità è il “raggio di sole” –; poi, a un grado per così dire superiore, del mondo intelligibile; e, in un senso ancora più elevato, dal Re dell’universo, nel quale tutte le cose hanno il centro. Questo invero, sia che convenga chiamarlo “ciò che è al di là dell’Intelligenza”, oppure l’Idea degli esseri (e con ciò intendo l’intelligibile totale), oppure l’Uno (poiché l’Uno sembra in qualche modo anteriore alle cose), oppure il Bene (come è solito Platone), appunto questa causa incomposta di tutte le cose, per tutti gli esseri modello di bellezza, di perfezione, di unità e di potenza irresistibile, in virtù dell’originaria essenza creatrice permanente in lei, ha manifestato da sé Helios, grandissimo dio, in tutto simile a sé, per farne un mediatore tra quelle cause intellettuali e demiurgiche.» Dopodiché descrive gli altri dei come qualità dell’Uno e spiega come ognuno degli dei esprima Helios, quindi Helios è equiparabile all’Uno. Tutto ciò differenzia Giuliano dai pagani politeisti delle altre epoche. Cosa invece lo rende simile? Il suo sentimento di Giustizia! Nel suo “Contro i galilei” scrive (161A): «Che cosa c’è di più insensato se per dieci, quindici, facciamo pure cento – non diranno mille, ma poniamo pure che una tale quantità abbia osato trasgredire una qualche legge di quelle stabilite da Dio – era dunque necessario che per un solo migliaio ne fossero distrutti seicentomila? A me sembra che sia assolutamente meglio salvare un malvagio assieme a mille uomini onesti, piuttosto che far perire i mille assieme a quell’uno.» Giuliano, con queste parole si riferisce ad un fatto narrato nell’antico testamento (numeri, 25, 1-18): «Mentre Israele si trovava a Scittim, il popolo cominciò a darsi alla fornicazione con le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici dei loro dèi, e il popolo mangiò e si prostrò davanti ai loro dèi. Così Israele si unì a Baal-Peor, e l'ira dell'Eterno si accese contro Israele. L'Eterno quindi disse a Mosè: «Prendi tutti i capi del popolo e falli uccidere ed impiccare davanti all'Eterno all'aperto, in pieno sole, affinché l'ardente ira dell'Eterno si allontani da Israele». Così Mosè disse ai giudici d'Israele: «Ciascuno di voi uccida dei suoi uomini coloro che si sono uniti a Baal-Peor». Ed ecco uno dei figli d'Israele venne e presentò ai suoi fratelli una donna madianita, sotto gli occhi di Mosè e di tutta l'assemblea dei figli d'Israele, mentre essi stavano piangendo all'ingresso della tenda di convegno. Al vedere questo, Finehas figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aaronne si alzò in mezzo all'assemblea e prese in mano una lancia, seguì quindi l'uomo d'Israele nella sua alcova e li trafisse ambedue, l'uomo d'Israele e la donna, nel basso ventre. Così la calamità tra i figli d'Israele fu arrestata. Di quella calamità morirono ventiquattromila persone. Allora l'Eterno parlò a Mosè dicendo: «Finehas figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aaronne, ha rimosso la mia ira dai figli d'Israele, perch'egli è stato animato della stessa mia gelosia in mezzo a loro; così nella mia gelosia non ho sterminato i figli d'Israele. Perciò digli: "Ecco, io stabilisco con lui un'alleanza di pace, che sarà per lui e per la sua progenie dopo di lui l'alleanza di un sacerdozio perpetuo, perché ha avuto zelo per il suo DIO e ha fatto l'espiazione per i figli d'Israele"». Or l'uomo d'Israele, che fu ucciso con la donna madianita, si chiamava Zimri, figlio di Salu, capo di una casa patriarcale dei Simeoniti. E la donna che fu uccisa, la Madianita, si chiamava Cozbi, figlia di Tsur, capo della gente di una casa patriarcale in Madian. Poi l'Eterno parlò a Mosè dicendo: «Molestate i Madianiti e attaccateli, perché essi vi hanno molestato con i loro artifici mediante i quali vi hanno sedotti nel caso di Peor e nel caso di Cozbi, figlia di un principe di Madian, loro sorella, che fu uccisa il giorno della calamità per il caso di Peor».» Un dio che tratta uomini e donne come fossero delle zanzare fastidiose da ammazzare indiscriminatamente perché in mezzo a quello vi è una che ha punto, come lo si può pensare dalla parte degli esseri umani? Oltre questo, cos’hanno fatto di così atroce questi uomini e queste donne per meritare la morte? Sono stati ammazzati degli esseri umani solo per il fatto di essersi comportati da esseri umani! Più nemico dell’umanità del dio biblico non vi è nessuno. Giuliano, in “Contro i galilei”, coglie ciò che è per me il nodo centrale, il sunto di tutta la bibbia; infatti dice (89A-93E): «E il fatto che Dio proibisca agli uomini da lui plasmati il discernimento del bene e del male, non segna forse il colmo dell’assurdità? Quale essere potrebbe risultare più stolto di quello incapace di discernere il bene e il male? È evidente che non sfuggirà l’uno, cioè le cose malvagie, né seguirà l’altro, cioè quelle buone. Insomma, Dio proibì all’uomo di gustare la saggezza, della quale non potrebbe esservi nulla di più prezioso per l’uomo. Difatti, che il discernimento del buono e del cattivo sia attività propria della saggezza, è evidentissimo anche per gli insensati, cosicché il serpente fu più un benefattore che un distruttore de genere umano. Inoltre, questo dio deve essere chiamato geloso. Infatti, quando vide l’uomo partecipe della saggezza, affinché, dice, non gustasse dell’albero della vita, lo scacciò dal giardino dicendo testualmente: “Ecco, col conoscere il bene e il male Adamo è diventato come uno di noi. E che adesso non tenda la mano, non prenda dall’albero della vita, non mangi e non viva per sempre”.» A cosa si riferisce Giuliano? Sempre all’antico testamento (genesi, 2,9): «E l'Eterno DIO fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e i cui frutti erano buoni da mangiare; in mezzo al giardino vi erano anche l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male.» (genesi, 2, 16-17): «E l'Eterno DIO comandò l'uomo dicendo: «Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai».» (genesi, 3, 1-24): «Ora il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che l'Eterno DIO aveva fatto, e disse alla donna: «Ha DIO veramente detto: "Non mangiate di tutti gli alberi del giardino?». E la donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino DIO ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete». Allora il serpente disse alla donna: «voi non morrete affatto; ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male». E la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi. Poi udirono la voce dell'Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell'Eterno DIO fra gli alberi del giardino. Allora l'Eterno DIO chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?». Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto». E DIO disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?». L'uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». E l'Eterno DIO disse alla donna: «Perché hai fatto questo?». La donna rispose: «Il serpente mi ha sedotta, e io ne ho mangiato». Allora l'Eterno DIO disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno». Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli: i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su di te». Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: "Non ne mangiare", il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai». E l'uomo diede a sua moglie il nome di Eva, perché lei fu la madre di tutti i viventi. Poi l'Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì. E l'Eterno DIO disse: «Ecco, l'uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli i stendere la sua mano per prendere anche dell'albero della vita perché mangiandone, viva per sempre». Perciò l'Eterno DIO mandò via l'uomo dal giardino di Eden perché lavorasse la terra da cui era stato tratto Così egli scacciò l'uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt'intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita.» Quindi nella bibbia viene descritto il dio creatore come il peggiore nemico dell’uomo. Prima tenta di fregare l’uomo mentendogli, dicendo che se avesse mangiato dall’albero della conoscenza sarebbe morto, dopodiché, quando l’uomo conquista la sua conoscenza (grazie al serpente, di cui Giuliano comprende che fu più un benefattore che un distruttore del genere umano), questo dio (che ha una fifa matta dell’uomo munito di conoscenza) lo allontana dall’albero della vita eterna perché non diventi come lui. Giuliano ha ben compreso l’assurdità della bibbia: «E il fatto che Dio proibisca agli uomini da lui plasmati il discernimento del bene e del male, non segna forse il colmo dell’assurdità?» L’assurdità sta proprio nel fatto che i monoteisti si schierino dalla parte di un dio che è un distruttore del genere umano. Ho voluto fare solo qualche piccola osservazione sugli scritti di Giuliano, ci sarebbe però ancora molto da dire, ho solo esposto ciò che maggiormente mi interessava mettere in evidenza del suo pensiero. Concludo questo articolo parlando della morte di Giuliano, che avvenne a Ctesifonte mentre combatteva contro i persiani: l’imperatore, senza corazza di protezione, si gettò nella mischia per combattere e incitare i propri soldati; fu improvvisamente ferito gravemente da una lancia ma non si sa bene chi la scagliò; per Libanio, il colpevole fu Tajeno, un soldato cristiano che faceva parte dell’esercito romano. Giuliano morì nella sua tenda, a causa della grave ferita inflittagli, il 26 giugno 363. La diceria secondo la quale le ultime parole di Giuliano furono “Hai vinto, o galileo!” o “Galileo, hai vinto!” è solo un’invenzione dei cristiani e non è neanche degna di considerazione in quanto, né Ammiano Marcellino, né alcun altro scrittore contemporaneo a Giuliano, non ha mai fatto menzione di ciò. Con la morte dell’ultimo imperatore pagano venne interrotto il suo progetto di riportare alla luce le antiche religioni, poi, per oltre un millennio, nessuno seppe più niente di Giuliano, fino a quando, nel corso del quindicesimo secolo, ricomparvero alcune traduzioni in arabo di una sua autobiografia e di alcune sue lettere. Non so come sarebbe evoluta la storia se Giuliano fosse vissuto ancora a lungo, chi dice di saperlo è un bugiardo, conosco solo l’evoluzione della storia dopo che quella lancia maledetta lo colpì. Quel fatto tragico spinse l’umanità verso un baratro dal quale un po’ alla volta ci stiamo tirando fuori, grazie agli sforzi dei più coraggiosi. 01 Dicembre 2006
La cristiana ha ricominciato a scrivermi per hms.Ne ho sentite di tutti i colori finora: il Gesù dei nazisti, Gesù anarchico, Gesù femminista e ora anche Gesù comunista! Pesentando Gesù Cristo in tutte le salse si può riportare tutte le pecorelle all’ovile, qualsiasi bandiera sventolino queste “pecore”. Questa afferma che “cristo era comunista” senza dimostrare la sua affermazione come non dimostra tutte le altre. Joseph Goebbels (“Michael”, New York, 1987) la pensava diversamente:
«La lotta che stiamo combattendo ora, sino alla vittoria o alla fine più amara, è nel suo senso più profondo una lotta tra Cristo e Marx.». Non so se le informazioni personali che questa cristiana mi ha dato siano reali o se sia un trucco per aspettarsi che io mi apra e anch’io le dia delle mie informazioni personali. Io della gente senza foto e senza cognome non mi fido. Comunque prendo per buone le informazioni personali che mi dà e non le pubblico. Curiosa la mancanza di umiltà quando dice: "se fossiu nata in una fam di atei? semplice, dio si sarebbe rivelato a me in un altro modo."; ecco l'arroganza di pensare di sapere cosa sarebbe successo se... Chiunque dica di sapere come sarebbero andato le cose SE... è un bugiardo (l'ho già detto nella conclusione del mio articolo sull'Imperatore Giuliano). LEI CHIEDE: tu credi in un dio? IO RISPONDO: Io sono pagano politeista, non credo in un dio. Costruisco legami sacri col mondo circostante. Riconosco gli dèi nelle azioni degli oggetti del mondo. LEI DICE: io invece credo che se sn nata in una famiglia di cristiani ci sia un motivo.. credo ci sia un dio, il quale nn è allah, bhudda.. ecc ecc ma un dio universale, al quale io ci arrivo attraverso la mia religione.quindi nn dico ke la mia religione sia giusta, ma dico che detta delle regole (ama il prox cm te stesso) ke ci portano ad "avere la coscienza pulita".. a vivere meglio nel mondo.. cristo era comunista e io nn mi schiero con nessuno ma a me queste idee piacciono IO RISPONDO: Sì certo, ama il prossimo come te stesso se si sottomette a Cristo ma se non vuole sottomettersi a Cristo deve essere ammazzato (come la frase della parabola delle mine che ti ho già citato). Sei nata in una famiglia di cristiani e sei cristiana. Se tu fossi nata in una famiglia di islamici, pensi che saresti stata cristiana? E se tu fossi nata in una famiglia di atei? Uau, Cristo comunista! Allora sono da imputargli anche le costruzioni dei gulag? Quello che credi non sei in grado di dimostrarlo, ne tu, ne nessun altro cristiano! LEI DICE (ometto le informazioni personali che mi dà): IDEE MIE:esiste un dio universale dal quale io che son cristiana ci arrivo attrav questa religione, chi è islamico ci arriva con la sua relig.. se fossiu nata in una fam di atei? semplice, dio si sarebbe rivelato a me in un altro modo. io ti posso provare anzi esporre quello che io ho provato attraverso le mie esperienze okay? […] ti posso assicurare k esiste una forza buona molto più grande di noi chiamata dio o amore o come vuoi chiamarla,.. e il cristianesimo cm tnt altre è una strada che ti porta a questo.. che dici arietino?.. IO RISPONDO: Tutti le persone che conosco io che hanno i genitori atei, sono atei; poi c’è una piccola parte di atei che diventa cristiano ma è più per una questione di convenienza o utilitaristica che una fede ceca (come la tua); per esempio: conosco una cattolica che si è sposata con un ateo; questo per amore si è fatto battezzare, comunicare e cresimare visto che altrimenti non si sarebbe potuto sposare in chiesa come desiderava la sua amata; ma l’ha fatto per amore di questa donna, non per amore nei confronti di Gesù Cristo! Esiste qualcuno che da ateo è diventato cristiano ma si tratta soprattutto di chi gli è stato inculcato il cristianesimo fin da piccolo, poi è diventato ateo (senza riuscire a liberarsi dell’idea del Gesù buono) e poi è ritornato all’ovile. Dubito che atei come Michel Onfray diventeranno cristiani, ma nella vita non si sa mai. Me lo puoi assicurare? Sì, certo: “amore”. Ecco cosa scrive Claudio Simeoni riguardo l’amore cristiano (leggilo, può esserti utile): http://www.federazionepagana.it/amorecristiano.html LEI DICE: cmq sia nn è una mia colpa nn saperti dimostrare.. casomai è una paura tua il nn fidarti.. IO RISPONDO: Come no, è la tua incapacità di saper dimostrare l'esistenza del tuo dio, del paradiso, dell'inferno, di Gesù Cristo, della verginità della madonna, eccetera... Non fidarmi di cosa? 30 Novembre 2006
L’esistenza del dio della bibbia è la peggiore menzogna nella storia dell’umanità! Ecco come questo dio è stato inventato:L'idea del dio unico nasce dall'ebraismo. Prima di questo non si hanno altri riscontri di casi del genere: se ce ne sono stati, si sono estinti naturalmente senza lasciare traccia. Silvano Lorenzoni nel suo libro "Origine del monoteismo e sua diffusione e conseguenze in Europa" dice:
«né lo zoroastrismo iraniano né l'akhnatonismo egizio furono manifestazioni monoteiste). Tanto meno si può vedere una forma di "progresso verso il monoteismo" nel pensiero dei filosofi europei da Platone in poi, attraverso la scuola di Atene (soprattutto Plotino, ma anche Porfirio, Giamblico, Proclo). La confusione al riguardo non poté e non può essere dovuta se non a secoli di abitudine ad incasellare tutto in un paradigma concettuale monoteista. » Quindi questo è un concetto è molto recente per quanto riguarda l'evoluzione umana. Quando nasce l'ebraismo, rimane comunque un caso isolato per parecchi secoli. Quindi la normalità delle persone prima del 70 e. v. era il politeismo, mentre il monoteismo rappresentava un'anomalìa. Per i successivi tre secoli il monoteismo è cresciuto attraverso il cristianesimo, rimanendo comunque un fenomeno contenuto. Quindi è un concetto inventato di sana pianta che nasce dal nulla, molto utile per potter manovrare le menti, grazie ad un dio "perfetto" ed onnipotente come non si era mai visto prima. Mentre il politeismo si costruisce nel corso dei secoli attraverso l'osservazione diretta e scambi di osservazioni, il monoteismo nasce da un concetto inventato. Mentre il politeismo è frutto di un'evoluzione naturale del pensiero umano, il monoteismo è un'imposizione fisica, psicologica ed emotiva, è un pensiero artificiale. Nella bibbia compare più volte il nome del dio con "Jahvè" ma compare più di una volta il nome "Jehovah" (a seconda delle traduzioni i nomi cambiano di poco). Il nome "Jehovah" è presente nell'antico testamento almeno due volte: Da Genesi 22-14: «E Abrahamo chiamò quel luogo Jehovah Jireh. Per questo si dice fino al giorno d'oggi: «Al monte dell'Eterno sarà provveduto».» Da Giudici 6-24: «Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare all'Eterno e lo chiamò «Jehovah Shalom». Esso si trova anche oggi a Ofrah degli Abiezeriti.». Nel primo capitolo del libro citato prima, Lorenzoni spiega: «1- CONSIDERAZIONI GENERALI Messa a punto semantica Prima di affrontare un argomento articolato come il fenomeno monoteista, e per non perderci in meandri lessicali, è bene dare definizioni quanto più precise. Ognuno sa, o crede di sapere, che cosa sia il monoteismo: si tratterebbe della fede nel "dio unico" Ma questo è un concetto che richiede una vera e propria messa a punto. In primo luogo, occorre intendersi su cosa sia un "dio"; e per consolidare il concetto è indispensabile risalire al mondo arcaico e al suo modo di percepire la natura. Fino a tempi storicamente molto recenti (in Europa fino alla fine del Medioevo, in altre parti del mondo fino ad un secolo fa), la Natura - ciò che l'io osserva e con cui esso interagisce - non era percepita come inerte materia soggetta a leggi automatiche, ma quale sede obiettiva di molteplici forze animiche con le quali l'uomo poteva porsi in fattuale contatto con un determinato comportamento rituale o, in taluni casi, per comunicazione diretta usando vie parapsicologiche o stregoniche. Per necessità semantiche - si ricordi che il linguaggio umano è strutturato in modo da esprimere gli oggetti e le causalità dell'ordinaria esperienza sensoriale di veglia (1) - a queste forze si dovevano assegnare nomi che le identificassero, mentre il tipo di comportamento che esse estrinsecavano veniva reso comprensibile e prevedibile attribuendo loro, in guisa antropomorfica, una "personalità", una "psicologia". In questo modo si venivano a definire degli "dèi", quali rappresentazioni o modelli lessicali di forze extraumane e più che umane, le quali venivano però percepite come qualcosa di obiettivo. L'uomo della tradizione ebbe un'esperienza esistenziale (e non solo intellettuale) del sacro, esperienza che si poneva a fondamento della religione arcaica (2). Qui sta la differenza fra il concetto di dio e quello di ipostasi: un'ipostasi è un'idea, inizialmente di tipo esclusivamente intellettuale e godente di una "realtà" soltanto lessicale, la quale viene proiettata - arbitrariamente e come puro atto di volontà - al di là dell'esperienza sensoriale di veglia per attribuirle una fantasmatica esistenza quale forza pensante extraumana - esistenza che si limita poi a un puro atto di fede da parte di chi l'ipostasi ha proiettato (ad esempio, il diavolo è l'ipostasi dell'idea di Male). Il monoteismo viene a essere uno strano, teratologico sviluppo concettuale che non può essere se non conseguenza di una cesura fra l'uomo e il sacro, il quale, a un certo momento e presso una qualche gruppo umano, viene a cessare di essere un'esperienza esistenziale. Inizialmente, persiste ancora l'idea del "dio" quale forza, la quale però viene ora a confondersi e ad essere identificata con la sua decrizione semantica che, inizialmente, non era stata se non un fatto di convenienza. Tale visione antropomorfa viene ora ipostatizzata e, attraverso un perverso processo psicologico, unicizzata: ora, il "dio" è unico. Questo significa che la molteplicità delle forze dell'universo - delle quali non si ha più esperienza esistenziale - vengono ridotte ad una sola ipostasi antropomorfa che, come tale, viene dotata di un suo carattere, di una sua "personalità" di una psicologia che non potrà non riflettere quella dell'individuo o degli individui che tale apparato concettuale abbiano originato. Secondo questa visione, ogni altra forza/essere diviene una sua emanazione o "creatura". Nel contempo, avendo osservato che il monoteismo non può essere insorto se non presso un tipo umano completamente desacralizzato - cioè un tipo per il quale l'esperienza esistenziale del sacro non è più possibile - risulta che con tale cesura subentra la fede quale valore religioso: si crede per forza (per imposizione, esercitata volontariamente su se stessi, oppure per obbligo) in qualcosa che sta davanti esclusivamente come proposta intellettuale ma di cui non si può avere alcuna esperienza: non a caso - lo documenta Mircea Eliade (3) - la fede, quale valore religioso, ha la sua scaturigine nell'ebraismo, punto di partenza di ogni altro monoteismo. Sostituire la fede alla percezione esistenziale del sacro è come sostituire con una protesi un arto vivente; e c'è una contraddizione di fondo fra le due prime virtù teologali cristiane, perché aver fede è di per sé un atto di disperazione. Il paleocristiano Tertulliano osservava, seriamente, di credere che il figlio di dio si era incarnato perché ciò era assurdo; e che il medesimo era risuscitato dalla morte perché ciò era impossibile. In sede storica l'unico monoteismo conosciuto è lo jahwismo - o abramismo, messo a punto nella sua forma finale da quella parte del popolo ebraico - un'etnìa essenzialmente semitica - che nel VI secolo a.C. si trovava in esilio a Babilonia. » [...]. Poi riassume alcuni pensieri del grande studioso Mircea Eliade. «1.2 Il feticismo: Mircea Eliade Abbiamo detto che l'unico monoteismo storicamente conosciuto è di origine semitica. Il monoteismo è un fenomeno semitico: non a caso, sulla scia di papa Pio XI, un importante teologo cattolico ebbe a dichiarare che ogni buon cristiano è nell'animo suo, semita (7). Questo dà adito ad affrontare la casistica del feticismo, che è quel fenomeno religioso secondo il quale il "dio" - forza obiettiva, della quale normalmente si dovrebbe avere un'esperienza esistenziale - viene confuso con l'oggetto, materiale o lessicale, utilizzato per raffigurarlo o per descriverlo (generalmente, si parla di feticismo con riferimento alle immagini materiali). Ebbene, sta di fatto che nessuna popolazione al mondo - con una sola eccezione - ha mai confuso l'oggetto materiale usato per raffigurare il dio - o la dea, l'anima, la psiche, il fantasma, la forza - col dio raffigurato. Quando diciamo nessuna, intendiamo dire che questo errore non lo commisero neppure i bantù, i cannibali papuasi, i pigmei dell'Africa equatoriale, gli estinti coprofagi della Tasmania o i fueghini del bordo dell'Antartide. L'eccezione a cui ci si riferisce - questo è documentato da Mircea Eliade (8) - furono i semiti (e ancora adesso il tempio di Gerusalemme e la kaaba della Mecca sono cose estremamente sospette). Non sorprende, a ben vedere, che il monoteismo sia insorto proprio fra le uniche genti che siano mai state realmente feticiste. » [...]. Poi riassume alcuni concetti di quello che fu il maestro di Mircea Eliade, cioè Raffaele Petazzoni, il quale, come ti ho già detto, ritiene il monoteismo come un'anomalìa all'interno della normalità politeista. «1.3 Anormalità monoteista: Raffaele Pettazzoni Prima di entrare nel vivo dell’argomento, vale la pena di commentare un pensiero di colui che, forse, fu il più grande studioso italiano di storia comparata delle religioni: Raffaele Pettazzoni (11). Secondo il Pettazzoni, la condizione normale di un'umanità psicologicamente sana è il politeismo. Il monoteismo viene a essere un'intrusione catastrofica prodotta invariabilmente da una singola personalità, strana e possente - e, aggiungiamo noi, dalle caratteristiche distruttive: quale fondatore di un monoteismo (e solo sotto questo punto di vista), anche in Gesù Cristo ha da ravvisarsi una figura annientatrice della normale condizione vitale e religiosa degli uomini. In particolare, prosegue il Pettazzoni, per potersi affermare, ogni monoteismo abbisogna di un politeismo contro cui scagliarsi con rabbia assassina: questa, in sede storica, è stata sempre una caratteristica delle affermazioni monoteiste (12). Le idee del Pettazzoni possono essere ulteriormente sviluppate. (a) Se la normalità è politeista, ci si può attendere che col tempo ci sia una tendenza a che i monoteismi si ridisciolgano nella normalità politeista. Al riguardo (13) ci sono degli incoraggianti sviluppi, sia in area cristiana che in area islamica, che sembrano indicare che la "normalizzazione" sta incominciando ad avere luogo. (b) A voler figgere lo sguardo nella notte dei millenni - fino alla semileggendaria Atlantide e oltre - viene da pensare che chissà quante volte la deformazione monoteista può avere imperversato sui popoli, per poi inevitabilmente scomparire in ragione del semplice fatto di essere qualcosa di contro natura - forse travolgendo ogni volta, nella sua caduta, imperi, popoli e razze. » [...]. Mentre nel secondo capitolo parla di altri studiosi: «La storia del pensiero monoteista da Mosè a Esdra alla luce delle ricerche: Stewart Ross e Morton Smith Già il Ross aveva fatto notare che gli stessi autori che avevano scritto la cosiddetta Bibbia nel V secolo a.C., vi avevano incluso certe storie che rendevano del tutto probabile che il testo fosse, se non interamente almeno in massima parte, un'invenzione. Mosè avrebbe messo i suoi scritti dentro alla cosiddetta "arca dell'alleanza", con proibizione assoluta di guardarvi dentro. Sotto Salomone (X secolo a.C.) qualcuno comunque vi avrebbe guardato dentro, senza trovarvi niente. Circa tre secoli e mezzo dopo, un certo sacerdote Ilchia affermò di averli visti, ma dopo di lui non sembra che ci siano stati altri a dire di averli visti. E nel V secolo a.C., Esdra, con l'aiuto di uno stuolo di scribi, avrebbe proceduto a riscrivere i testi antichi, in mezzo a uno straordinario contorno di fatti miracolosi. Questa storia è accettata anche dai i Padri della Chiesa; e il testo di Esdra (peraltro scritto in modo pochissimo chiaro e aperto a ogni tipo di interpretazione) divenne il Vecchio Testamento ufficiale - sia per gli ebrei che per i neojahwisti cristiani. Le ricerche condotte nel XX secolo permettono di compiere una storia abbastanza dettagliata di quale fu il vero sviluppo storico dello jahwismo fra il suo abbozzo mosaico e la sua concretizzazione a Babilonia nel V secolo a.C.; al riguardo, ci riferiamo in primo luogo al testo di Morton Smith. Fra il XII e il V secolo a.C. le genti ebraiche, stanziate in Palestina, sono da vedersi, almeno in prima approssimazione, come normali: era politeiste e il mostro lunare Jahweh occupava nel pantheon un posto non superiore a quello di Baal, Astarte e altri dèi paleosemitici. Ma in tutto quel periodo serpeggiò fra gli ebrei un "movimento d'opinione" che favoriva il ritorno al mosaismo puro, cioè al culto esclusivo di Jahweh. Questo movimento faceva presa soprattutto fra la borghesia commerciale e finanziaria più o meno agiata e aveva scarsa risonanza fra il popolo in generale. I suoi rappresentanti di spicco furono i profeti, individui fanatici e gretti che uno psichiatra ebreo, già nel 1910, non esitò a definire degli psicopatici. Aggiungendo che fu una maledizione per l'umanità che le loro vedute contorte fossero arrivate e essere prese non solo sul serio, ma come canoni di condotta (19) - qui sia soltanto aggiunto che la scomposta e sconvolta "spiritualità" dei profeti non trova riscontro se non in determinate manifestazioni bantù (non si dimentichi che la popolazione ebraica aveva una componente africana). Ma fino al V secolo anche i profeti ebbero scarsa influenza sulla generalità della popolazione. Questa situazione venne a cambiare con l'occupazione babilonese. I babilonesi deportarono a Babilonia quei gruppi sociali che nelle terre a loro sottomesse - una delle quali era la Palestina - erano a loro ostili. Fra gli ebrei, a loro ostili erano gli adepti del movimento "solo Jahweh"; i quali, deportati a Babilonia e avulsi dal resto della popolazione, svilupparono quella strana e perversa idea - il babilonismo - secondo la quale Jahweh era "unico" e il resto degli dèi "inesistenti". Verso la metà del V secolo Babilonia cadde sotto la Persia, e gli esuli furono rispediti alle loro terre di origine. In Palestina ritornarono i mosaisti (adesso babilonisti) capeggiati da un certo Esdra, i quali - forti adesso dell'appoggio politico persiano - imposero il monoteismo jahwista sulla popolazione ebraica della Palestina, non senza trovare una notevole resistenza: i samaritani - pure essi ebrei - non si lasciarono mai piegare. Fu sotto Esdra - e dopo sotto Neemia - che il Vecchio Testamento fu scritto nella forma in cui esso è ancora tenuto per valido da tutti gli jahwisti. La sua stesura fu strutturata con lo scopo specifico di assicurare il potere a una determinata classe sociale e politica. In massima parte esso fu inventato di sana pianta; in minor misura esso fu basato su testi più antichi, alcuni di origine ebraica e altri mutuati in giro e poi raffazzonati a seconda che sembrò conveniente. In particolare, i Salmi sono una collezione di inni a Baal (dio paleosemitico) di cui gli originali sono stati scoperti a Ugarit (Libano) e poi decifrati dai semitologi (20): questi inni furono scopiazzati e dedicati a Jahweh.» Mi pare logico che gli si possano attribuire arbitrariamente degli inni, d'altra parte quando si isola un dio da un pantheon, questo diventa inutile e inutilizzabile se preso così com'è, è come estrarre un organo da un essere vivente e pretendere che questo scolga la sua funzione da solo, senza bisogno del resto del corpo. E' ovvio che isolando un dio dagli altri in cui è in relazione, questo dio "muore". A questo punto lo si deve riempire di significati ma non sara' mai un dio nel senso antico del termine, rimarrà sempre e solo un concetto! Essendo questo dio un mostriciattolo lunare, gli hanno dato un immagine più accettabile (dal punto di vista occidentale): gli hanno dato l'immagine di Giove (il dio con la barba): hanno apposta utilizzato l'immagine del dio principale politeista per poter fare meglio accettare un "dio" che altrimenti non sarebbe mai stato accettato. Prendendo una qualità di un dio, quella di un, altro, eccetera hanno "creato" questo "dio" (ogni volta che ne parlo mi viene alla mente il mostro di Frankestein!). Poi continua con altri studiosi come Erich Glagau che demolisce l'immagine del dio dell'antico testamento. Riferimenti: « (1) Cfr. Karl Bühler, Die Axiomatik der Sprachwissenschaften [Assiomatica delle scienze linguistiche], Klostermann, Frankfurt am Main, 1976 (originale 1933); Silvano Lorenzoni, Chronos. Saggio sulla metafisica del tempo, di prevista pubblicazione per le Edizioni di Ar, Padova. (2) Cfr., ad esempio, Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino, 1976 (originale 1948). (3) Questo è stato documentato da Mircea Eliade in diverse sue opere: Trattato, cit.; Histoire des croyances et des idées réligieuses, Payot, Paris, 1983 (tre voll., ed. it.: Storia delle credenze e delle idee religiose, tre voll., Sansoni, 1979, 1980, 1983); Le mythe de l'éternel retour, Gallimard, Paris, 1969 (ed. it.: Il mito dell’eterno ritorno, Rusconi, 1975). [...]. (7) Questo fu ascoltato dall'autore in un sermone domenicale a Udine nel 1966. (8) Cfr. Mircea Eliade, Trattato, cit. (9) Richard Eichler, Der Widerkehr des Schönen [Il ritorno del Bello],Grabert, Tübingen, 1984. (10) Cfr. Alfred Bäumler, Estetica, Edizioni di Ar, Padova, 1999 (originale 1934). (11) Raffaele Pettazzoni, L'essere supremo nelle religioni primitive: l'onniscienza di dio, Einaudi, Torino, 1957. (12) Cfr., ad esempio, Carlo Pascal, Dèi e diavoli, I Dioscuri, Genova, 1988 (originale 1904). (13) Degli interessanti articoli sono stati pubblicati al riguardo nella rivista "Orion" di Milano, nei numeri di marzo 1997 (Jean-François Mayer, a proposito dell'Iran e della Russia settentrionale) e di settembre 1997 (Christopher Gérard, sul risorgere del paganesimo su scala planetaria). [...]. (19) William Hirsch, citato da Erich Glagau, Die grausame Bibel, cit. (20) Cfr. Paolo Xella, Gli antenati di dio, Essedue, Verona, 1982.» Sarebbe sufficiente questo per definire TUTTO il monoteismo come una menzogna! Ma per rendere ancora di più l'idea, ecco cosa scrive Mario Liverani in "Oltre la Bibbia - Storia antica di Israele" a pagina 235: «2. La questione del monoteismo L'emergere della religione monoteistica è considerato un elemento essenziale «della rivoluzione» dell'età assiale. Ragionando miticamente (per via di archetipi) anziché storicamente (per via di processi), la Bibbia presenta il monoteismo come già compiuto sin dalle origini della storia di Israele, e poi perpetuandosi immutato nel tempo. L'enigmaticapresentazione di Yahweh a Mosè funge da momento fondante per la religione Yahwista: Andrò dai figli di Israele e dirò loro: «Il dio dei vostri padri mi ha mandato a voi». Ma essi mi chiederanno qual è il suo nome: cosa devo rispondere? Dio disse allora a Mosè: «Io-sono mi ha mandato a voi». (Es. 3: 13-14). Il testo è senza dubbio assai tardo, e così pure il suo approccio logico-astratto e non ha collocazione possibile in età mosaica. Gli studiosi sono da tempo d'accordo che l'emergere del monoteismo è l'esito di un lungo processo; » [...] «Occorre ovviamente scindere le due storie (anche se collegate ad un certo punto del loro sviluppo) della divinità Yahweh e della concezione etica, soggiacente al monoteismo. Yahweh è stato a lungo una divinità tra le tante - nel senso che i suoi fedeli erano consapevoli dell'esistenza di molti altri dèi, tutti ugualmente esistenti e «veri».» Mi sembra del tutto logico (a parte per i creazionisti che non hanno nessun senso della trasformazione se non i maniera marginale esclusivamente di tipo miracolistico) comprendere che nessun popolo può essere stato monoteista prima di essere politeista. Bisogna essere molto antropocentristi e razionalisti (nel senso di chi esalta la razionalità come fosse l'unica nostra forma di intelligenza) per essere monoteisti; i nostri antenati di 5 milioni di anni fa (gli australopitechi) non erano di certo razionalisti e antropocentristi; con l'evoluzione e il sempre più utilizzo della ragione, nel corso delle generazioni trasferiscono ciò che prima percepivano mediante i sensi, l'attenzione, i sentimenti in termini di ragione: ecco che a mano a mano che passavano le generazioni i meccanismi della Vita venivano tradotti nelle varie divinità. Ecco perché il «"movimento d'opinione" che favoriva il ritorno al mosaismo puro, cioè al culto esclusivo di Jahweh» era solo un gruppo di bugiardi: non c'era mai stato un mosaismo puro antecedente a questo; oltretutto, da quel che mi sembra di ricordare (ripeto che si tratta solo di un ricordo, in questo caso purtroppo non ho i dati sottomano), gli archeologi hanno dimostrato che Mosè non è mai esistito, come non c'è mai stato l'esodo (inteso come fuga di massa) dall'Egitto. 29 Novembre 2006
La superficialità dei monoteisti che mi hanno scritto in questi giorni.Domenica ho scritto una dedica su giovani (fra quelle frasi che scorrono in alto):
«Nel mio blog potete leggere il punto di vista di un pagano (cioè io). Chi vuole può lasciare commenti. Cosa ne penso d Gesù Cristo e di suo padre (26/11 14:05) willypd». E 6 minuti dopo è comparsa una dedica da parte di un altro: «ma perchè sparate caz*ate sulla religione????? leggetevi almeno la genesi non tutta la bibbia (26/11 14:11)». Ho omesso volutamente il nick di questo utente in quanto non mi interessa puntare il dito contro le persone, mi interessa sottolineare un modo d’agire diffuso. Visto che la frase è uscita subito dopo la mia ed è uscita come la mia sulle dediche e siccome sono stato l’unico a fare riferimenti di tipo religioso, ho motivo di pensare che la frase era rivolta a me. Questa frase è sparita pochi minuti dopo (probabilmente è stata giustamente censurata in quanto era solo una frase provocatoria, come è di abitudine fare da parte dei monoteisti). Il bello è che il giorno prima (mica anni fa) ho scritto su questo blog proprio prendendo spunto dall’antico testamento. In poche parole: un monoteista dice a me cosa devo leggere (la Genesi, che ho letto come dimostra il commento che ho fatto) ma lui non legge neppure ciò che contesta; un monoteista mi da dell’ignorante ma è proprio lui che ignora il fatto che avevo commentato un episodio della Genesi. Dice che sparo cazzate senza neanche sapere cosa scrivo, cioè da un giudizio su ciò che non conosce. Allora: chi è che spara cazzate? Mi chiedo: questa superficialità (mica solo da parte di questo utente: è molto diffusa) che danni porterà alla società civile? Scartare a priori delle idee senza neanche volerle prenderle in considerazione ha fatto sì che Galileo Galilei venisse arrestato nonostante avesse ragione (anche in quel caso il cristianesimo si dimostrò un problema). Poi, l’altroieri una cristiana mi ha contattato via hms. Pubblico il dialogo fra me e questa cristiana perché può essere utile a tutti ma anche in questo caso ometto il nick di chi mi ha scritto. Ad un certo punto faccio riferimento a Matteo (da 10-34 a 10-37), dove Gesù Cristo dice: «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.» E poi qualcuno sostiene che Gesù Cristo sia portatore di un messaggio di pace! LEI SCRIVE: «l'unica legge del cristianesimo è ama il prossimo come te stesso. e questa non mi sembra un imposizione da sconfiggere ma anzi un modo per vivere bene assieme» IO RISPONDO: «Sì certo, è la legge delle crociate o della inquisizione? In effetti i cristiani bruciavano le streghe per il loro bene, così salvavano l'anima delle streghe dall'inferno: questo è il senso di "amore" nel cristianesimo! Ma tu che vangeli hai letto? Guarda in Luca alla fine della parabola delle mine; l'ultima frase della parabola: Gesù ordina di uccidere quelli che non si vogliono sottomettere a lui. Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Per non parlare degli altre frasi dette da Gesù Cristo, del tipo «Non sono venuto qui a portare la pace, ma una spada!» ed altre dove invita a vendere la propria bisaccia per prendersi la spada e seguirlo: un'istigazione alla guerra santa! D'altra parte nella storiella è stato condannato a morte, mica si condannano a morte le persone buone, condannano a morte i criminali. Lo chiami vivere bene assieme questo? http://www.federazionepagana.it/cronologiagreca.html » LEI SCRIVE: «no amore mio lui si è sacrificato, e ha lasciato che i suoi discepoli lo rinneghino!!!!!!» IO RISPONDO: «Sì, certo, come se me le fossi inventate io quelle frasi. Gesù Cristo dice (Luca 19-27): «Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.». Secondo te me la sto inventando questa frase? Perché non vai a verificare nel tuo vangelo? Già che ci sei leggiti anche questo http://www.federazionepagana.it/skitopolis.html » LEI SCRIVE: «hei sono finita, se vuoi ci sentiamo domani, ma ti avverto sono ariete e gli arieti sono testardi. notte!!!» IL GIORNO DOPO DICE: «ma nn è gesù quello che parla, è una parabola e poi il dio lo devi sentire in te, non devi esserre troppo squadrato in quel che leggi. ce una vita ultraterrena e ne sono certa ma nonostante io sia cristiana non credo ci sia il diavolo con le fiamme o il paradiso con gli angeli con le ali!» IO RISPONDO: «E chi l'ha raccontata quella parabola? Gesù Cristo! Ha raccontato quella parabola proprio per dare QUELLA DIRETTIVA MORALE! Grazie a quella direttiva morale abbiamo avuto secoli di stragi ad opera dei cristiani che massacravano tutti quelli che non volevano sottomettersi a Cristo.» LEI NON RISPONDE. Trovo strano che questa persona si sia iscritta a giovani proprio il giorno che mi ha inviato i primi hms! Si è iscritta appositamente per scrivermi? Oltretutto non ha una foto ed ha un nick di fantasia (come tanti, non ho niente in contrario) quindi potrebbe avere qualsiasi provenienza, sesso ed età. Non potendo verificare prendo per buone le informazioni che mi da, anche perché non me ne frega niente. Mi interessa sottolineare il suo tentativo di difendere il cristianesimo. Ha concluso il suo dialogo dicendo: “Credo a questo e non credo a quest’altro.”. Il problema del monoteismo è proprio questo: credere! Invece di guardarsi attorno ed osservare, invece di avere una capacità critica si sa solo dire: “Credo a questo e ne sono certo!” per poi non sapere dimostrare le proprie certezze. NESSUN MONOTEISTA È IN GRADO DI DIMOSTRARE L’ESISTENZA DEL PROPRIO DIO! NESSUN CRISTIANO È IN GRADO DI DIMOSTRARE L’ESISTENZA DEL PARADISO, DEL PURGATORIO E DELL’INFERNO! SFIDO CHIUNQUE A DIMOSTRARMI IL CONTRARIO! 28 Novembre 2006
QUESTO SONO IO INSIEME AD UNA MIA AMICA27 Novembre 2006
"Lasciate che i pargoli vengano a me.".http://it.news.yahoo.com/20102006/135/tv-bbc-svela-coperture-papa-pedofili.html
«TV: la BBC svela le coperture del Papa di pedofili Gay.it - Ven 20 Ott ROMA – Secondo un reportage investigativo realizzato dalla BBC Joseph Ratzinger prima di diventare Papa avrebbe condotto una sistematica campagna per coprire abusi sessuali su minori commessi da preti cattolici . Sex Crimes and The Vatican (Crimini sessuali e il Vaticano) è il titolo di un documentario shock che è stato trasmesso per la prima volta in Gran Bretagna a fine settembre e che in questo fine settimana viene proposto anche sul canale satellitare BBC World, nello spazio di reportage dal mondo denominato “The World Uncovered”. Il coinvolgimento di Papa Benedetto XVI comincia dal fatto che, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 24 anni ha avuto il compito di far applicare i documenti promulgati dal Vaticano, tra i quali una Istruzione rimasta riservata e risalente al 1962 intitolata “Crimen Sollicitationis”, riguardante l'atteggiamento da tenere in presenza di alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui “la violazione del Sesto Comandamento (Non commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni”. Si raccomandava ai vescovi piuttosto che di denunciare immediatamente i casi di cui fossero venuti a conoscenza alle autorità giudiziarie competenti, di trattare il tutto in modo riservato, cercando di invitare le persone coinvolte (le vittime e i loro familiari) a non parlarne. Il documento è assolutamente reale e del resto della sua esistenza si sa da anni, tuttavia anche in occasione della presentazione di questo nuovo documentario la controversie non sono mancate. La Chiesa Cattolica sostiene che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante in quanto nel frattempo sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico. Eppure è lo stesso Ratzinger che lo cita come ancora in vigore in una nota dell'epistola “De Delictis Gravioribus” del 18 maggio 2001. Come già detto l'allora Cardinale era Prefetto Congregazione per la Dottrina della Fede e dunque massima autorità in materia. Non solo: secondo quanto sostenuto dagli autori del documentario il Cardinale Ratzinger avrebbe rafforzato la politica della “copertura” introducendo un principio di Competenza Esclusiva secondo il quale tutte le controversie relative ad accuse di abusi su minori sarebbero state gestite direttamente da Roma. Il reportage è presentato da Colm O'Gorman, che fu stuprato da un prete quando aveva 14 anni: «Quello che più mi colpisce – ha detto – è che è sempre la stessa storia, che si ripete ogni volta e in ogni luogo. Dei Vescovi affidano nuove parrocchie e nuove comunità a sacerdoti che sanno aver abusato di bambini in passato e succedono nuovi abusi.» Nel programma vengono presentate interviste e testimonianze di ex dipendenti del Vaticano che sono stati allontanati per aver criticato il modo col quale la Santa Sede ha gestito lo scandalo degli abusi sessuali pedofili esploso in America nel 2001. “Sex Crimes in the Vatican” affronta anche del caso di Joseph Henn (nella foto), il sacerdote ricercato per pedofilia dalla giustizia americana e fino a luglio impiegato con mansioni di segreteria per la congregazione Società del Divino Salvatore, la cui sede è giusto a due passi dal Vaticano. Quando la Corte di Cassazione ha dato il via libera all'estradizione le autorità sono andate per notificargliela, ma lui nel frattempo si era già defilato. “Sex Crimes in the Vatican” viene proposto in chiaro a vari orari questo week end su BBC World (canale 520 del bouquet Sky): sabato 21 alle 14,10 e alle 21,10, domenica 22 alle 03,10, alle 09,10 e alle 21,10. (RT) Gay.it» --- Per chi conosce meglio di me l'Inglese può guardarsi il reportage investigativo in questione alla pagina: http://video.google.com/videoplay?docid=-1869539365648274355 Mi sa che sarà molto difficile che questo filmato venga mostrato interamente in Italia. La responsabilità di Ratzinger è quindi DIRETTA! Quindi non è un problema di qualche singolo sacerdote, il problema riguarda chi rappresenta il cattolicesimo nel mondo: il rappresentante del dio biblico in terra! Ratzinger aveva un processo in corso in cui era accusato negli stati uniti per aver coperto i preti pedofili ma quando fu eletto “papa” il processo fu interrotto in quanto Ratzinger era diventato un capo di stato. --- http://www.dagospia.com/round.php3 «I GIORNALI DELLA SINISTRA INGLESE FANNO LE PULCI AL “PASTORE TEDESCO” RATZI AVREBBE PROTETTO IL FONDATORE DEI LEGIONARI DI CRISTO (PEDOFILIA) E ORA C’È CHI VORREBBE DENUNCIARE IL PAPA PER OSTRUZIONE ALLA GIUSTIZIA I sudditi anglicani di Sua Maestà non ci pensano due volte a fare le pulci (e che pulci!) al “pastore tedesco” Benedetto XVI. Sull’“Observer”, supplemento del “Guardian”, e sull’“Independent”, i due principali quotidiani della sinistra britannica, compaiono due articoli pesantissimi sul nuovo Pontefice. In breve, e in greve, si accusa l’allora Cardinale Joseph Ratzinger di aver garantito la protezione al padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, accusato di molestie sessuali e pedofilia nei confronti di ex appartenenti all’ordine nato in Messico nel 1941. E ora c’è chi vorrebbe denunciarlo per ostruzione alla giustizia. Ratzinger avrebbe “salvato”, il religioso nella sua veste di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, su esplicito invito di Giovanni Paolo II, legatissimo a Maciel Degollado, coetaneo del defunto Pontefice. Il tutto sarebbe nero su bianco, in una lettera inviata a tutti i vescovi cattolici nel maggio del 2001, che l’“Observer” si vanta di avere in possesso, ma che – abbiamo scoperto – è da tempo su internet nella traduzione inglese (al sito http://www.bishop-accountability.org/resources/resource-files/churchdocs/EpistulaEnglish.htm ). Tra le altre cose, nella missiva, il cardinale Ratzinger, dava ordine che la Chiesa investigasse in segreto sulle accuse di abusi sessuali su minori, tenendo i risultati dell’inchieste confidenziali per dieci anni dopo il compimento della maggiore età da parte della vittima. Malgrado siano passati decenni, le accuse sono ancora portate avanti da tre professori, un insegnante, un avvocato, un ingegnere, e persino un prete. Tutti ex appartenenti all’ordine che accusano il religioso di molestie avvenute negli anni ‘40, ‘50, ‘60. Ed è proprio da una lettera di uno di loro, padre Juan Vaca, allo stesso Maciel Degollado inviata al Vaticano nel 1997 che è iniziata l’inchiesta. Un’inchiesta che però è rimasta al palo. La lettera di padre Vaca, giunse nella mani di Ratzinger dal vescovo di NewYork, John R. McCann, e il suo contenuto – alcuni stralci del quale sono stati pubblicati dall’“Independent” – lascia pochi dubbi: “Tutto quello che ha fatto contraddice la Chiesa e l’ordine. Quante innumerevoli volte mi ha svegliato nel cuore della notte, abusando della mia innocenza. Notti di paura, così tante notti di assoluto terrore: tante notti di sonno perduto, che la mia stessa salute psicologica è stata messa in pericolo…” Quattro anni dopo, nel 2001, arriva la lettera di Ratzinger ai vescovi, che prevede che la Chiesa abbia la assoluta giurisdizione su casi di abusi tra un membro del clero e dei minorenni: “La funzione del giudice, del procuratore, del notaio e del rappresentante legale, possono in questi casi essere rappresentati efficacemente da preti (…) casi del genere sono soggetti al segreto pontificio”. La pena per la rottura di questo vincolo di segretezza è severa, e può arrivare alla scomunica. Oltre alla firma dell’attuale Papa, c’è anche quella dell’arcivescovo Tarcisio Bertone, che in un’intervista di due anni fa riportata dall’“Observer” diceva: “Secondo la mia opinione, la richiesta che un vescovo sia obbligato a contattare la polizia per denunciare un prete che commette atti di pedofilia non è fondata…” Ma la lettera fa ora parte dei documenti in possesso di una corte texana dove l’avvocato di due presunte vittime di abusi da parte di un prete, ha depositato le accuse contro una chiesa del luogo e lo stesso Ratzinger, sostenendo la tesi che l’allora cardinale si sia reso colpevole di ostruzione alla giustizia. L’avvocato è Daniel Shea, noto alle cronache per aver scoperto negli archivi vaticani, due anni fa (in pieno scandalo preti pedofili in America), un documento in latino risalente al 1962, con tanto di sigillo di Papa Giovanni XXIII, che fu spedito a tutti i vescovi del mondo per istruirli a tenere ben nascosti i casi di violenza sessuale all’interno della Chiesa. “Massima segretezza”: era questo quello che la Chiesa di Roma chiedeva ai propri prelati in materia di abusi sessuali. Nulla doveva venire a galla, tutto andava nascosto nei minimi dettagli. Con la minaccia di scomunica per coloro che non rispettavano l’imposizione. Praticamente la stessa posizione sostenuta nella lettera di Ratzinger del 2001. Shea segue da anni diversi casi di pedofilia che vedono coinvolti dei prelati e ha deciso di far mettere agli atti la missiva di Ratzinger perché, sostiene, parla da sé: “Perché quel divieto di divulgare le notizie per dieci anni dopo che la vittima è maggiorenne? Prima impongono procedure di segretezza su casi del genere, così le forze dell’ordine possono agire solo se scoprono il caso per conto proprio. Ma non puoi aprire un’inchiesta se non ne vieni informato. Se ordini di tenerlo segreto per dieci anni oltre il compimento della maggiore età, il colpevole la farà sempre franca…”. Soltanto lo scorso dicembre, il Vaticano ha dichiarato ufficialmente che avrebbe aperto un’inchiesta e un mese dopo – guarda caso – Maciel si è dimesso dal vertice dei Legionari di Cristo. E il portavoce delle vittime che ancora chiedono giustizia, si è detto convinto che la decisione di aprire formalmente l’inchiesta (che peraltro non ha finora raggiunto alcun risultato) sarebbe stato un modo per Ratzinger per assicurarsi dei voti fondamentali per la sua ascesa al Soglio di Pietro. PER SAPERNE DI PIÙ: “UN LEGIONARIO NELLA BUFERA” http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=7545 (Da "L´Espresso" del 31 gennaio 2002, articolo di Sandro Magister)» **************************************** “Lasciate che i pargoli vengano a me.”. http://it.news.yahoo.com/30102006/2/colpo-iene-preti-consigliano-omerta-molestie.html «ANSA - Lun 30 Ott Nuovo colpo delle 'Iene': stavolta le 'vittime' sono alcuni preti dell'hinterland lombardo che, sollecitati da una mamma, il cui bambino sarebbe stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di sacerdoti di parrocchie vicine, consigliano di non dire niente al proprio marito e parlarne al responsabile della diocesi. Il servizio andrà in onda nella puntata di martedì su Italia 1 e presenta la reazione di sette preti sui dieci effettivamente contattati dalla mamma-iena . Bloccate dal garante della privacy per il servizio sul test anti-droga alla Camera, le Iene non si sono date per vinte. E stavolta sono andate a verificare "la sensibilità sul tema della pedofilia" in alcune parrocchie lombarde all'indomani delle parole si papa Benedetto XVI sulla pedofilia dei preti, definita "crimine enorme". Naturalmente il servizio che andrà in onda martedì è rigorosamente 'schermato': non si vedranno le facce dei sacerdoti né si potrà individuare la loro vera voce che è stata debitamente distorta. Protagonista è la iena Elena Di Cioccio, finta mamma mite e timorata di Dio, devota e un po' dimessa, con impermeabile e foulard. Incontra alcuni preti di parrocchie lombarde mai nel segreto del confessionale ma sempre in un ufficio, un corridoio o davanti all' ingresso della chiesa. La storia che racconta è sempre la stessa: ha una bambino piccolo, che va alle elementari e frequenta un parrocchia vicina ma le lo vorrebbe spostare e trasferire. Perché? chiedono invariabilmente i preti. Dopo aver finto un po' di ritrosia, la 'mamma' confessa: è stato vittima di attenzioni sessuali da parte di un prete di un comune dal nome inventato ma che per assonanza con i vari Mezzago, Lurago ecc. sembra vero. A questo punto, raccontano le Iene, iniziano i 'consigli' dei preti. Tutti, invariabilmente, chiedono se anche il papà del bambino è a conoscenza dei fatti e, alla risposta negativa della 'mamma', suggeriscono intanto di non farne parola col marito. Poi iniziano a spiegare, secondo il racconto delle Iene, che ci sono vari modi per affrontare la situazione ma, sottolineano i responsabili del programma, nessuno di loro suggerisce di rivolgersi a polizia e magistratura. Piuttosto, la 'mamma' farà meglio a parlarne ad un superiore del prete, al responsabile della diocesi. Ma cosa accadrà a questo prete? chiede allora la donna. La maggior parte dei preti risponde che, forse, potrebbe essere trasferito. Martedì il servizio dovrebbe andare in onda su Italia 1, dopo le 21, all'interno di Le iene show. Garante permettendo. (ANSA)» --- Questo è il filmato delle Iene sui preti cattolici pedofili. Oltre allo stupro, un’altra cosa squallida è che generalmente i preti cattolici per difendere un loro collega (e l’attività di stupro della chiesa cattolica) consigliano sempre ai genitori delle vittime di NON DENUNCIARE alle autorità tali abusi. E la cosa ancora più schifosa è che tendono a colpevolizzare le vittime. http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=1392961624 **************************************** Questi sono articoli di tre anni fa, li ripropongo perché non se ne parlò molto. --- «Vaticano, un documento segreto per coprire i preti pedofili La Repubblica, 17 agosto 2003 Ai prelati venne ordinato di nascondere con ogni mezzo gli abusi LONDRA - Un documento "confidenziale" scritto oltre 40 anni fa dal Vaticano ordinava ai vescovi di tutto il mondo di coprire con ogni mezzo gli abusi sessuali commessi dai religiosi. Il testo, 39 pagine tradotte in inglese, è stato pubblicato dal giornale londinese Observer. Secondo quanto riferito dalla testata, il documento proviene dall'archivio segreto del Vaticano. L'avvocato texano Daniel Shea, impegnato in un caso di abusi sessuali all'interno della Chiesa americana, ne avrebbe ottenuto una copia da un prete tedesco. Nel testo, datato 1962, si indicano "le procedure da seguire in caso di crimini di istigazione". Cioè quelli in cui un religioso tende "a sollecitare e provocare il penitente ad atti impuri ed osceni". "Il peggiore dei crimini - si legge - è quello costituito da azioni nei confronti di giovani di ambo i sessi". La Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles ha confermato l'autenticità del documento, che doveva "essere diligentemente conservato negli archivi segreti della Curia, rimanendo rigidamente riservato". Nell'agosto del 2003 il legale americano che l'ha scoperto ha provveduto a consegnarne una copia alle autorità degli Stati Uniti, dove da molto tempo la chiesa cattolica è al centro di uno scandalo su abusi sessuali commessi nei confronti di adolescenti. Una vicenda che ha coinvolto anche l'arcivescovo di Boston Bernard Law. Costretto a lasciare il seggio per aver trasferito in massima segretezza i religiosi incriminati. Nel documento segreto, scritto sotto il pontificato di Giovanni XXIII, il Vaticano impone ai vescovi di mantenere la massima segretezza sulle accuse di abusi. Si invita ad "ammonire, correggere e, se il caso lo richiedesse, a sospendere" i sacerdoti messi sotto accusa. "Ma - si legge - tutti i prelati devono gestire questi casi con la massima segretezza e vincolati al silenzio perpetuo". Pena la scomunica. "Questo prova - dichiara Daniel Shea - che vi era un complotto internazionale da parte della Chiesa per coprire gli abusi sessuali. E un subdolo tentativo di nascondere attività criminali". Secondo un portavoce del Vaticano, però, il testo indica solo "le procedure disciplinari nel caso che un prete sia accusato di aver sollecitato prestazioni sessuali durante la confessione". La segretezza sarebbe dunque tesa "a proteggere gli accusati, come avviene anche nelle procedure penali oggi. Ed è anche subordinata alla speciale natura segreta del sacramento della confessione". In ogni caso, riferisce il giornale, non proibisce alle vittime di presentare accuse civili. E su questo punto insiste il reverendo Thomas Doyle, un cappellano dell'Air Force statunitense in Germania. Secondo l'esperto di diritto ecclesiastico, il documento non legittima l'ordine di silenzio imposto alle vittime. "Pur confermando la patologica ossessione per la segretezza che affligge la Chiesa cattolica - afferma Doyle - il testo non giustifica le intimidazioni al silenzio subite dalle vittime degli abusi sessuali da parte esponenti della chiesa americana". Per provare questo, conclude il sacerdote, "servono infatti prove concrete".» --- http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,186120,00.html «1962, il Vaticano ai vescovi: coprite gli abusi sessuali Documento choc scoperto da un avvocato texano e siglato da Papa Giovanni XXIII: in 69 pagine l'ordine ai vescovi di tutto il mondo perché nascondessero le storie di violenza sessuale LONDRA - Sono sessantanove pagine, un documento che inchioda i vertici della Chiesa di Roma (il documento che presentiamo è tradotto in inglese ma l’Observer, che ha dato la notizia, precisa che l'originale, naturalmente, è in latino) , che getta un’onta senza precedenti sul Vaticano. La rivelazione del quotidiano britannico The Observer è destinata a far esplodere una bufera inimmaginabile sull´istituzione più potente del mondo: un documento che risale al 1962 e che porta il sigillo di Papa Giovanni XXIII fu spedito a tutti i vescovi del mondo per istruirli a tenere ben nascosti i casi di violenza sessuale all’interno della Chiesa. Il testo, scritto in latino, si trovava negli archivi segreti del Vaticano. "Massima segretezza": era questo quello che la Chiesa di Roma chiedeva ai propri prelati in materia di abusi sessuali. Nulla doveva venire a galla, tutto andava nascosto nei minimi dettagli. Con la minaccia di scomunica per coloro che non rispettavano l’imposizione. A scoprire il documento shock, chiamato "Crimine Solicitationies ", è stato Daniel Shea, avvocato texano impegnato in una serie di casi di abusi contro minori perpetrati da preti cattolici. La Chiesa cattolico-romana di Inghilterra e Galles ne conferma la genuinità. In quelle 69 pagine, nero su bianco, c’è l’intenzione di mantenere il più stretto riserbo sugli atti dei prelati che potrebbero danneggiare la Chiesa e dettagliate raccomandazioni su come difendere la segretezza: le indicazioni "devono essere diligentemente nascoste negli archivi segreti della Curia come strettamente confidenziali - si legge nel testo - né dovranno essere pubblicate o in inserite in qualche commento". L´avvocato Shea commenta indignato: "Questi dettami sono arrivati ad ogni vescovo del pianeta. E´ la prova che ci fosse una cospirazione internazionale da parte della Chiesa per insabbiare le vicende legate agli abusi sessuali". A mettere altra carne al fuoco ci pensa un altro avvocato, Richard Scorer, anche lui impegnato in casi di pedofilia messi in atto da religiosi: "Abbiamo sempre sospettato che la Chiesa cattolica coprisse i casi di abusi sessuali e cercasse di far tacere le vittime. Questo documento lo prova. Minacciare la scomunica a chiunque parli, mostra sino a dove le alte cariche del Vaticano erano pronte ad arrivare pur di evitare che le informazioni sugli abusi diventassero di pubblico dominio". Certo la vicenda rischia di diventare esplosiva. Da tempo la Chiesa cattolica è nella bufera per lo scandalo dei preti pedofili. L´arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Law, è stato costretto a dimettersi lo scorso anno dopo avere ammesso di aver coperto alcuni casi di pedofilia nella sua Curia. (17 AGOSTO 2003; ORE 11:55)» --- Il “papa buono” per coprire gli abusi sessuali dei preti cattolici sui minorenni, HA MINACCIATO DI SCOMUNICA CHIUNQUE SAPEVA, NEL CASO NON FOSSE STATO ZITTO! **************************************** Il seguente articolo dice che "Il papa si è rivolto ai vescovi irlandesi ed è intervenuto più volte nello scandalo statunitense" ma i precedenti articoli, dimostrano che Ratzinger A PAROLE davanti ai media dice di essere contro lo stupro di minori ma I FATTI dicono che ha protetto i preti pedofili. Nulla di strano: tutti i colpevoli si dichiarano innocenti. http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il%20silenzio%20è%20sacro/1438587 Il silenzio è sacro di Giorgio Sturlese Tosi Quaranta casi noti, molti rimasti nascosti. Le curie italiane difendono il segreto. A costo di non rimuovere i molestatori o persino di denunciare le vittime. Il papa si è rivolto ai vescovi irlandesi ed è intervenuto più volte nello scandalo statunitense, ma nessuno conosce l'estensione del problema pedofilia nella Chiesa italiana. Eppure dal 2000 le cronache giudiziarie hanno segnalato le vicende di 40 sacerdoti finiti sotto inchiesta per questi reati. Pochi statisticamente, ma indicativi di un malessere dai confini inesplorati. Perché alla discrezione che giustamente protegge indagini con vittime minorenni, si aggiunge un rispetto verso le gerarchie ecclesiastiche che porta a tutelare il segreto istruttorio in modo eccezionale. Una cortina di riservatezza che, secondo molte denunce, incentiva anche una spinta al silenzio da parte delle curie. Dove la preoccupazione non è punire i colpevoli ma evitare la pubblicità negativa, tentando ogni strumento per delegittimare chi trova la forza di ribellarsi alla violenza. Orrore in seminario All'età di 12 anni, nel 1994, Marco Marchese è stato violentato nel seminario minore vescovile di Favara, nell'Agrigentino. Don Bruno, il sacerdote che ha abusato di lui e di altri sei minorenni, nel 2004 ha patteggiato ed è stato condannato a due anni e sei mesi. La prossima settimana inizierà il processo anche in sede civile contro don Bruno, il seminario e la curia della città siciliana, a cui i legali di Marco Marchese, l'avvocato Salvino Pantuso e Giuseppe Di Bella, chiedono 65 mila euro di risarcimento per danni biologici e una cifra ancora da quantificare per i danni morali. Non una grossa somma, per una violenza che ha accompagnato tutta l'adolescenza e che è costata a Marco gravi problemi di salute, lunghe terapie in analisi e un tentativo di suicidio. "Ci siamo attenuti alla percentuale di danno biologico indicata nella perizia medica di parte", spiega, quasi a giustificarsi, l'avvocato Di Bella. Non si è fatta attendere la contromossa della curia che chiede un risarcimento di 200 mila euro a Marco, colpevole di aver infangato l'immagine del vescovado. La controcitazione recita: "La curia vescovile di Agrigento ha subìto e continua a subire, a causa del comportamento offensivo e oltraggioso tenuto dal Marchese, pesanti danni che si ripercuotono sull'immagine, sul decoro e sul prestigio che la curia riveste nell'opinione pubblica". Il vescovo, tramite il suo legale, ha ritenuto di dover essere risarcito. Nella stessa controcitazione si legge che "il comportamento lesivo tenuto dal Marchese, concretizzatosi nell'abnorme pubblicità compiuta anche a mezzo Internet, ha infangato il prestigio della curia". Insomma, anche se un dodicenne è stato stuprato nel seminario, non c'è bisogno di alzare tanto polverone. Quando, nel '94, Marco è entrato nell'istituto religioso di Favara non poteva passare inosservato. Capelli neri e grandi occhi verdi, era introverso e sensibile, più fragile degli altri. E più bello. In quei corridoi lunghi e freddi e in quelle stanzette da dividere con altri seminaristi scopre tutto sul sesso. Quello sbagliato, quello di un adulto con un ragazzino. A guidarlo, a fargli da padrino, c'era don Bruno: "Non devi parlarne con nessuno", gli ripeteva, "il nostro è un rapporto unico, non è peccato e quindi non lo devi neanche confessare". Quando don Bruno tornò dal bagno dopo il primo rapporto gli chiese soltanto: "Ti sei sporcato?". Altre volte lo avrebbe sporcato, soprattutto nell'anima. Marco soffriva di coliche, non riusciva a dormire e aveva frequenti attacchi d'asma. Ora racconta che tutti i malesseri sono scomparsi quando scappò dal seminario e trovò il coraggio di denunciare tutto al padre rettore, al suo parroco e al vescovo. Quelle denunce però sono servite solo a lenire i sintomi psicosomatici. Non è stato preso alcun provvedimento nei confronti di don Bruno, che ancora oggi, dopo aver patteggiato, esercita il ministero sacerdotale. Nella sentenza di condanna, emessa dal giudice Luigi Patronaggio, al sacerdote venivano concesse le attenuanti generiche perché "la complessa vicenda che ha visto protagonista il religioso va inscritta in quel particolare clima che caratterizza le comunità chiuse come il carcere, i collegi, le navi durante lunghe navigazioni, dove spesso si instaurano, tra soggetti deboli ed esposti, dinamiche a sfondo omosessuale". Marco, che oggi ha 23 anni, nel dolore ha trovato la forza di laurearsi in psicologia, di fondare un'associazione che si occupa di minori molestati e gira l'Italia per testimoniare il suo calvario. La perizia ignorata La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell'operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l'ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, "era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale". Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell'iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all'Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l'arcivescovo che padre Giovanni "è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale". Poterzio segnalava anche l'opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente. Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio '99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito "il suo pene che struscia sul mio sedere". In un'altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell'istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant'Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell'istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l'orgia c'è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché "il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere". In attesa dell'esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l'unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell'Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all'alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell'ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini. L'abbazia dell'orco Morali, se non penali, sono le responsabilità del vescovo di Arezzo, monsignor Gualtiero Bassetti. Fu lui che, nel 2000, ordinò sacerdote don Pierangelo Bertagna, al centro del maggiore scandalo di pedofilia che abbia di recente colpito la Chiesa italiana. L'11 luglio 2005 don Bertagna, parroco di Farneta, in provincia di Arezzo, viene arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver abusato di un tredicenne. La denuncia era partita dalla madre a cui il ragazzino aveva raccontato dei particolari toccamenti che subiva da Bertagna. Ma nessuno poteva immaginare cosa nascondesse il parroco. Fondatore della comunità Ricostruttori di preghiera, il sacerdote predicava una vita di ascesi. Lui stesso, barba lunga e personalità carismatica, dormiva sul pavimento e si cibava di verdura. Una vocazione tarda la sua, a 30 anni: entrò in seminario a Novara nel 1992. Poi nel 2000 fu ordinato sacerdote nel duomo di Arezzo. Cinque anni dopo sarà ancora monsignor Bassetti a sospenderlo a divinis. Quando esplose la vicenda, il vescovo affidò all'Ansa, un unico commento: "Siamo rimasti sbalorditi nell'apprendere dell'arresto. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere; don Bertagna è sempre stato un ottimo sacerdote. Speriamo che le indagini portino in breve ad accertare la verità". Quello che sembrava uno scandalo di provincia diventò un terremoto che dall'epicentro di un paese di poche anime anime arrivò a scuotere i palazzi del Vaticano. Dopo la prima confessione del sacerdote, che ammise di aver violentato il tredicenne, crollò il muro di omertà e molti genitori denunciarono fatti analoghi in un crescendo che terrorizzava gli stessi inquirenti. Poi, a settembre, nel corso di un interrogatorio, assistito dagli avvocati Francesca Mafucci e Annelise Anania, Bertagna crollò e ammise di aver abusato di 38 minorenni. Dieci vittime sono della Valdichiana, la zona che circonda l'abbazia millenaria di Farneta, dove viveva Bertagna. Dei 38 casi rivelati dal sacerdote, i carabinieri hanno trovato finora 18 conferme. Ma l'indagine prosegue per scoprire eventuali molestie commesse in seminario. Ci sarebbe di che interrogarsi sull'efficacia delle misure adottate dalla Chiesa italiana per impedire altri orrori. Mentre oggi la soluzione per i sospetti, per i dubbi e anche per le denunce che segnalano l'evidenza è troppo spesso il trasferimento. Che lascia il sacerdote solo alle prese con le sue turbe ed espone nuove vittime alla violenza. **************************************** Nel mio sito trovate abbastanza notizie sugli abusi dei preti pedofili (molte delle quali sono apparse come trafiletti o magari in un solo giornale, tutto per cercare di silenziare i reati dei preti pedofili): http://digilander.libero.it/willypd/notizie1.htm http://digilander.libero.it/willypd/notizie2.htm Come mai i preti cattolici si comportano così? Sappiamo benissimo che il cristianesimo ha come modello da imitare Gesù Cristo. Riporto da Marco 14 - 48 a 14 - 52 il momento dell’arresto di Gesù Cristo: «Allora Gesù, rispondendo. disse: «Siete venuti con spade e bastoni per catturarmi, come se fossi un brigante? Eppure, ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio ad insegnare, e voi non mi avete preso; ma questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture!». Allora i discepoli, abbandonatolo, se ne fuggirono tutti. Ed un certo giovane lo seguiva, avvolto in un lenzuolo sul corpo nudo, ed essi lo afferrarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo. se ne fuggì nudo dalle loro mani.» Da questo si potrebbe fare un’ipotesi del perché sia stato arrestato Gesù Cristo. In effetti che motivo ci sarebbe stato di arrestarlo in piena notte quando potevano benissimo farlo di giorno più comodamente? Forse aspettavano di coglierlo con le mani nel sacco. 26 Novembre 2006
I santi cristiani sono solo burattini!Purtroppo c'è ancora chi sostiene che il cristianesimo non sia un monoteismo vero e proprio in quanto i santi cristiani rappresenterebbero "in veste nuova" le antiche divinità. C'è un errore di fondo. Possiamo mettere in risalto i vari aspetti di ogni singola divinità; questi aspetti (qualità e azioni) diversi sono ciò che fanno sì che chiamiamo una divinità con un nome o con un altro; certi nomi addirittura sottolineano la qualità, per esempio: la dea veneta Reitia era chiamata anche "Pora" (protettrice del parto e dei passaggi all'età adulta) o "Sainate" (colei che sana, guarisce). Nel caso dei santi cristiani, non sono le diversità a sancire la "santità", ma sono SOLO ed ESCLUSIVAMENTE quelle azioni che portano maggior gloria al loro dio. Esempio: dalla madonna non emerge nessuna qualità ma emerge soltanto il fatto che abbia scelto di sottomettersi alla volontà del suo dio (anche la decisione di non fare sesso è volta in quella direzione). Quindi nei santi c'è un'UNICA direzione nelle loro azioni, mentre negli dèi ed eroi antichi le azioni sono MOLTEPLICI e talvolta CONTRASTANTI: vedi per esempio Prometeo che sfida e frega Zeus nonostante Zeus sia considerato come la maggiore divinità greca. Non conosco un santo cristiano che abbia sfidato e fregato il suo dio. I santi sono solo burattini nelle mani del loro UNICO dio.
25 Novembre 2006
La religione nell'antica Roma e la moralità giudaico-cristiana a confronto (un esempio).Si tratta di due modi antitetici di guardare il mondo e quindi due modi antitetici di agire. Come si comporta il dio dei monoteisti nei confronti di un suo fedele? Come si comporta un monoteista nei confronti del suo dio? Dalla Genesi 22-2 a 22-10:
«E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va' nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò». Così Abrahamo si alzò al mattino presto, mise il basto al suo asino, prese con sé due dei suoi servi e Isacco suo figlio e spaccò della legna per l'olocausto; poi partì per andare al luogo che DIO gli aveva detto. Il terzo giorno Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. Allora Abrahamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi ritorneremo da voi». Così Abrahamo prese la legna per l'olocausto e la caricò su Isacco suo figlio; poi prese in mano sua il fuoco e il coltello e s'incamminarono tutt'e due insieme. E Isacco parlò a suo padre Abrahamo e disse: «Padre mio!». Abrahamo rispose: «Eccomi, figlio mio». E Isacco disse: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abrahamo rispose: «Figlio mio, DIO provvederà egli stesso l'agnello per l'olocausto». E proseguirono tutt'e due insieme. Così giunsero al luogo che DIO gli aveva indicato, e là Abrahamo edificò l'altare e vi accomodò la legna; poi legò Isacco suo figlio e lo depose sull'altare sopra la legna. Abrahamo quindi stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio.» Un dio che mette un suo fedele nelle condizioni di dovere uccidere suo figlio! Che sadismo! Che crudeltà! E di Abramo cosa dovrei dire? Uno che sa solo dire “Sì, padrone!” e che per il suo dio è disposto ad uccidere suo figlio (oltretutto con l’inganno)! Ecco qual è il modello di padre che propone la bibbia! Mi auguro che nessun bambino abbia un padre così snaturato. Come si è comportato Giove, la divinità principale degli antichi romani nei confronti del Re Numa? Come si è comporta Numa nei confronti di Giove? Georges Dumézil nel suo libro “LA RELIGIONE ROMANA ARCAICA” riporta alla fine di pagina 51 e all’inizio di pagina 52 un dialogo (tratto dai Fasti di Ovidio 3, 339-344) fra Giove e Numa (riporto solo i discorsi diretti). Giove: “Taglia una testa!” Numa: “Ti obbedirò. Taglierò la testa di una cipolla strappata dal mio orto”. Giove: “Ma io voglio qualcosa dell’uomo!” Numa: “Allora taglierò anche dei capelli.” Giove: “Ma qualcosa di vivo!” Numa: “Vi unirò dunque un pesce” Giove: “Bene, siano dunque codeste le offerte espiatorie della mia folgore, o mortale ben degno di conversare con me” Mentre il dio biblico premia un suo fedele solo perché gli obbedisce nonostante abbia un modo d’agire orribile, Giove premia Numa per la sua saggezza nonostante Numa non si sottometta acriticamente a Giove. La differenza fra Numa e Abramo è che Numa è saggio mentre Abramo è solo un sottomesso. Ogni essere umano può SCEGLIERE se AGIRE STRATEGICAMENTE come fa Numa o se SOTTOMETTERSI SENZA LOTTARE come fa Abramo col dio biblico. A voi la SCELTA! 24 Novembre 2006
ALCUNI MIEI POST SU METAFORUMIl dio della bibbia (e il concetto di dio unico) è la peggiore invenzione dell'umanità, non è mai esisito ed è stato inventato scopiazzando male da miti antecedenti: l'ho spiegato alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=90
Questo discorso è proseguito alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=10010 Questo discorso è cominciato da un altro discorso (Anisemitismo, reale e immaginario) alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=15 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=30 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=45 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=60 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9454&st=75 ************************* Gesù Cristo è la peggior invenzione dell'umanità (dopo quella di suo padre) non è mai esistito ed è stato inventato scopiazzando male da miti antecedenti: l'ho spiegato al post http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9749&view=findpost&p=97102 Questo discorso è cominciato da un altro discorso (Cristianesimo e democrazia) e il mio primo intervento è alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9749&st=60 Questa discussione ha poi preso due strade diverse. Il tema principale è proseguito alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9749&st=75 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9749&st=90 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9749&st=105 Mentre è proseguito cambiando totalmente il tema (per via di un'evidentissima azione da troll da parte di una terza persona) in "Il politeismo rende impossibile l'intolleranza" alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9943 per poi proseguire in "Buddismo" alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9953&st=0&p=96368&#entry96368 ************************* Un discorso sull'uguaglianza sociale (partendo da mio commento fatto ad un'affermazione di Umberto Eco) l'ho fatto alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9468 per poi proseguire alla pagina http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=9468&st=15 23 Novembre 2006
IL LABIRINTO DEL FAUNOStasera visto che il cinema era vicino a casa e avevo la possibilità di andare gratis ho visto l'anteprima del film "IL LABIRINTO DEL FAUNO".
![]() ![]() 22 Novembre 2006
METAFORUM ADDIO!188 Messaggi (più dell'1% del totale).
21 Novembre 2006
Decimo compleanno della trasmissione "Magia, Stregoneria, Paganesimo.".La trasmissione “Magia, Stregoneria, Paganesimo” compie 10 anni! Dal 21/11/1996, Claudio Simeoni e Francesco Scanagatta parlano di Magia, Stregoneria, Paganesimo da Radio Gamma 5 (che domani, Mercoledì 22, avrà lo sfratto esecutivo per i problemi di cui ho già parlato in “Vogliono che Radio Gamma 5 chiuda!”
http://www.metaforum.it/forum/index.php?showtopic=10071 ). La trasmissione in questi dieci anni ha avuto una grande importanza sociale in quanto è stata una delle prime trasmissioni in Italia a parlare della pedofilia praticata dai preti cattolici e soprattutto una delle poche trasmissioni ad avere mantenuto una continuità su questo tema. È stata di enorme importanza per la costruzione del paganesimo. Per dieci anni la trasmissione ha parlato anche di notizie, anche di quelle importanti che venivano silenziate dai media e di cui a volte c’era solo un trafiletto in un giornale. I conduttori hanno sempre parlato liberamente e coraggiosamente (essendo Radio Gamma 5 una radio senza padroni e senza censure). La trasmissione può essere ascoltata in diretta ogni Giovedì dalle 15,05 alle 16,30 e dalle 19,05 alle 20 (circa, purtroppo per i problemi che vive in questo momento la radio, la trasmissione comincia sempre in ritardo) su http://www.shoutcast.com (inserendo in Search: federazione pagana) o su http://pagano.servehttp.com L’archivio della trasmissione lo trovate alla pagina http://www.federazionepagana.com/radiopagana |